Sorpresa: gli uragani non sono più devastanti di una volta. E neanche più frequenti

In vista della Cop26 Bjørn Lomborg smonta per Tempi un pezzetto alla volta la narrazione dominante allarmista sul clima

L’uragano Ida si abbatte su New York, 1 settembre 2021

Quello che segue è il primo di una serie di articoli firmati da Bjørn Lomborg e pubblicati da Tempi in esclusiva per l’Italia in vista della Cop26, la conferenza globale sul clima in programma per novembre 2021 a Glasgow. Lo scopo di questa rubrica è mettere in luce dati scientifici spesso trascurati nella narrazione dominante sul clima, eppure non meno importanti del fatto che «il cambiamento climatico è un fenomeno reale e causato dall’uomo», come sostiene Lomborg.

Sapevate, per esempio, che l’indicatore più completo disponibile sugli uragani – Gli uragani che toccano terra negli Stati Uniti [US landfalling hurricanes, ndt] – non è cresciuto negli ultimi 120 anni?

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Numero di uragani che hanno toccato il suolo Usa ogni anno dal 1900 al 2020. Fonte: Bulletin of the American Meteorological Society, elaborazione dell’autore. La linea blu rappresenta l’adattamento lineare mediante i minimi quadrati

Siamo continuamente esposti a un diluvio di notizie allarmanti sul clima, con foto di uragani e devastazioni diffuse ogni ora. Ma questo è dovuto in gran parte all’effetto Cnn: oggi molte più telecamere riprendono qualunque catastrofe e ne rilanciano le immagini h24. Ma se vogliamo predisporre misure corrette, dobbiamo guardare ai dati di lungo periodo.

Buona parte dei dati migliori viene dagli Stati Uniti. E malgrado quel che si sente ripetere, gli uragani atlantici non stanno diventando più frequenti. Per la verità, la frequenza degli uragani che toccano terra negli Stati Uniti è leggermente diminuita dal 1900.

Aeroplani e satelliti hanno enormemente accresciuto la capacità degli scienziati di individuare tempeste in mare. Per questo la frequenza degli uragani che toccano terra, documentata in modo affidabile già dal 1900, è un dato statistico migliore rispetto al numero totale degli uragani atlantici.

E non è vero nemmeno che gli uragani oggi siano più intensi. Anche la frequenza degli uragani di categoria 3 o superiore che toccano terra sta leggermente diminuendo dal 1900. Sebbene sentiate un gran parlare di uragani che diventano più forti, un articolo di Nature rivela che si tratta «non di una intensificazione su scala secolare, bensì di una risalita da un picco minimo registrato negli anni Sessanta-Ottanta».

Nel resto del mondo, nonostante i dati siano meno dettagliati, si osserva la medesima fotografia. La migliore ricostruzione del periodo 1950-2020 non mostra alcun aumento di frequenza degli uragani più intensi né degli uragani in generale.

Le immagini di devastazioni causate dagli uragani abbondano, ma ricordate che lungo le coste lo sviluppo e il popolamento, soprattutto negli Stati Uniti, si sono ampliati enormemente nell’ultimo secolo. Molte più persone vivono sul percorso di queste rovinose tempeste rispetto anche solo a pochi decenni fa.

Ma per salvare vite è molto più utile il miglioramento delle infrastrutture, possibile grazie ad aggiornamento tecnologico e ricchezza, che un taglio delle emissioni di Co2. Oggi gli uragani causano nel mondo danni di entità pari allo 0,04 per cento del prodotto interno lordo globale. E anche dando credito alla recente stima del Gruppo intergovernativo Onu sul cambiamento climatico (Ipcc) in base alla quale gli uragani di categoria alta aumenteranno proporzionalmente, la distruzione causata da queste tempeste secondo uno studio di Nature diminuirà in proiezione fino a valere lo 0,02 per cento del Pil globale nel 2100, perché l’economia mondiale diventerà più ricca, rendendo le infrastrutture più resilienti. Anche se potessimo eliminare del tutto il cambiamento climatico (cosa naturalmente impossibile), tale diminuzione dei danni accelererebbe soltanto fino a raggiungere lo 0,01 per cento del Pil nel 2100.

I migliori dati di lungo periodo disponibili sugli uragani che colpiscono gli Stati Uniti indicano una diminuzione, anche per gli uragani di categoria alta. E il mondo sta diventando più resiliente a questi fenomeni, con o senza tagli di emissioni.

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Bjørn Lomborg è presidente del Copenaghen Consensus e visiting fellow presso la Hoover Institution della Stanford University. Il suo libro più recente è “False Alarm: How Climate Change Panic Costs Us Trillions, Hurts the Poor, and Fails to Fix the Planet.”

Foto Ansa