Torino esce dall’Osservatorio Tav (più scena che sostanza)

Il debito con i trenocrociati “pagato” con un “contributo figurativo”. E un consigliere M5S solidarizza coi condannati No Tav

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La mozione della bandiera (No Tav) è stata approvata. Il debito con i trenocrociati “pagato” con un “contributo figurativo”. Da ieri, con una deliberazione della Sala Rossa approvata dalla maggioranza grillina e dall’unica consigliere della sinistra, Torino è fuori dall’Osservatorio sulla Tav. La portata della scelta, che serve a riguadagnare punti in un mondo che guardava con fastidio l’appeasement con il Sistema messo in atto da Chiara Appendino, lo rivela lo stesso primo cittadino. «So bene che un sindaco non può bloccare l’opera, ma questo è un atto che ha grande valenza politica», sottolinea, dicendosi «fiera e orgogliosa» di votare il documento.

Una tutt’altro che oceanica rappresentanza di militanti antitreno, fuori da Palazzo di Città, completava la rappresentazione con sventolio di vessilli e il d’ordinanza. “Sarà dura”, lo slogan del movimento che si oppone al supertreno.

In un dibattito surreale, uno dei vertici lo tocca la consigliera 5 Stelle Carlotta Tevere, presidente della Commissione legalità, che ha espresso solidarietà ai militanti No Tav condannati di recente al maxi processo per gli scontri nell’estate 2011. Opposizioni inferocite, come prevedibile.

Confindustria Piemonte e Unione Industriale di Torino, almeno per motivi famigliari finora molto aperturisti verso la sindaca, «valutano molto negativamente l’uscita della Città di Torino dall’Osservatorio Torino-Lione, deliberata in Consiglio Comunale dopo la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle: la volontà di sottrarsi al confronto sulla linea con il territorio, insieme agli altri Comuni interessati direttamente e indirettamente dall’opera, rappresenta un atto di grande supponenza che i cittadini e le imprese torinesi e piemontesi non meritano, oltre ad un’occasione di crescita perduta».

Le organizzazioni datoriali, recita la nota diramata a caldo, ritengono «indispensabile che le istituzionali locali, anche quando non concordi con alcune delle scelte assunte nel corso del processo decisionale, compiutamente democratico, che si è articolato intorno alla Torino-Lione, si assumano le loro responsabilità all’interno del dibattito istituzionale che riguarda l’assetto del territorio, partecipando alla costruzione di un percorso di programmazione degli interventi per supportare investimenti e crescita delle economie locali. Tra questi, sicuramente le dinamiche relative al piano strategico di rilancio Open for Business che la Città di Torino propone di strutturare con gli altri partner di territorio per l’attrazione di investimenti a Torino e in Piemonte, per realizzare il quale non si può certo prescindere da un sistema infrastrutturale moderno, di cui la Linea Torino-Lione è l’elemento chiave».

Il gesto simbolico, però, ha le sue esigenze. Approvarlo all’indomani del No al referendum, poi, vale doppio. (Bandiere al vento, si chiude il sipario).

Foto Ansa

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