Rimini. La pacifica rivoluzione

Da Sirchia a Bersani. Da Montezemolo a Realacci. Da Maroni ad Agnelli. Oltre150 incontri, mostre, spettacoli teatrali e sportivi. E poi decine di testimonianze di opere tra i poveri e nel Terzo Mondo. In un’estate contrassegnata dalle violenze e dalle polemiche sul G8, l’evento che ha sorpreso per la sua capacità di proposizione e di dialogo con tutti. “Vi spiego perché il Meeting ha funzionato”. Il (molto personale) bilancio della manifestazione di un leader della kermesse ciellina
di Giorgio Vittadini*

Qualche amico mi ha fatto, all’inizio del Meeting, un’osservazione fondamentale: «Ciò che viene detto, negli incontri e nelle interviste non può non partire che da un’esperienza personale del nostro carisma che si fa mentre si svolge il Meeting». È ciò che è accaduto, in miriadi di avvenimenti ogni giorno. In Eduardino di Bahia, in Rose di Kampala, nei medici impegnati contro l’ebola in Uganda, in Giulia del Kazakistan, in padre Berton della Sierra Leone, in Anna Lidia impegnata contro la fame a San Paolo, in ogni azione dell’Avsi si è visto il desiderio di condivisione del bisogno, l’intelligenza di progetti che nascono per la passione all’uomo, la capacità di educazione a una responsabilità personale e un “fare con”, impossibili per ogni ideologia. Lo spettacolo su Barabba, l’incontro con Muti, la mostra sui realismi e ogni altra mostra hanno mostrato la curiosità desiderosa del vero e del bello ovunque si manifesti. impossibili per ogni ideologia. Gi interventi di don Giussani – sul Corriere della Sera e l’ultimo giorno del Meeting – di Cesana, di Molteni, di Carron, di don Pino, di Albacete hanno raccontato un’esperienza di Cristo percepito come Eterno che si è fatto volto amico, Misericordia che perdona il peccato e valorizza il significato vero di ogni cosa e persona.

Ma proprio questa affermazione di una esperienza del vero così amica di chiunque parta dal proprio desiderio, e voglia un progresso, uno sviluppo che rispetti «l’infinito che è nel cuore dell’uomo» ha reso il Meeting di quest’anno luogo ove ognuno ha potuto raccontare il “meglio di sé”. Così mons. Sepe, mons. Gonzales, Mons. Twal, Andreotti, Farina hanno mostrato perché la Chiesa è sempre stata “madre”. Umberto Agnelli ha commosso quando ha raccontato della morte di suo figlio con un animo ferito, rispettoso del Mistero, pieno di una domanda sommessamente espressa. Montezemolo, Riello, Ambrosetti, Marina Salomon e tanti imprenditori hanno descritto la loro azienda come frutto della loro creatività e fattore dello sviluppo per tutti. Realacci, Furio Colombo, Battista, Galli della Loggia, Bersani, la Turco, Barberini hanno fatto ricordare l’amore alla giustizia del padre di Giussani vecchio socialista. Formigoni, Maroni, la Moratti, Sirchia, Monti e tanti altri hanno testimoniato che il “più società meno Stato” non è più una utopia. Vive in un corpo sociale, visibile ed incontrabile. E può diventare principio ispiratore di riforme nella sanità, nella scuola nel non profit, nel lavoro. I dibattiti sulle cellule staminali, sulla lotta dell’AIDS, sullo studio del cervello, sull’origine dell’universo, hanno mostrato una scienza che tenta di rendere migliore la vita dell’uomo rispettandone il Mistero che ne è l’essenza. Si potrebbe continuare raccontando di interviste diventate dopo poco dialoghi appassionati sulla verità, e di tanti altri incontri. Ci sarà spazio per farlo e ci sarà chi lo farà. Ma rimane la percezione di un luogo, che continua nell’esperienza quotidiana del movimento, ove nulla è un “pretesto”, tutto si muove cercando la sua verità.

*Presidente Nazionale della Compagnia delle Opere