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Un brav’uomo è difficile da trovare. Con tutte le app che ci sono in giro

aprile 18, 2017 Luigi Amicone

Quando tutto è diventato comunicazione, tutta la comunicazione finisce. Ed ecco sopraggiungere Babelandia.

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Sembrerebbe che la passione più profonda dell’uomo, il suo desiderio di trovare un significato al suo vivere e al suo agire nel mondo, sia stata rimpiazzata dalle protesi che allontanano l’uomo dalla frustrante esperienza del proprio limite e dal fastidio del limite di vivere insieme agli altri uomini. Cittadini, lo so che parlo così perché sono andato fuori produzione. D’altra parte, inventano una nuova app ad ogni piè sospinto. Stai a vedere che alla mia età, siccome possiedo un Samsung e un iPhone che non si parlano, adesso dovrei attrezzarmi a star dietro ai problemi di interfaccia e sincronizzazione tra Android e Apple. Ci pensassero loro. I giovinotti pentastellati. Che fremono per tenere il passo digitale. E ci chiedono il voto per insegnarci a tenerlo anche noi, per metterci a regime evolutivo. È per questo che Grillo la trionferà. Perché è il miglior interprete protagonista del film Mondo Nuovo. Il mondo di quelli che siamo tutti su iCloud, profilati da Google, Facebook, Amazon. Tutti sotto controllo Wikileaks, Vatileaks e, un domani, Rousseauleaks. E welcome to your new swiftkey account.

Ma si può vivere così? Dal ristorante alle parlamentarie, dallo spacciatore sottocasa ai tomahawk di Trump, tutto servito lì, su uno schermo? Tutti a fare incetta di applicazioni, Netflix e dibattiti in streaming, perché ti vogliamo nudo, trasparente, partecipativo, stronzetto? Infatti. Se non giri col braccialetto elettronico e l’occhio strabuzzato sul portatile, e se non riproduci elettronicamente tutto quello che ti passa per i cinque sensi, che “cittadino” sei? Poi dice che ti ammazzano la sera stessa che a tuo marito gli hai fatto due maroni così con gli “eddai facciamo un selfie”, “eddai postiamo un video su facebook”, “eddai con whatsapp twitter instagram”, “eddai metti maps, dacci dentro con youtube, hai visto il nuovo google play?”.

Ma riposati. Dice che c’è questa emergenza di violenze su giovani, donne e chi più ne ha più ne metta. Dice che un brav’uomo è difficile da trovare. Ovvio. Con tutte le app che ci sono in giro, cosa ti devi aspettare? Che dagli sketch virtuali ci esca una pace con la P maiuscola e un amore con la A maiuscola? Ma che modo di sognare la pace e la vita è mai questo “babelismo” (copyright Scola Angelo) tekno-porno-sentimentale? Con il chatta-chatta qualcosa passerà che agisce spiegando ogni cosa, dalla famosa varietà dei cento gender e un cappone ai motori incendiari dell’Atac, se c’è da fare pace con la Brexit o se bisogna fare la guerra all’Egitto (visto che non ci dà “verità per Giulio Regeni”), se l’islam è cattivo e se il buddismo è buono…

Come finisce l’età moderna
Tutto sembrava cominciato per il meglio. Vinto il limite spazio-temporale, evviva l’eccezionale progresso della comunicazione alla velocità della luce. L’azzeramento di ogni distanza. La comodità di prenotare un hotel piuttosto che un libro, un armadio, una visita medica, stando comodamente appollaiati sul trespolo di casa o seduti su un treno pendolari! Poi, quando tutto è diventato comunicazione (la famosa idea che non esiste realtà ma solo “narrazione”, versione 4.0 del nicciano «non esistono fatti ma solo opinioni»), tutta la comunicazione finisce. Ed ecco sopraggiungere Babelandia. Le persone chattano e chattano, e non succede mai niente. Se non che cessano di dialogare e di comunicare. Poi si lamentano che l’eterna pace kantiana postmoderna (in effetti messa a dura prova da una realtà che non ci sta dentro alla “narrazione” pacificata naturisticamente con tutto e comprensiva multiculturalisticamente di tutti) finisca sempre più spesso come in un grottesco racconto di Flannery O’Connor.

In effetti, l’evoluzione è inquietante. Le ragazze muoiono di anoressia anche dentro le valigie. Piovono stragi di famigliole che credevate da Mulino Bianco. E non passa giorno che il tg non annunci un femminicidio cosiddetto. (Ma ti raccontano come gli avesse fatto una testa così? In particolare lei, la vecchia. Sembrava un servizio Gmail di notifiche a raffica. Con quel dlen dlen insopportabile che come ti appisolavi “dleen”, “dlen! dlendlendlen!!!”. Non la finiva mai. E mannaggia, stordito, intontito, stanco morto com’eri, non avevi trovato quel maledetto tasto per disconnettere le “impostazioni”. Normale che poi uno fa “bang bang”. E toltati di mezzo in qualità di notifica Gmail, poi la cosa te l’ha spiegata con calma e delicatezza. Amorosa. Con la A maiuscola. Vedi? «Saresti stata una brava donna se solo ti avessero sparato tre o quattro volte al giorno»).

Tranquilli. È solo una narrazione. Volevo solo ricordarmi che «è perfettamente concepibile che l’età moderna – cominciata con un così eccezionale e promettente rigoglio di attività umana – termini nella più mortale e nella più sterile passività che la storia abbia mai conosciuto» (copyright Hannah Arendt).

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