«Armare i ribelli in Siria? Significa armare al-Qaeda». Dubbi inglesi sulla strategia di Cameron

Il Regno Unito è pronto ad armare i ribelli in Siria, ma Nick Clegg e Boris Johnson sono contrari. L’arcivescovo greco di Aleppo: «La soluzione negoziale è l’unica praticabile»

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«Se armare i ribelli in Siria fosse una buona idea, lo avremmo già fatto». Le parole del vicepremier inglese Nick Clegg dimostrano che il Regno Unito ha una posizione meno unitaria di quanto David Cameron voglia far pensare sulla soluzione della guerra civile siriana. Alla vigilia del G8, il premier inglese ha ribadito che l’Inghilterra è pronta ad aiutare i ribelli contro Assad, a fianco degli Stati Uniti di Barack Obama, rifornendo di armi solo gli «elementi pluralisti e democratici» dell’Esercito libero siriano che «vogliono la democrazia».

«ARMI FINIRANNO AD AL-QAEDA». Un obiettivo complesso, come sottolineato anche dal sindaco di Londra Boris Johnson, che ha pubblicamente criticato Cameron: «Armare i ribelli sarebbe un’iniziativa disastrosa. La Siria non dovrebbe essere un’arena per “mostrare i muscoli” e quelle armi finirebbero nelle mani di al-Qaeda». Al G8 Barack Obama e Vladimir Putin non hanno trovato un punto di accordo sulla Siria e da Damasco, attraverso un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Bashar al-Assad ha minacciato così l’Occidente: «Se gli europei consegnano armi, il cortile dell’Europa si trasformerà in (un terreno) propizio al terrorismo e l’Europa ne pagherà il prezzo».

«DIALOGO, NON ARMI». Se papa Francesco nei giorni scorsi ha scritto una lettera al premier Cameron «auspicando un cessate il fuoco», al G8 arriva anche la richiesta per una soluzione pacifica e non armata del conflitto da Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco melkita di Aleppo: «Speriamo che dal G8 si possa sapere qualcosa di più sul futuro del nostro Paese soprattutto in chiave di soluzioni pacifiche. L’appello del Papa ci conforta e ci dona forza di credere in un futuro non di morte. La soluzione negoziale è l’unica praticabile». «Al G8 – continua – dico che abbiamo bisogno di dialogo e non di armi. Dovesse permanere una situazione come quella attuale a rischio non sarebbe solo la Siria ma tutta la regione, e con essa la libertà, la convivenza e la tutela delle minoranze».

VESCOVI RAPITI. Monsignor Jeanbart ha anche parlato della situazione dei due vescovi ortodossi rapiti vicino ad Aleppo oltre un mese fa: «Non abbiamo più notizie di Boulos al-Yazigi, arcivescovo greco ortodosso di Aleppo e Iskenderun e di Youhanna Ibrahim, metropolita siro-ortodosso di Aleppo. Non sappiamo come evolverà la situazione, se le trattative vanno avanti, e lo stesso vale per i due sacerdoti da mesi nelle mani dei rapitori. Ad Aleppo la situazione sembra, almeno in apparenza più tranquilla, ma nessuno sa cosa si prepara per tutti noi».

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