Sudan, l’islam fa pulizia etnica

Dittatura, guerra alle minoranze, schiavitù per 200mila donne e bambini. Succede in Sudan, Paese membro della Commissione Onu per i diritti umani

«Ufficiali addestrati dal governo guidano milizie che uccidono gli uomini, e riducono in schiavitù donne e bambini. Le donne vengono violentate, ai bambini viene cambiato il nome e la religione. È umiliante ammettere pubblicamente che nel proprio Paese si pratica la schiavitù, ma questa è la triste realtà del Sudan». Parole pesanti come macigni, che Mons. Macram Max Gassis ha pronunciato a Roma in un affollatissimo convegno internazionale sulla «Schiavitù nel XXI secolo – I diritti umani e la dimensione del traffico delle persone». Mons. Macram Max Gassis è Vescovo di El Obeid nel Sudan centrale. Già segretario generale della Conferenza Episcopale Sudanese e presidente della Caritas, mons. Max Gassis ha testimoniato di fronte al Congresso americano circa le atrocità commesse dal governo sudanese, e da allora gli è stato vietato il rientro nel paese. Max Gassis spiega a Tempi: “L’attuale governo del Sudan è una dittatura islamica fondamentalista che sta combattendo una “guerra santa” contro i cittadini del Sud, che il governo chiama “infedeli”. è in questo contesto che viene praticata la schiavitù. Secondo Christian Solidarity International (Csi), un’associazione svizzera che opera per far liberare gli schiavi, sono almeno 200.000 le donne e i bambini del Sud che sono stati ridotti in schiavitù. I bambini vengono utilizzati come servi o lavoranti e le donne sfruttate sessualmente. La popolazione del Sud del Sudan non è araba né musulmana, è nera di carnagione, molti sono cristiani, altri credono nelle religioni tradizionali. Il governo del Sudan ha reclutato, addestrato ed armato ufficiali che guidano milizie contro le popolazioni del Sud. Queste milizie sono incoraggiate dal diritto di poter ottenere tutte le terre che riescono a conquistare. Possono prendere il bestiame e rendere schiave le popolazioni vinte. Si tratta di un progetto di pulizia etnica, per favorire l’espansione di tribù arabe e cancellare la popolazione locale.

Il governo del Sudan nega di praticare la schiavitù…

C’è certa gente che prova a giocare sulle parole, cosa intendiamo per schiavi? Cosa si intende per schiavitù? Ma come dobbiamo chiamare il rapimento di donne e bambini dai loro villaggi? Io personalmente ho pagato il viaggio e accompagnato 200 bambini che erano stati resi schiavi e che ora sono stati restituiti ai loro parenti. I bambini vengono presi con la forza, privati dei loro affetti più cari e portati in aree remote. La loro etnicità viene cancellata insieme al linguaggio, ai costumi, alle tradizioni e al loro credo religioso. Le ragazze vengono violentate per cambiare la razza come è avvenuto nell’ex Jugoslavia. Non si tratta quindi solo di schiavismo ma di vera e propria “pulizia etnica”.

Qualcuno sostiene che in Sudan c’è libertà religiosa.

Non esiste libertà religiosa in Sudan. Tutto è condizionato, permessi non ce ne danno. I missionari trovano enormi difficoltà per rinnovare il permesso di soggiorno; non possono andare da una diocesi all’altra. Le moschee crescono come funghi mentre da più di venti anni a noi cristiani non è stato permesso di costruire nemmeno una chiesa. C’è libertà religiosa solo nelle zone controllate dagli oppositori del regime.

Eppure il Sudan è membro della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Non so come questo sia stato possibile. Hanno messo nella Commissione per i Diritti Umani, un regime che non ha nessun rispetto per la dignità dell’uomo e per i cristiani in particolare.

Cosa fare per sconfiggere la schiavitù?

Bisogna prima di tutto porre fine alla guerra. La guerra è il principale ostacolo per aggiungere una pace giusta che elimini la schiavitù. E poi deve essere permessa la libertà religiosa, come prima condizione per far rispettare i diritti umani. La religione deve essere separata dalla politica, e le diverse regioni africane devono avere il diritto alla autodeterminazione. Bisogna rispettare la libera volontà delle persone. La comunità internazionale si è impegnata per il Kosovo, perché la gente del Sud del Sudan non ha il diritto all’autodeterminazione? In Occidente i mass media devono far conoscere la realtà e non fare scelte opportunistiche. I mass media sono al servizio della verità, è questa la vocazione dei veri mass media.

Che fa l’Occidente?

C’è una tendenza a schierarsi con il forte contro il debole perché in Sudan, nel Sud in particolare, c’è il petrolio. La Francia, con Elf-Total-Fina, è coinvolta nei piani di sfruttamento delle risorse. È forse per questo motivo che non critica il regime di Karthoum. Ma anche l’Unione Europea fa poco o nulla. Più incisiva è invece l’azione americana. Tant’è che l’ex senatore John Danforth, inviato speciale Usa per la pace in Sudan, ha ottenuto l’impegno per un cessate il fuoco tra il governo e i ribelli del Sudan People’s Liberation Army (Spla).