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Roma al centro della partita

ottobre 27, 1999 Newbury Richard

Già nel 1977 il Kgb concluse di “avere in Italia una rete di agenti
di fiducia” in tutti i dipartimenti di governo e i principali partiti
politici. Retroscena di un affare (Mitrokhin) che sembra rivelare
una crepa Est/Oovest molto, molto antica…

Nella sua casa nel villaggio di Granchester vicino a Cambridge, il professore Christopher Andrew sta lavorando in questo momento in totale clausura al secondo volume dell’Archivio Mitrokhin che la Cia ha giudicato come la più completa informazione mai ricevuta da qualsiasi fonte. Loro, ovviamente, si mangiano le mani perché quando nel 1992 Vasili Mitrokhin prese un treno da Mosca per “un certo stato baltico”, presumibilmente l’Estonia – con “un campionario dei suoi prodotti” andò prima all’ambasciata americana che non volle credere all’autenticità del suo straordinario racconto. Allora Mitrokhin proseguì fino all’ambasciata inglese dove l’addetta del Sis (servizi segreti britannici) lo accolse a braccia aperte e organizzò un secondo incontro il mese seguente. Lì fu combinato che lui e la sua famiglia sarebbero stati portati di nascosto in Inghilterra mentre i 2000 documenti da lui nascosti nei bidoni del latte sotto la sua dacia furono portati fuori da Richard Tomlinson, lo scienziato di Cambridge e agente del servizio segreto che ora dopo un forte esaurimento nervoso sta pubblicando su Internet da Ginevra una lista degli agenti segreti inglesi all’estero e dichiara il coinvolgimento degli inglesi in colpi contro Milosevic, Diana Spencer e Gheddafi.

Gli uomini venuti da Mosca Questo archivio non sollecitato è stato forse più drammatico del successo del Kgb con i “Cinque di Cambridge” ed è anche simile poiché motivato ideologicamente. Ai giovani studenti comunisti di Cambridge furono date istruzioni dal Comintern negli anni Trenta di nascondere le loro convinzioni e di infiltrarsi nel “British Establishment”. Quando nel 1951 fu decifrato il codice russo e si scoprì la spia atomica Donald Maclean, quest’ultimo fu avvisato da Guy Burgess ed insieme scapparono a Mosca lasciando la quinta spia allo scoperto. Philby aveva fatto rapidamente carriera nei servizi segreti fino a divenire capo del controspionaggio anti Russo e poi capo a Washington in consulta con la Cia. Nell’MI5, il servizio di sicurezza interno, erano convinti della sua colpevolezza ma non avevano prove sufficienti per un processo. Come commentò l’allora ministro degli esteri Harold Macmillan, “Quando il mio guardacaccia spara a una volpe, non la espone davanti al salotto del presidente della caccia alla volpe, ma la nasconde sotto terra. Ma non si può semplicemente fucilare una spia come in tempo di guerra. Bisogna processarla… meglio scoprirla e tenerla sotto controllo. Non prenderla”. Così successe a Philby: l’MI6 (servizi segreti all’estero) lo spedì a Beirut nel ’56 come corrispondente dell’Economist per vedere cosa avrebbero fatto i Russi. Le nuove prove, incontestabili, contro di lui costrinsero i sovietici a portarlo a Mosca di nascosto. Qui, il lungo interrogatorio durato tre anni (fatto senza precedenti) e il suo isolamento dimostrano i sospetti. Graham Greene, per tutta la vita agente segreto del SIS/MI6 lo incontrò tre volte a Mosca, scrisse l’introduzione alla sua autobiografia “La mia guerra silenziosa”, e il romanzo “Il fattore umano” su una talpa inglese in Russia.

La lezione di Mitrokhin È nel contesto di questo gioco di bluff e contro bluff, essenza del controspionaggio, che dobbiamo considerare la reazione iniziale all’approccio di Mitrokhin e domandarci perché sia stato ritenuto necessario essere così circospetti riguardo la pubblicazione dell’archivio. Alcuni “nomi” potrebbero essere ancora attivi e potrebbero condurre ad altri non ancora conosciuti, altri potrebbero essere “girati” facendo un doppio gioco. Il vecchio Kgb potrebbe essersi sdoppiato nel Svr (sicurezza esterna) e nel Fsb (sicurezza interna), ma tutti i primi ministri di Eltsin come Sergei Stepashin sono stati a capo dei servizi di sicurezza (e Yevgeni Primakov, probabilmente il prossimo presidente russo, il cui nome in codice nel Kgb è “Maksim”, è l’originale di Karla, l’avversario russo di George Smiley nei romanzi di spionaggio di John Le Carré, un alto ex-ufficiale di MI6). Con l’ex-Kgb al controllo di gran parte dell’infrastruttura finanziaria e industriale russa siamo di fronte a un altro caso del detto di Tancredi Falconieri: “È necessario che tutto cambi in modo che tutto possa rimanere uguale”. Se c’è una lezione da imparare dall’archivio è la misura in cui la politica interna ed esterna dell’Unione Sovietica era controllata dal Kgb, il che probabilmente permise al sistema di durare. Vasili Mitrokhin divenne un defettore ideologico perché vide questa incapacità di cambiamento del sistema. Dopo la denuncia di Stalin da parte di Kruscev nel ’56, Mitrokhin fu considerato troppo entusiasta nel condividere questa critica e non fu spedito come spia all’estero dal Kgb.

La Primavera di Praga del ’68 lo deluse ulteriormente per l’inabilità di riforma del sistema e suoi superiori nel ’72 lo spostarono su un binario morto dandogli il compito di trasferire l’intero archivio del Kgb – dal 1918 in avanti – dalla Lubyanka ai nuovi quartieri generali di Yasenevo nei boschi intorno a Mosca.

