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Una speranza per il conflitto israelo-palestinese esiste, ma non è diplomatica. Dipende dal viaggio di papa Francesco

gennaio 4, 2014 Vittorio Dan Segre

Il grande esperto di Medio Oriente spiega perché confida nel “miracolo” del Pontefice in Terra Santa.

Tratto dal blog di Vittorio Dan Segre Una fonte vaticana mi suggerisce che noi giornalisti dobbiamo prepararci al viaggio che il papa farà in Terra Santa in maggio.
Sarà un viaggio molto differente dai pellegrinaggi papali precedenti.

Diverso in cosa? – chiedo.

Nel simbolismo, certo.
Ma sul problema politico che contributo può dare il Papa?
Come dice un acuto analista israeliano, Harmon, la difficoltà di risolvere il conflitto Israelo Palestinese è dovuta al fatto che si è trasformato da uno scontro territoriale fra le parti, in un elemento fondamentale della strategia nazionale e ideologica dell’Iran.
Alcuni momenti salienti di questo passaggio:

  • nell’ottobre 1991, quando fu convocata a Madrid la conferenza della pace basata sugli accordi di Oslo, Teheran organizzò immediatamente una conferenza sulla Palestina di fatto contro la pacificazione;
  • nel 1994 i sussidi iraniani agli Hezbollah e ad Hamas ammontavano a tre milioni di dollari. Nel 2002, i gruppi attivi armati operanti contro Israele a Gaza e all’interno di Israele erano sette e nel 2004 erano saliti a settantotto. Nel 2006, dopo la morte di Arafat e la vittoria di Hamas all’elezione per il Parlamento palestinese erano ancora aumentati. Gli aiuti iraniani salirono a 120 milioni con l’ invio di una nave carica di armamenti intercettata da Israele.

L’interesse iraniano per il conflitto palestinese consiste nel fatto che Hamas rappresenta oggi il principale alleato sunnita dell’Iran alle spalle dello schieramento sciita.

Ottenere un cambiamento nel conflitto richiede molto più della diplomazia americana; necessita la comprensione del fatto che il successo dei negoziati sul nucleare iraniano è oggi legato al successo dei negoziati israelo-palestinesi.
E questo collegamento che nessuna delle tre parti principali interessate – Iran, Hamas, Israele – ha interesse a rompere.

È contro questo ammasso di odio, paura e differente potenziale militare, incluso quello atomico, che la preghiera e la personalità di papa Francesco si scontrerà.

Trattandosi di qualcosa che avrà luogo, non c’è che da augurargli un successo, che, qualora ci fosse, sarebbe un miracolo.

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