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Spie, l’ira di Borrelli e il caro benzina (o gadget)

ottobre 20, 1999 Tempi

La settimana dei fatti non separati dalle opinioni 39

Veltroni, i piduisti e i kaghebisti Venerdì 8 ottobre, nel pieno delle polemiche sulle liste delle presunte spie del Kgb, con una nota ufficiale palazzo Chigi ha dichiarato che “Chiedere al governo di rendere pubblici gli elenchi e i documenti, in questo momento, equivale a pretendere dall’esecutivo di commettere un reato”. Alle dure reazioni del Polo che accusava il governo di voler tenere nascosti gli elenchi, il segretario dei Ds Walter Veltroni ha risposto che si tratta solo di speculazioni “inaccettabili da parte di formazioni politiche le cui leadership, per esempio, hanno fatto parte di organizzazioni come la P2”.

Nel caso della P2, gli elenchi vennero subito resi pubblici scatenando scandali e polemiche infinite che portarono a commissioni di inchiesta parlamentari e inchieste giudiziarie. Che, come Veltroni dovrebbe sapere, si risolsero in nulla: le famose indagini sulla P2, condotte da un giovane Gherardo Colombo, finirono con un’assoluzione generale (non fu, infatti, riscontrato alcun piano criminale per rovesciare lo stato o altro). In fondo, si chiede solo che, anche in questo caso, si faccia la medesima chiarezza.

Le visite di Ciampi e l’ira di Borrelli Mercoledì 6 ottobre, dopo la visita del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel capoluogo lombardo, il procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli ha colto l’occasione della festa dei vigili urbani per “sottolineare con una qualche amarezza e delusione la circostanza che chi ha organizzato la visita del presidente non abbia trovato il modo di farlo incontrare con la magistratura”. Il Quirinale ha immediatamente espresso sorpresa per le dichiarazioni di Borrelli è ha precisato che le visite del presidente della Repubblica non prevedono riunioni con i capi degli uffici giudiziari.

C’è della preoccupazione e della depressione nelle parole di F.S. Borrelli. Ciampi ha lasciato anche intendere che se Borrelli avesse chiesto un colloquio, sarebbe stato esaudito, ma nelle sedi istituzionali o al Quirinale. Nel protocollo presidenziale altro generi di incontri ufficiosi con magistrati sono considerati inopportuni perché potrebbero apparire come interferenze nel lavoro della magistratura. Solo Scalfaro se ne era concessa una (a Palermo), quasi a sottolineare il particolare merito di alcuni magistrati. Forse a questo aspirava Borrelli che, sempre più, sente girare l’impetuoso vento che gonfiò le vele di mani pulite. D’altra parte l’attuale inquilino del Quirinale non ha ancora faldoni e fascicoli aperti a suo nome negli uffici giudiziari. E può perciò permettersi di scegliere chi visitare e chi no…

Benzina, gadget e vecchie tasse Venerdì 8 ottobre il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge secondo cui, una volta approvato da Camera e Senato, ai distributori di benzina si potrà scegliere se approfittare dei gadget offerti dalle compagnie petrolifere oppure avere uno sconto sul prezzo della benzina pari al valore del regalo.“Una decisione – ha spiegato il sottosegretario alla presidenza Franco Bassanini – per garantire i diritti dei consumatori ed evitare che i prezzi dei prodotti petroliferi, invece di diminuire per effetto della competitività, siano gonfiati per la competizione sui gadget”.

Ormai anche sulle trovate di fantasia stiamo raschiando il fondo del barile: voler far credere che il problema del prezzo della benzina sia la competizione tra le compagnie sui gadget è quasi insultante quando tutti sanno che il prezzo alla pompa del carburante è per il 75% frutto di tasse e imposte statali. Oltretutto, se la benzina a 2050 lire rappresenta un rischio e una reale zavorra per la nostra economia, una simile speculazione bassamente demagogica e dagli effetti risibili (gli esperti calcolano che anche se li automobilisti a borse, radioline e cartine stradali preferissero gli sconti il prezzo dei carburanti subirebbe una flessione di non più di 10 lire) è segno di grave irresponsabilità: dopo esser stati prontissimi a metter mano al prezzo della benzina ogni qualvolta servisse a dare una quadratura ai conti, un governo, che perdipiù si definisce di sinistra, dovrebbe sentire la responsabilità politica di rinunciare a una parte di quel 75% di tasse che impone su ogni litro di benzina e che grava su tutti, ricchi e poveri, automobilisti e non. Infatti, le oltre cento lire di aumento in un mese e mezzo le ritroveremo a pioggia sugli scaffali del supermercato e su tutti gli altri prodotti e servizi che acquisteremo.

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