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Russia. Targhe sugli edifici per commemorare milioni di vittime di Lenin e Stalin

febbraio 23, 2016 Leone Grotti

Il progetto è nato per «spiegare a chi non sa nulla che cosa è successo». Ma per molti ancora oggi chi critica gli “eroi” sovietici è un «nemico del popolo»

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A Mosca sono comparse decine di targhe sui muri esterni dei palazzi con delle semplici indicazioni: un nome, una data di nascita, l’occupazione. E poi la data dell’arresto e quella dell’esecuzione. È per non dimenticare alcuni degli anni più bui dell’epoca staliniana che un gruppo di attivisti ha messo in piedi il progetto: “L’ultimo indirizzo”.

FIUMANA DI ARRESTI. Decine di milioni di persone sono state arrestate e deportate nei gulag in Russia dal regime sovietico in modo indiscriminato, soprattutto negli anni 1919-1920, ’29-’30, ’37-’38, ’44-’46. Come raccontato da Aleksandr Solzenicyn in Arcipelago Gulag la «fiumana» di arresti, «Volga del dolore di un popolo», «si esercitò costantemente»: «I canali delle prigioni non rimanevano mai vuoti. Il sangue, il sudore e l’urina ai quali eravamo ridotti a forza di essere spremuti vi sgorgavano di continuo».

«QUALCOSA DI SACRO». Una delle targhe a Mosca è stata richiesta da Olga. Suo nonno, Mikhail Solonino, docente universitario di linguistica è stato arrestato una mattina di ottobre del 1935. Denunciato come «nemico del popolo», è stato fucilato nel campo di lavoro di Karlag due anni dopo. «Questa targa gli era dovuta», spiega Olga alla Bbc. «Non è solo una cerimonia civile.  È qualcosa di sacro. È davvero importante che la gente possa leggere i nomi delle persone che sono letteralmente scomparse nel tempo».

170 TARGHE. Già 170 targhe sono state installate e oltre mille persone ne hanno richiesta una. Ma non tutti sono favorevoli, visto che Josif Stalin (per non parlare di Lenin) è ancora oggi considerato in Russia come l’eroe che ha vinto la Seconda guerra mondiale e sconfitto il nazismo. Nonostante il governo russo stia studiando il modo migliore per commemorare annualmente le vittime della repressione politica, chi cerca di ricordare gli orrori del regime viene spesso definito in televisione come «nemico del popolo».

PILLOLA AMARA. Roman Romanov, direttore di un nuovo museo sui gulag aperto a Mosca, concorda sul fatto di «ricordare le vittorie e gli episodi eroici del nostro passato», però «dobbiamo anche richiamare alla memoria le pagine tragiche della nostra storia. È come una pillola amara che la gente dice di non voler assumere, ma che ha bisogno di ingerire».

«I BAMBINI DEVONO SAPERE». “L’ultimo indirizzo” non è l’unico progetto per non dimenticare il passato. Appena fuori dalla capitale, in un bosco dove furono seppelliti in una fossa comune i corpi di oltre 10 mila persone, a Kommunarka, la Chiesa ortodossa (che è proprietaria del terreno) ha permesso ai familiari delle vittime di attaccare sui tronchi degli alberi le foto delle persone uccise.
Ancora il governo non ha autorizzato la costruzione di un monumento dedicato ai perseguitati politici, ma il museo sui gulag di Mosca ha in programma di edificare a Kommunarka un memoriale. Per Sergei Parkhomenko, ideatore del progetto “L’ultimo indirizzo”, lo scopo è uguale per tutti: «L’obiettivo non è solo scrivere dei nomi su ogni edificio del paese, anche se probabilmente si potrebbe fare. L’importante è che la gente si riunisca, così che si possa spiegare a chi non sa nulla che cosa è successo. I bambini devono sapere ciò che spesso a scuola non imparano».


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