Ispirato dagli scrittori dissidenti “samizdat”, lui unico uomo ad avere accesso all’intero archivio procedette a scrivere la sua personale storia segreta del Kgb. Quello che abbiamo sono i 2000 documenti che lui considerò importanti e che si portò a casa dal 1972 al suo pensionamento nel 1984.

Gli studi dell’MI6 Dal 1992 al 1996 l’archivio è stato studiato dall’MI6 e le informazioni rilevanti sono state condivise con gli americani, i tedeschi e i francesi. Non si sa quando gli italiani siano stati informati formalmente. Nel 1996 il ministro degli esteri conservatore Malcolm Rifkind incaricò Christopher Andrew di scrivere una storia “ufficiale” del Kgb basata sull’archivio. Lo spionaggio è la materia del professore e completa una trilogia insieme con la sua storia del Sis e quella della Cia. Il presidente Clinton ne diede una copia firmata al neo-direttore della Cia alla sua nomina. L’archivio Mitrokhin è una parabola di ammonimento sull’estensione dei tentacoli del Kgb e sul rischio di catastrofe nucleare negli anni ’60 e ’80. Ci dà speranza il fatto che mentre negli anni Trenta l’Unione Sovietica poté facilmente reclutare spie spinte da ideologia, negli anni Settanta fu l’Occidente che poté contare su tali reclute. Inoltre mentre è facile spiare in società aperte come l’Occidente è difficile interpretare questa ricchezza di informazioni da parte di società chiuse come quelle del blocco orientale. Per esempio, a lungo in tempo di guerra il Kgb credette che i Cinque di Cambridge fossero doppi agenti inglesi perché Stalin, che insisteva sulle sue interpretazioni, era convinto che ci fosse una vasta rete di spie contro la Russia, cosa che i Cinque non avevano mai riferito. Infatti Churchill bandì qualsiasi tipo di spionaggio contro l’Unione Sovietica per non incoraggiare i sospetti di Stalin. D’altro canto i maggiori successi di spionaggio furono contro i suoi alleati Gran Bretagna e Stati Uniti, dove l’amministrazione di Roosevelt fu pesantemente penetrata, e non contro la nemica Germania. A Yalta e Potsdam, Stalin era a conoscenza di tutte le posizioni nei negoziati degli americani e degli inglesi.

La rete in Italia L’Italia ha un posizione di una certa importanza su questo fronte di battaglia nella guerra di spionaggio e contraspionaggio attraverso l’Europa, mentre il Vaticano è la base del “sabotatore ideologico” Karol Wojtila. “Se il Papa fosse morto nell’attentato del 1981, il Kgb sarebbe stato più che felice. Ma non c’è nessuna evidenza nei documenti esaminati da Mitrokhin che esso fosse coinvolto nell’attentato alla sua vita”, scrive Christopher Andrew. L’eurocomunismo era visto come un tradimento ispirato dall’Italia dove il Pci era stato in precedenza considerato un’utile quinta colonna in un’eventuale invasione sovietica. Prima della guerra, quando la Gran Bretagna era considerata il principale nemico del Kgb, il furto dei libri dei codici dall’ambasciata britannica a Roma da parte dei domestici italiani fu il più grande trionfo dello spionaggio russo. Nel dopoguerra, nel conflitto fra America e Russia, Roma con il suo grande partito comunista forniva una utile base per lo spionaggio soprattutto nel settore in cui eccelleva il Kgb, l’importante area di scienza e tecnologia. In America compagnie come la Du Pont, IBM e Westinghouse furono infiltrate con successo e l’Italia poté procurare delle scorciatoie in un’area di ricerca simile. La lista degli agenti Kgb, forse incompleta per ragioni di controspionaggio, mostra motivazioni e affiliazioni politiche di larga portata. Già nel 1977 il Kgb concluse di “avere in Italia una rete di agenti di fiducia” in tutti i dipartimenti di governo e i principali partiti politici. D’altro canto Wojtila e Berlinguer dopo “lo strappo” furono visti come due dei peggiori nemici del Kgb ovunque. Dopo “il vigliacco ripudio del Leninismo” di Berlinguer nel ’76 il capo del Kgb Andropov progettava di calunniare il leader del Pci con l’accusa di possedere dei terreni in Sardegna e di essere coinvolto per decine di miliardi di lire in appalti edili dubbi. Ciò nonostante quell’anno il Kgb continuò a sovvenzionare il Pci per 6,5 milioni di dollari. Dopo il sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse nel 1978, l’ambasciatore russo disse al suo collega cecoslovacco “Avete guadagnato una lira di beneficio nel sostenere le Brigate Rosse, ma avete fatto un danno cento volte maggiore”. Colpevole per associazione, il Kgb fu limitato nei metodi utilizzati per avanzare il suo candidato Cossutta. In Italia il Kgb dovette accettare la sconfitta, e non fece in tempo a utilizzare la lezione per salvare la Polonia e il resto del castello di carta del Patto di Varsavia. Per Christopher Andrew è inevitabile che continui ad esserci un conflitto di interesse poiché il collasso del sistema sovietico ha rivelato una crepa Est/Ovest molto più antica, che risale alla fondazione di Constantinopoli come la nuova Roma nel 330 dC e allo scisma del 1054 fra le cristianità ortodossa e cattolica. L’Est ortodosso fu invaso dall’Islam e l’Ovest cattolico fu diviso dal protestantesimo, ma per lo storico Norman Davies “dal tempo delle crociate gli ortodossi videro l’Ovest come la causa di un asservimento peggiore dell’Infedele”. Perciò Roma rimarrà al centro di quella battaglia ideologica finché continuerà “la grande partita” così definita da Rudyard Kipling nel suo romanzo “Kim” da cui Kim Philby prese il nome.

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