Sudan. Madre cristiana condannata all’impiccagione: «Hai avuto tre giorni per convertirti all’islam ma non hai voluto farlo»

Meriam Yahia Ibrahim è stata condannata ingiustamente l’11 maggio per apostasia. Per salvarsi avrebbe dovuto convertirsi all’islam, ma lei, madre di un figlio e incinta di otto mesi, ha rifiutato

Ha avuto tempo fino a stamattina per abiurare il cristianesimo e convertirsi all’islam. Ma Meriam Yahia Ibrahim, dottoressa cristiana di 27 anni, ha deciso di rimanere cristiana ed è stata condannata a morte in Sudan. «Ti abbiamo concesso tre giorni per abiurare, ma hai deciso di non riconvertirti all’islam. Ti condanno alla morte per impiccagione», ha letto la sentenza il giudice Abbas Mohammed Al-Khalifa rivolgendosi alla donna con il suo nome islamico, Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah.

ADULTERIO E APOSTASIA. Ibrahim si trova in carcere dal 17 febbraio insieme al figlio di poco meno di due anni ed è incinta di otto mesi. Lo scorso 11 maggio la corte di Khartoum l’aveva condannata a morte per apostasia  e a ricevere 100 frustate per adulterio. In Sudan, infatti, la sharia è la fonte della legislazione e prevede che i musulmani non possano cambiare religione così come è vietato alle donne musulmane sposare uomini di altre religioni. Nessuno però era mai stato condannato a morte dal 1985.

CRESCIUTA COME CRISTIANA. Ibrahim è sposata con il cristiano Daniel Wani e dopo l’esecuzione della sentenza i suoi figli saranno affidati allo Stato. Secondo quanto stabilito dai giudici l’11 maggio, la sentenza non sarà eseguita prima che la gravidanza sia portata a termine.
Ibrahim è stata cresciuta come cristiana dalla madre, visto che il padre musulmano se ne è andato quando lei aveva sei anni. Ma un uomo l’ha accusata di essere stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo. Al processo diversi testimoni hanno affermato davanti alla corte che Ibrahim è sempre stata cristiana ma i giudici hanno emesso lo stesso la condanna.