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Se i donatori di sperma sono solo nove, no problem. Promuoviamo l’invasione dei vichinghi

settembre 3, 2015 Emanuele Boffi

Tolto l’anonimato, nessuno vuole più donare. Così si svela l’ipocrisia di chi vuole farci credere che alla base del mercato della fecondazione extracorporea vi siano degli angelici intenti filantropici

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Un’agenzia Ansa di due giorni fa ci informa che «la banca britannica dello sperma è a secco». Sia la Bbc che il Guardian hanno reso noto il tremendo flop dell’istituzione creata solo un anno fa. Finora è stato raccolto il seme di nove donatori. Nove.
Come si spiega tutto ciò? Semplice, dice la Bbc: «A scoraggiare i potenziali volontari sarebbe in particolare la legge che dal 2005 vieta a chi si propone per questo tipo di donazioni di nascondersi dietro l’anonimato».

BIRRA, LEGO E SPERMA. Bene. La responsabile della struttura, anziché prendere atto della realtà, cosa pensa di fare? Scrive l’Ansa: «Laura Witjens intende far ricorso a una campagna pubblicitaria improntata a slogan “machisti”. L’obiettivo è solleticare gli istinti di quello che viene presentato come una forma di orgoglio mascolino. Witjens si propone di usare come testimonial la figura di un immaginario supereroe della fertilità, secondo l’esempio – forse discutibile, ma a quanto pare efficace – di un’analoga propaganda concepita in Danimarca. “Se ha funzionato con i danesi, può funzionare anche da noi”, ha auspicato la specialista britannica, sostenendo come nel Paese scandinavo sia diventato “fonte di orgoglio” un messaggio che recita più o meno così: “Questa è l’invasione dei vichinghi, la Danimarca esporta birra, Lego e sperma”».

CHI È MIO PADRE? Il caso è, di per sé, esemplare di come l’ideologia (improntata al business) offuschi la capacità umana di rendersi conto della situazione. I donatori di sperma non sono dei generosi filantropi preoccupati delle sorti della nostra specie. Il loro “dono” ha, per lo più, motivazioni molto venali. Non sono mossi dall’intento di rendere felici le coppie sterili, ma solo dai quattro spiccioli che ricaveranno dal loro atto. Ad un patto però: non doversi farsi carico delle “conseguenze” (cioè i figli che, eventualmente, nasceranno).
E qui nascono i problemi perché, come vi abbiamo raccontato migliaia di volte (leggete, se non l’avete mai fatto, la storia di Stephanie Raeymaekers), i “figli della provetta” vogliono tutti prima o poi conoscere il volto dei loro genitori, fosse anche quello di un donatore di sperma o quello di una madre surrogata. È un bisogno ancestrale, è un dato iscritto nella natura umana: io sono la mia origine. La domanda principe dell’esistenza (chi sono io?) non può essere scissa dalla domanda sul proprio inizio (chi mi ha dato la vita?). È l’interrogativo supremo di ogni ricerca umana, religiosa o meno.

SONO SOLO AFFARI. Sono questioni che i fautori della fecondazione extracorporea non vogliono porsi. Ma alla fin fine, dopo qualche zig zag, la cruda realtà torna sempre a fare capolino. Così, preso atto che esiste un diritto dei figli della provetta a conoscere i propri genitori biologici, si finisce col mandare a carte e quarantotto tutto il sistema. Solo nove donatori, appunto.
Un imbroglio simile lo vediamo in atto oggi in Italia anche per le cosiddette “donatrici di ovuli” che certa interessata propaganda vorrebbe farci credere spinte a “donare” in nome di altisonanti sentimenti umanitari. Ma quando mai. E, infatti, adesso che hanno sdoganato l’eterologa, si sono accorti che di queste donne ansiose di collaborare gratuitamente alla maternità altrui non è che poi ce ne siano in giro così tante.
Come andrà a finire dunque? Al di là della grottesca idea del machismo vichingo, finirà che si dovrà ricorrere al mercato nero o a quello estero per procurarsi i gameti. Chiamateli affari, insomma. Smettetela almeno con la melensa retorica sull’amore.

Foto da Shutterstock


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16 Commenti

  1. Daniele says:

    La soluzione per aumentare lo sperma disponibile è semplice e ovvia: pagare chi lo fornisce. Non vedo cosa ci sarebbe di male. Evidentemente la legge inglese lo vieta, ma è sciocco.

    Quando facevo il dottorato di ricerca negli USA, andavo spesso in una sperm bank e ricevevo circa 70 dollari a botta. In un mese guadagnavo più di 500$ (l’avrei fatto più spesso, ma il regolamento obbligava a far passare almeno 3 giorni fra un versamento e l’altro, per salvaguardare la qualità dello sperma). Era un ottimo modo di arrotondare la borsa di studio: venivo pagato per fare ciò che avrei fatto comunque.

