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Tredici teatri si coalizzano per un “Don Pasquale” contemporaneo

novembre 7, 2015 Giuseppe Pennisi

L’opera buffa torna a Jesi dopo 31 anni di assenza in una produzione firmata nella regia da Andrea Cigni per un ambientazione contemporanea

Don Pasquale FOTO Rota_2

Vale il viaggio andare nella deliziosa Jesi (40.00 abitanti), dove nacquero Federico Secondo, Gaspare Spontini e Giovan Battista Pegolosi, per andare a ascoltare e vedere il “Don Pasquale” di Donizetti il secondo titolo del cartellone della 48^ Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi in scena da venerdì 13 novembre. L’opera buffa torna a Jesi dopo 31 anni di assenza (fu rappresentata per l’ultima volta nel 1984) in una produzione firmata nella regia da Andrea Cigni per un ambientazione contemporanea che guarda al mondo della commedia musicale americana e al cinema di Hollywood. Si tratta di una operazione fortemente voluta dalla Fondazione Pergolesi Spontini, che ha collaborato con i Teatri di Opéra-Théâtre de Clermont-Ferrand per portare in Italia un nuovo allestimento coprodotto con i Teatri di OperaLombardia. Tredici i Teatri coinvolti nella produzione, 8 francesi (Clermont-Ferrand, Reims, Limoges, Rouen Haute-Normandie, Saint-Étienne, Massy, Avignon, Opéra de Vichy) e 5 italiani (con Jesi sono Bergamo, Como, Cremona, Pavia). Questo metodo di co-produrre riduce i costi e sovente migliora la qualtà.

Il capolavoro di Donizetti sarà diretto da Giuseppe La Malfa, sul podio della Orchestra Filarmonica Marchigiana, il Coro Lirico Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è preparato da Carlo Morganti. Scene e costumi di Lorenzo Cutùli, light designer Fiammetta Baldiserri. Protagonista nel ruolo di Don Pasquale è il baritono Paolo Bordogna, considerato fra i più importanti interpreti di oggi e star di un disco Decca dedicato ai suoi ruoli buffi. Completano la compagnia di canto Maria Mudryak (Norina), Pietro Adaini (Ernesto), il vincitore del Concorso AsLiCo Pablo Garcia Ruiz (Malatesta), e Claudio Grasso (un notaio).

Andiamo allo spettacolo. La regia ha scelto una ambientazione contemporanea che guarda al mondo della commedia musicale americana e al cinema di Hollywood, senza intaccare la leggerezza e la raffinatezza della drammaturgia originale. Lo stesso Donizetti, ormai giunto al culmine della celebrità (aveva già composto le sue opere più famose, tra cui Anna Bolena, L’elisir d’amore, Lucia di Lammermoor, La Favorita e La figlia del reggimento), aveva immaginato per il Don Pasquale una messinscena attualizzante: la storia doveva svolgersi nella Roma contemporanea, i personaggi dovevano vestire alla moda, con costumi «alla borghese moderna».

“L’epoca durante la quale abbiamo collocato la vicenda è la metà del Novecento – spiega il regista -. La fonte primaria di ispirazione è stato proprio il carattere di Don Pasquale, il suo essere ‘taccagno’. Una sorta di vecchio ‘avaro’ cui interessa fondamentalmente proteggere il proprio patrimonio e per far ciò utilizza ogni mezzo, anche il matrimonio combinato (seppur con una giovane ed avvenente ragazza). L’oggetto più evidente che ci è balzato subito alla mente, riconducendolo ad una sorta di ‘Paperon de’ Paperoni’ umano o un Mr. Scrooge del romanzo di Dickens, è la cassaforte: l’elemento che chiude e protegge il suo ‘tesoro’, la sua ricchezza materiale, ma che avrà poi il compito di racchiudere il vero tesoro dell’opera nel finale. La casa di Don Pasquale è dunque un’enorme ed inespugnabile cassaforte, dentro alla quale è difficile entrare.

Opposto al mondo di Don Pasquale è il mondo fiorito, lieto, gaio, di Norina, che fa davvero da contraltare alla cupezza del vecchio e che pian piano lei saprà far prevalere, rompendo la tristezza del caveau. Con lei sono Malatesta (un esuberante e stravagante personaggio), ed Ernesto l’innamorato gentile che tutte le ‘Norine’ del mondo vorrebbero avere. In un vortice di comicità e di sentimentalismo si incroceranno tutti questi mondi, annullando il mondo della cassaforte di Don Pasquale. Alla fine della nostra storia resta il vero e unico tesoro, l’amore dei due giovani, incorniciato in una romantica cartolina dal titolo: “Roma, Ti amo!”.”


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