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Siria. «Nessuno parla più di noi. Viviamo sopra un barile di polvere da sparo»

luglio 9, 2018 Nabil Antaki

La testimonianza di Nabil Antaki, medico di Aleppo e membro laico dei Maristi Blu: «La situazione è inquietante ma noi ci prendiamo cura dei curdi invasi e cacciati dai turchi»

Le notizie della Siria sono scomparse, eppure la situazione continua ad essere davvero inquietante e noi viviamo sopra un barile di polvere da sparo. Gli interventi o la presenza di diversi paesi sul territorio rendono la situazione molto complessa, l’avvenire incerto, i negoziati compromessi e aumentano il rischio di una conflagrazione regionale.

ISRAELE AIUTA JIHADISTI. Gli Stati Uniti con due basi militari e la Francia sono presenti nel nord-est per sostenere delle forze curde che occupano una buona parte del territorio. Inoltre, la Turchia ha invaso alla fine di gennaio il nord-ovest della Siria per cacciare i gruppi armati curdi e occupa adesso tutta la regione di Afrin. Infine, Israele conduce in totale impunità raid aerei sul territorio siriano a sostegno dei jihadisti nel sud della Siria. Lo Stato siriano sta lanciando un’offensiva per cacciare gli ultimi gruppi armati ribelli dal sud della Siria, nella regione di Dara’a.

CRISTIANI AIUTANO I CURDI. In seguito all’invasione turca della regione di Afrin, 27 mila famiglie per un totale di 137 mila persone sono scappate dalle loro città e villaggi. Non hanno potuto portare niente con loro se non gli abiti che avevano indosso. Hanno perso tutto: case, trattori, bestiame, automobili. Si sono insediati in 11 villaggi e in diverse tendopoli, tra cui il “campo Shahba”, intorno alla piccola città di Tel Rifaat, che si trova a 25 chilometri da Aleppo. Noi, i Maristi Blu, non potevamo restare indifferenti alle sofferenze di questi nuovi sfollati e abbiamo ascoltato la loro richiesta di soccorso (non ci chiamavamo forse, prima di diventare Maristi Blu, “l’Orecchio di Dio”?). Dopo un periodo di esitazione e riflessione, temendo per la vita dei nostri volontari, essendo le forze turche a 4-5 chilometri da Tel Rifaat, abbiamo deciso di agire, di andare loro incontro, di cercare di rispondere ai loro bisogni, di occuparci dei loro bambini non scolarizzati e di diventare solidali con queste famiglie. E così è cominciato il progetto e l’avventura “Campo Shahba”.

FAR GIOCARE I BAMBINI. Con la collaborazione della Croce rossa siriana, ci siamo fatti carico di 650 famiglie del villaggio di Kafar Nasseh e soprattutto del campo Shahba: un campo di 107 tende per 107 famiglie, situato in una piana desertica, dove 450 bambini aspettano con impazienza e grande gioia le nostre visite al mercoledì e alla domenica. I nostri volontari li fanno giocare a calcio, disegnare, colorare, ballare, insegnano l’igiene e i rudimenti della scrittura e della matematica; 110 madri e nonne sono diventate amiche delle volontarie che le ascoltano e consigliano; 107 famiglie ci aspettano per avere aiuti alimentari e sanitari, fornelletti a gas per la cucina, thermos per l’acqua potabile, pastiglie per sterilizzare l’acqua, vestiti…

TUTTO ALL’APERTO. Si fa tutto all’aperto, sotto un sole di piombo, con 38-40 gradi all’ombra. Abbiamo installato una grande tenda, che serve da ufficio, perché le donne e i bambini possano essere incontrati all’ombra. Andiamo al campo almeno due volte alla settimana: servono un’ora e mezzo di tragitto, ma bisogna attraversare molti check-point. I nostri 15-20 volontari vengono accolti ogni volta con sorrisi e gioia, molta gratitudine e attesa. Gli sfollati sono disperati, vogliono tornare a casa o andare ad Aleppo ma nessuna delle due opzioni è loro consentita.

VITA AD ALEPPO. Da quando i terroristi armati sono stati evacuati da Aleppo e la città è stata liberata da quelli di Al Nusra, la condizione della sicurezza in città è molto buona. Nonostante questo, alcuni ribelli lanciano ancora colpi di mortaio su alcuni quartieri periferici e il 27 giugno abbiamo vissuto la nostra peggior giornata da 18 mesi: sono morte diverse persone e abbiamo avuto tanti feriti.

MANCA IL LAVORO. La vita quotidiana è migliorata, acqua ed elettricità sono tornate, per quanto razionate, e al mercato i principali prodotti sono disponibili. La situazione economica però è grave: il tasso di disoccupazione è molto elevato, il costo della vita è altissimo, gli stipendi sono bassi e non permettono a una famiglia di vivere degnamente e gli aleppini che avevano i mezzi per scappare dal paese non sono tornati. La maggior parte delle famiglie di Aleppo ha sempre bisogno di essere aiutata per vivere e sopravvivere.

MICRO-PROGETTI. Noi Maristi Blu abbiamo mantenuto la distribuzione di panieri alimentari e sanitari alle famiglie di cui ci prendiamo cura ma pensiamo che dopo sei anni di aiuti queste distribuzioni dovrebbero arrestarsi il prima possibile. Noi crediamo che la priorità delle priorità sia trovare un lavoro a ogni persona aiutata. Lavorando, ognuno potrà prendersi cura di se stesso: essere finalmente indipendente dagli aiuti ricevuti in questi anni, vivere degnamente del proprio lavoro e non pensare più di abbandonare il paese.
Ecco perché abbiamo creato il programma “Micro-progetti”. Abbiamo già organizzato sette sessioni di formazione per 16-20 adulti a sessione. Degli esperti insegnano loro in 48 ore come mettere in piedi un proprio progetto. Alla fine delle sessioni, i candidati presentano i loro progetto a una giuria che li valuta, fornisce i consigli necesssari e sceglie i migliori in termini di fattibilità e durata perché noi li finanziamo. Da un anno e mezzo, abbiamo già finanziato 50 progetti e permesso a più di 90 famiglie di vivere del loro lavoro.

«SVILUPPARE L’UMANO». Il nostro progetto “Heart Made”, dove donne trasformano i vestiti fuori moda in pezzi unici molto apprezzati, dà lavoro a 11 madri di famiglia. Il nostro progetto “Marie” per la confezione di vestiti in cotone per bebè fa vivere 24 famiglie. Tutti i nostri progetti continuano grazie alla vostra solidarietà e al vostro aiuto. Così portiamo avanti la nostra missione che consiste nel «vivere la solidarietà con i più poveri per alleviare le loro sofferenze, sviluppare l’umano e seminare la speranza».

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