Summit in Arabia Saudita. La “pace” in Siria fa così: «Via Assad, ma niente democrazia»

Le fazioni più forti che compongono la nuova coalizione di opposizione, tutta sunnita, vogliono uno Stato islamico governato dalla sharia

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Si è concluso ieri in Arabia Saudita l’incontro tra i principali responsabili sunniti, militari e politici, delle diverse fazioni ribelli e terroristiche che combattono in Siria contro l’esercito di Bashar al-Assad. La due giorni è stata organizzata per creare un «blocco politico» che guidi un’eventuale transizione per porre fine alla guerra.

COLLOQUI DI PACE. A giorni i leader della comunità internazionale si riuniranno a New York per accordarsi su una strategia, che possa mettere fine alla guerra, da presentare alle parti coinvolte nel conflitto già a gennaio. La conferenza delle forze di opposizione organizzata da Riyad sarebbe preparatoria alla buona riuscita di questi colloqui, ma il documento finale non fa ben sperare.

GOVERNO DI TRANSIZIONE. Tutte le parti coinvolte, oltre 100, hanno chiesto la formazione di un governo civile che si occupi del periodo di transizione durante il quale Assad e i suoi uomini dovrebbero dimettersi. Un team di negoziatori formato da 15 persone rappresenterà la coalizione di opposizione a eventuali colloqui di pace ma dal momento che nessuna concessione viene fatta al governo, sembra difficile che un’intesa con Assad possa essere trovata.

SHARIA, NIENTE DEMOCRAZIA. Inoltre l’affidabilità di questa coalizione è discutibile. Estremamente divisa al suo interno, comprende anche gruppi terroristici vicini ad Al-Qaeda, come l’Esercito di conquista e l’Esercito dell’islam, finanziati e armati da Turchia e Arabia Saudita, che hanno come scopo esplicito quello di instaurare uno Stato islamico governato dalla sharia. Inoltre, i delegati islamisti, in maggioranza alla conferenza, si sono rifiutati di inserire nel documento finale il termine “democrazia”. I rappresentanti “laici” non si sono opposti ma hanno almeno fatto inserire nel testo il rispetto di non meglio precisati “meccanismi democratici”.

L’OPPOSIZIONE DEI TERRORISTI. La milizia più forte sul terreno, Ahrar al-Sham, che combatte insieme ad Al-Qaeda, ha anche abbandonato il tavolo delle trattative dal momento che non si voleva «confermare l’identità musulmana del nostro popolo». Un rappresentante politico della fazione ha poi firmato lo stesso il documento, ma l’opposizione dei militari non è la migliore garanzia che vengano rispettati in futuro eventuali accordi stretti con il governo siriano. Nonostante la comunità internazionale abbia definito la conferenza saudita un «passo avanti» verso la pace, un diplomatico delle Nazioni Unite, vedendo la composizione estremista dei partecipanti, ha dichiarato al New York Times in via anonima: «È davvero una situazione carica di pericoli».

Foto Ansa/Ap

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