Siria, ribelli riconquistano Maloula. Residenti: «Hanno bruciato una chiesa e imposto la conversione all’islam»

L’antico villaggio cristiano era stato ripreso dall’esercito di Assad sabato scorso. La testimonianza di un abitante: «Ho visto i guerriglieri prendere cinque persone e minacciarle: “O vi convertite all’islam oppure vi decapitiamo”»

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Maloula, l’antico villaggio cristiano siriano attaccato dai ribelli settimana scorsa e ripreso sabato dall’esercito di Assad, è stato nuovamente conquistato dall’Esercito libero siriano e dalla brigata di al-Nusra, legata ad al-Qaeda, secondo quanto riportato dall’Ap. Per l’Osservatorio siriano per i diritti umani circa 1.500 ribelli si trovano ora a guardia del villaggio, dove gli abitanti parlano ancora l’aramaico, la lingua di Gesù.

«CHIESE DATE ALLE FIAMME». Un abitante intervistato dall’agenzia di stampa ha dichiarato che i ribelli «hanno ripreso il villaggio gridando “Dio è grande”, attaccando case di cristiani e chiese. La gente è scappata dal villaggio, ora Maloula è una città fantasma. Dov’è Obama per vedere che cosa ci sta succedendo?». Un altro abitante ha rivelato che restano ancora degli uomini dell’esercito di Assad alla periferia del villaggio e che «la chiesa di Demyanos è stata data alle fiamme mentre uomini armati sono entrati in altre due chiese e le hanno derubate».

CONVERSIONI FORZATE. Un terzo residente intervistato dall’Ap ha confermato quanto riportato settimana scorsa, e cioè che i ribelli hanno promesso di vendicarsi sui cristiani, una volta finita la guerra, e hanno imposto agli abitanti che non sono fuggiti dalla città di convertirsi all’islam. «Ho visto i guerriglieri prendere cinque persone e minacciarle così: “O vi convertite all’islam oppure vi decapitiamo”».

LETTERA DEGLI ABITANTI. Pochi giorni fa, in una lettera indirizzata al Congresso americano, gli abitanti di Maloula hanno testimoniato una situazione drammatica: «I gruppi armati del cosiddetto “Esercito siriano libero”, i terroristi di Jabhat al-Nusra e gli assassini dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante hanno attaccato la nostra città, pacificamente situata nella provincia di Qalamoun. Poi hanno saccheggiato monasteri, chiese, trafugando le loro icone storiche, prima di esigere da tutti gli abitanti di convertirsi all’islam».

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