«Sul gruppo Whatsapp Sardine abbiamo vinto noi»

Come non stare dalla parte del Petrone e della “campagna d’odio”, parafascista e violenta che è stata scatenata contro di lui dai poteri forti sardineschi?

sardine

Adesso che le sardine hanno esaurito il loro compito ed è già pronto il nuovo volto presentabile della sinistra (Elly Schlein), per i pesciolini di Mattia Santori inizia la fase “teatro dell’assurdo”.

La “gaffe” della foto con Benetton è stato il primo segnale, cui si è cercato di porre rimedio avanzando due proposte “politiche”: un freno all’autonomia in Emilia-Romagna e la genialata dell’Erasmus Nord-Sud. Fin qui, il cabaret. Ma lo sconfinamento nel teatro dell’assurdo lo si è avuto l’altro giorno con il “caso Calabria”.

Voto sul gruppo Whatsapp

Accade questo. Il referente ittico calabrese, tale Vincenzo Petrone, s’è lamentato di essere stato espulso «per avere protestato contro Mattia Santori». Come è stato espulso il Petrone? Con «10 voti su 78 iscritti al gruppo Whatsapp Sardine». Avete lette bene: il “gruppo Whatsapp Sardine”.

Il tapino Petrone voleva portare all’attenzione nazionale i temi sardineschi calabresi, «dal petrolio allo spopolamento», solo che non l’hanno invitato a far parte della delegazione che doveva incontrare i ministri Boccia e Provenzano. Al Petrone sono girate le branchie e così, «quando l’altro giorno ho visto che nella delegazione che andava dai ministri non era rappresentata la Basilicata, ho provato a farmi sentire. Alla fine, dopo un lungo tira e molla, i leader ci hanno concesso un rappresentante della Basilicata per il giorno dopo. Io e altri abbiamo proposto una votazione per non andare, per protesta. Sul gruppo WhatsApp abbiamo vinto noi». Rileggere con calma: «Sul-gruppo-WhatsApp-abbiamo-vinto-noi», e che diamine. Ionesco cristallino.

“Comunicato stampa interno”

Prosegue Petrone: «A quel punto ho proposto un comunicato stampa. Un comunicato di protesta per come siamo stati trattati. Alla fine, dopo tre ore, il testo è stato redatto. Ma quando ho detto: lo mandiamo ai giornali, ci è stato risposto: “No, questo è un comunicato stampa interno”. Che categoria è il “comunicato stampa interno”? All’ultimo ho deciso di andare  personalmente dal gruppo che usciva dall’incontro con il ministro a Roma. Non volevo fare quello che poi ho fatto, cioè contestare Santori e gli altri pubblicamente. Avevo pensato: gliele canto ma in disparte. Ma quando mi hanno accusato di aver proibito a Pega, la leader lucana, di andare, non ci ho visto più? Io, proibire? E lì ho contestato pubblicamente».

Processo sommario via Whatsapp

«All’inizio – termina il nostro – mi ero attenuto alla disciplina interna di non divulgare il comunicato. Ma ho subito immediatamente dopo un processo sommario su WhatsApp, colpevole di “aver fatto fare cattiva figura a Santori e al movimento”. Ma io ho risposto: la figuraccia si fa quando non si rispettano le regole della democrazia. Chi ha deciso che in tre mesi bisognava subito andare dai ministri e da Conte?».

Il Petrone si dice «profondamente deluso come Sardina (ed ex militante 5 stelle cacciato fuori per aver espresso lo stesso dissenso sul metodo di democrazia interna)». Come non stare dalla parte del Petrone e della “campagna d’odio”, parafascista e violenta che è stata scatenata contro di lui dai poteri forti sardineschi? Al confronto del gruppo Whatsapp, pure la piattaforma Rousseau pare la Magna Charta.

Foto Ansa