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Un “fine gloria mai” per san Ion Talvis, martire ortodosso

ottobre 13, 2017 Renato Farina

Nel tentativo di proteggere la madre dalla furia del marito ubriaco, il figlio adottivo è stato mortalmente colpito al cuore. Niente ergastolo per l’assassino

omicidio

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La sentenza che ha annullato l’ergastolo a un uomo poiché aveva ucciso un figlio sì, ma soltanto adottivo, e perciò non dotato della sua eredità genetica, è certo spaventosa. La Corte di Cassazione ha deciso di applicare sordamente una norma che ci si è dimenticati di cancellare. Poteva mobilitare la Corte costituzionale per correggerla, contrastando essa con l’articolo 3 sull’uguaglianza.

Invece no. Ha così umiliato padri, madri e figli legati dall’amore assai più che dal sangue, trasformandoli in patrigni, matrigne e figliastro. Boris ha già sentito giuste proteste dinanzi a queste valutazioni disgustose. E non ritiene di dilungarsi salvo esprimersi come ha fatto in queste righe. Eppure questa infelice decisione della Suprema corte, proprio facendo ingiustizia su una vittima, senza volerlo, sposta il nostro sguardo sul figlio ucciso.

Ritengo che il suo sia un vero e proprio martirio, ha sacrificato la vita per la madre. Il fatto si era svolto così: l’assassino, di cui non farò il nome, era abituato a ubriacarsi e a picchiare la moglie Elizaveta. Aveva denunciato il ripetersi delle violenze, ma invano. Il figlio di 19 anni, figlio adottivo dei due, era in allarme. A notte fonda il padre non era ancora tornato nella casa di Remanzacco, in provincia di Udine: aveva intuito il perché. E si era attrezzato. Questa volta avrebbe impedito la consueta tortura della mamma.

La donna si era rifugiata dietro il figlio. Il marito, infuriato per non riuscire a usare i pugni su di lei, afferrò un coltello da cucina. E cercò di slanciarsi per colpire. Il ragazzo ha fatto da scudo, da armatura filiale, e il suo cuore è stato trafitto. La madre era salva, ferita ma salva. L’ergastolo dei due primi gradi di giudizio non vale più. Non c’è più scritto sulla scheda personale “fine pena mai”. Io credo che sul nome di quel ragazzo debba essere scritto “fine gloria mai”, come l’amore che non finisce.

Non ho ancora scritto il suo nome. Boris ha faticato a trovarlo. Le agenzie di stampa avevano concentrato l’attenzione sui dati anagrafici dell’omicida. Si chiamava Ion. Era una famiglia moldava. Suppongo fossero battezzati ortodossi. Credo che potrebbe esserci una bella causa di canonizzazione ecumenica. Martire ortodosso in terra cattolica. Ion era un peccatore, come noi. Ma il sangue versato in questo modo somiglia a quello del Calvario, croce centrale. San Ion Talvis. Suona bene.

Foto Ansa

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