Scuola. Berlinguer: «Falso che si tolgono soldi alle statali per darli alle private»

Milano. Le parole dell’ex ministro al convegno di Treellle: «La scuola per tutti di oggi non può vivere con le regole di 60 anni fa»

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Berlinguer-luigi«I documenti europei dicono che l’Italia è fuori dall’Europa in fatto di pluralismo educativo. Che diventa indispensabile per stare al passo con i tempi, per rispondere alla quantità dei saperi che continuamente crescono e ai quali lo Stato non può rispondere. Perché lo Stato trasforma in carta, cioè in burocrazia, tutto quanto tocca. Cattiva è l’affermazione di chi contesta la parità economica fra tutte le scuole pubbliche, e dice che si tolgono soldi alla statale per darli a quella privata». A ruota libera Luigi Berlinguer, l’ex ministro dell’Istruzione, padre della Legge 62/2000 sulla parità scolastica.

Siamo all’auditorium Testori del Palazzo della Regione Lombardia per un convegno organizzato dall’associazione Treellle, lunedì 2 marzo con inizio alle 14.30, con il patrocinio della Regione stessa. Presiede l’incontro l’assessore regionale Valentina Aprea, al suo fianco Attilio Oliva, presidente di Treellle, alcuni esperti e tre ospiti: Luigi Berlinguer, appunto, Maria Grazia Colombo, già presidente Agesc e Simona Malpezzi, deputato Pd.

Il tema del convegno è “Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell’offerta: Francia, Olanda, Inghilterra, Usa e il caso Italia”Argomento di bruciante attualità, viste le aperture del governo Renzi nel decreto in arrivo per la Buona Scuola, sollecitato anche da una lettera di 44 deputati che chiedono, tra l’altro “la scelta degli strumenti più idonei per il raggiungimento di un’effettiva parità” e suggeriscono: “Un sistema fondato sulla detrazione fiscale, accompagnato dal buono scuola per gli incapienti, sulla base del costo standard, potrebbe essere un primo significativo passo verso una soluzione di tipo europeo.”

I relatori del convegno hanno fatto un carrellata su diversi sistemi scolastici che prevedono, secondo varie modalità, il pluralismo educativo e il finanzamento alle scuole non statali. Antonio Petrolino ha parlato del caso Usa e delle cosiddette Charter School, scuole a contratto, che si stanno sempre più diffondendo. Ha poi illustrato il caso dei Paesi Bassi, dove il 71 per cento degli alunni è iscritto a scuole non statali. Claude Thelot ha illustrato il caso francese con le scuole “sotto contratto di associazione” e Peter Matthews quello inglese con le Academies.

Non è mancato il caso Italia ovviamente. È toccato richiamarlo (è noto infatti a tutti) a Rosario Drago, consigliere del Miur. Attualmente l’assegnazione dei pochi fondi pubblici è incerta e aleatoria. «Risponde solo simbolicamente ai principi di pluralismo dell’offerta, diritto di scelta delle famiglie, sussidiarietà tra iniziativa statale e privata, e natura pubblica del servizio educativo affermati dalla legge 62/00 sulla parità».

Ha concluso Attilio Oliva. Ribadendo il ruolo essenziale dello Stato, ma non necessariamente come gestore, quanto come garante. Ha chiesto che lo Stato rispetti la libertà di scelta delle famiglie per convinzioni religiose, filosofiche o pedagogiche. Ma la libertà di scelta è reale se non subisce condizionamenti economici.

A conclusione dell’incontro, Maria Grazia Colombo, a nome dei genitori Agesc, ha contestato la discriminazione dei giovani della paritarie che non godono degli stessi diritti degli altri: una vera ingiustizia!

Infine Luigi Berlinguer. Tre per lui i motivi a favore del pluralismo educativo. Innanzitutto il rispetto della libertà di scelta dei genitori; in secondo luogo la modernizzare il sistema: «La scuola per tutti di oggi non può vivere con le regole di 60 anni fa quando frequentava le superiori una bassissima percentuale di cittadini. C’è una tale eterogeneità nella società odierna che non può essere incapsulata in una sola forma. Lo Stato non riesce a rispondere alle nuove esigenze per questo si impone il pluralismo educativo». Infine la moltiplicazione dei saperi e la necessità di una scuola più creativa e non solo trasmissiva, ferma alla razionalità, nonché un ricupero del valore culturale del lavoro esigono la liberalizzazione di forze nuove che possono venire solo dalla società.

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