Thailandia. Padre di 15 bambini nati tramite uteri in affitto accusato di traffico di esseri umani

Mitsutoki Shigeta, giapponese di 24 anni, è stato a Bangkok 65 volte per alimentare il business della fecondazione. Ma la pratica della maternità surrogata è legale

Martedì scorso nove bambini dalle 2 settimane di vita ai 6 mesi sono stati trovati in un appartamento di Bangkok nel distretto Bang Kapi, insieme a una ventenne incinta e ad altre sette donne che accudivano i piccoli. Queste diciassette persone sono solo alcune delle vittime della fecondazione eterologa e della maternità surrogata accettata nella capitale thailandese, che ha accolto il diritto per tutti ad avere un figlio dando vita a un business di 40 centri di procreazione assistita frequentati per lo più da occidentali eterosessuali e omosessuali, con incassi che si aggirano intorno ai 5 miliardi dollari all’anno.

LE CONSEGUENZE DELLA FIV. Lo scandalo coinvolge Mitsutoki Shigeta, giapponese di 24 anni, donatore di sperma e padre dei bambini trovati nell’appartamento, nati tutti da maternità surrogate. La scoperta fa seguito alla notizia di due settimane fa sull’abbandono da parte di una coppia di australiani di Gammy, un bimbo down partorito da una mamma surrogata thailandese. Le indagini governative all’interno dei Centri di fecondazione hanno portato la polizia a fare luce sugli standard di sicurezza mancanti in una delle cliniche, la “All Ivf”, da cui il Shigeta era passato. La donna trovata nell’appartamento è stata trattenuta come testimone. Il giovane giapponese è accusato di traffico di esseri umani. Sui traffici le domande che vengono poste sono inquietanti. Cosa se ne fa di tutti quei figli? Perché li porta all’estero? E, soprattutto, in Cambogia, paese notoriamente povero? Le ipotesi sul tavolo sono le più varie. Non si possono nemmeno escludere lo schiavismo, il traffico di staminali e organi o qualche rete internazionale di pedofili.

LA POVERTA’ SFRUTTATA. Il quotidiano Bangkok Post ha riportato la notizia specificando che le allevatrici venivano pagate 235 euro al mese (10 mila baht). Ulteriori indagini hanno poi accertato che il ragazzo, figlio di un giapponese facoltoso, si è recato nel paese già 65 volte in soli due anni. E per ora i certificati di nascita ritrovati parlano di 15 bambini con il Dna di Shigeta.
Mariam Kuknashvili, fondatrice di “New Life Global Network”, uno dei centri di fecondazione che hanno servito il ragazzo, ha ammesso di aver reclutato due “uteri in affitto” nello stesso momento utilizzando i gameti di Shigeta: «Lo abbiamo servito una sola volta, poi lui ci ha chiesto altri bambini», ha rivelato la donna spiegando che una delle mamme “surrogate” pagate dal centro aveva partorito due gemelli, mentre la seconda un solo figlio. Con compensi per le gestanti di 7 mila euro (300 mila baht) per un figlio e di 9.500 (400 mila) per due. Fra le nove donne rintracciate dagli agenti alcune sono state interrogate e hanno ammesso di aver messo a pagamento il proprio grembo per mancanza di denaro, mentre tre ragazze sono state portate fuori dal paese. Anche per questo la polizia sospetta che, oltre alla vendita di figli e all’affitto di uteri (permessi nel paese) ci sia in atto un commercio di esseri umani per fini ancora sconosciuti. È solo in questo caso che Shigeta sarebbe perseguibile.

L’ETEROLOGA LEGALE. Come riportato sempre dal quotidiano della capitale, l’avvocato del ragazzo, Ratthaprathan Tulathorn, ha contattato le forze dell’ordine thailandesi spiegando che «sì», il suo cliente «è il padre dei bambini nati dalle madri surrogate», ma che l’utero in affitto «è legale e nessuna donna è stata forzata». Il dipartimento Anti traffici Umani potrà quindi incriminare «l’uomo solo se sarà provato l’utilizzo dei figli a scopi illegali». Altrimenti Shigeta non avrà fatto nulla di perseguibile dalla legge.