    • Stefano says:

      Sicuro che li pagano…

      Aspetta un attimo; ma se ti pagavano, e tu facevi 500 dollari al mese, significa che ti permettevano di donare 9-10 volte al mese. E il dottorado dura almeno 3 anni. quante volte hai donato? almeno un centinaio? e che se ne fanno di tutto quello sperma di un donatore solo? O, nonostante pagassero bene poca gente donava, o se ne fregano di qualsiasi rischio futuro di endogamia tra i tuoi 100 figli… E tu, ci hai mai pensato?

      • Daniele says:

        Sì, il dottorato è durato 3 anni, ma negli USA ho trascorso solo 6 mesi. Le “donazioni” (ma donare non è il verbo giusto, visto che ero retribuito) credo siano state circa 30.
        Non conosco le procedure dell’istituto e non so che uso abbiano fatto del mio seme. Immagino che abbiano attuato dei meccanismi per evitare il rischio di endogamia (rischio che comunque mi appare infinitesimale), però sinceramente non mi sono posto questo problema.
        Semmai, all’epoca riflettei sul fatto che forse un giorno avrei trovato disturbante l’idea di avere un numero imprecisato di flgli biologici in giro per il mondo, e magari un giorno ne avrei incrociato qualcuno senza saperlo… Ma era una preoccupazione infondata e oggi questo pensiero mi lascia sereno.

    • Sebastiano says:

      “…venivo pagato per fare ciò che avrei fatto comunque…”

      Da sfasciarsi in terra per le risate….

    • sabrina says:

      Non hai letto. Il problema è un altro. Non c’è più la possibilità di essere anonimi e i figli che nascono hanno diritto di venirti a cercare, in genere solo per conoscerti …

      • Daniele says:

        Ecco, a queste condizioni non l’avrei fatto. All’epoca era garantito l’anonimato. Ero pagato per versare un po’ di liquido fisiologico, non per espormi al rischio di essere stalkerizzato dai miei eventuali figli biologici a 20 anni di distanza. Per un impegno del genere avrebbero dovuto pagarmi molto di più! Anzi, non credo che avrei accettatto, perché mi avrebbe fatto vivere con l’ansia. Senza anonimato, capisco che pochi uomini siano disponibili.

    • giuliano says:

      caro Daniele, insomma ti sei pagato il corso di studi facendoti l “seghe”.
      ahahahahahahahahah !!!

  2. SUSANNA ROLLI says:

    Mamma mia, che cosa non si arriva a fare per mantenere gli studi….sperma, ovuli venditi..a raccogliere i pomodori no?

    • Daniele says:

      A parità di retribuzione, fra raccogliere pomodori per 8 ore e fare su e giù con la mano per 5 minuti, non vedo ragioni valide per non scegliere la seconda opzione 😉

      • stefano says:

        Fatica lavorare,
        A saperlo non andavo a raccogliere angurie per pagarmi l’universitá.
        Auguri e figli maschi

        • Giovanna says:

          Posso non credere all’ennesima storiellina?
          Possibile che sui commenti spuntino come funghi personaggi improbabili, dico improbabili come lettori di tempi, ogni volta a sostenere una parte, come l’atroce triestina?
          Fateci caso !
          Tra l’altro sono storielline facilmente reperibili in internet !
          E io spero, come non esisteva quella tremenda madre, che non esista un ragazzo italiano messo così male, non tanto per le prodezze narrate, ma per il livello umano scadente.

          • Daniele says:

            Non sono un troll, se è questo che intendi.
            E comunque non ero “messo male” (la borsa di studio era sufficiente, ma volevo stare meglio) e non ritengo ciò che ho fatto una “prodezza”. E secondo la mia visione della vita e del mondo – che chiaramente non coincide con la tua – non vedo ragioni logico-razionali per cui vendere lo sperma debba essere considerato “umanamente scadente”.

      • xyzwk says:

        Eh no c’è una ragione: hai corso il serio pericolo di diventare….cieco!!!! Scommetto che porti gli occhiali…

  3. Fabio says:

    Io spero solo che aumentino gli immigrati africani e ci soppiantino.
    Sono fisicamente sani e robusti, e sessualmente attivi più di noi e naturali.
    Spero che le giovani italiane facciano figli con loro e buttino via le provette .
    Così si risparmierà , fare figli naturalmente è gratis.
    La FIVET ci costa 200 milioni di euro all’anno, esattamente la quota che l’Italia grazie a Monti (che ha associato al quota al PIL ) , deve dare per il fondo europeo salva stati.
    La stessa cifra costano le IVG al SSN : sarebbero altri 200 milioni di euro risparmiati.

    • SUSANNA ROLLI says:

      E le famiglie le lasciano crepare (v. signora italiana morta di stanchezza per circa 30 euro al giorno -non certo di sole otto ore lavorative). Vergogna!

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