«Noi cristiani del Centrafrica siamo spaventati: i ribelli islamici devastano le missioni, non sembra esserci via d’uscita»

Padre Aurelio Gazzera, missionario nella Repubblica Centrafricana dal 1992, racconta a tempi.it la situazione nel paese dopo il colpo di Stato

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«Noi siamo abituati ai colpi di Stato, negli ultimi 20 anni ce ne sono stati uno dietro l’altro ma questa volta è diverso». È preoccupato padre Aurelio Gazzera, missionario carmelitano presente nella Repubblica Centrafricana dal 1992. Dal 2003 è di stanza a Bozoum, cittadina di 25 mila abitanti, tra le meno sconvolte dalle scorribande dei ribelli islamici Seleka, che il 24 marzo scorso hanno effettuato un colpo di Stato che ha portato alla guida del paese Michel Djotodia. «Di solito gli effetti si si esauriscono in un paio di giorni, qualche saccheggio nella capitale e poi finisce lì, il nuovo governo riprende le sue funzioni e fa il suo lavoro – racconta padre Gazzera a tempi.it – Da due mesi invece continuano saccheggi e violenze, il sistema amministrativo scolastico è ancora in alto mare, è un dramma infinito e non si vedono miglioramenti. Non sembra esserci via di uscita».

Chi sono questi nuovi ribelli Seleka e come trattano la popolazione?
Si comportano malissimo. È tutta gente che arriva dall’estero, dal Ciad e dal Sudan, non parlano né francese né sango, la lingua nazionale, quindi è anche difficile discutere con loro. Inoltre c’è il problema della religione: la maggior parte sono musulmani e volontariamente o no, di fatto hanno preservato i commercianti islamici e hanno attaccato i cristiani.

Si parla di chiese saccheggiate e missioni devastate.
Tutte le missioni hanno avuto danni e problemi, soprattutto nella zona centrale e orientale. Qui a Bozoum abbiamo avuto meno problemi perché ci hanno portato via solo una macchina. Siamo stati preservati, credo, perché in città è presente il consolato del Ciad, che influisce molto. Noi poi siamo rimasti qui, nonostante la violenza, la gente non è scappata, con la popolazione abbiamo un buon rapporto, abbiamo le nostre scuole e molti hanno fatto pressione perché non fosse disturbata troppo la nostra missione.

Alle altre cosa è successo, invece?
Alcune sono state spazzate via: i ribelli arrivano e portano via letteralmente tutto, qualunque cosa. Non hanno più niente. Molti missionari sono stati costretti a fuggire. Delle chiese sono state saccheggiate, case bruciate e spazzate via, anche le ong sono state colpite.

Qual è la situazione a Bozoum ora?
È abbastanza tranquilla. Abbiamo riaperto le scuole (nella foto), che erano state chiuse. Lunedì scorso i professori sono tornati in classe e sono arrivati anche una ventina di bambini.

I vescovi hanno accusato i ribelli di voler trasformare la Repubblica Centrafricana, a maggioranza cristiana, in uno Stato islamico.
Non so se vogliano davvero farlo, io non sono così pessimista, però è vero che nel nuovo governo più della metà dei ministri sono musulmani, mentre loro qui rappresentano solo il 15 per cento della popolazione. Quindi è evidente che vogliono fare pressione in questo senso. I settori chiave ce li hanno tutti in mano loro.

I cristiani come vivono questa situazione?
Sono molto spaventati e c’è molta tensione anche perché questi ribelli continuano a sparare, creano posti di blocco a destra e a sinistra e quindi non ci si può muovere liberamente nel paese. Io sono preoccupato sia dalla tentata islamizzazione del Centrafrica sia dal contrario. Infatti sta nascendo dappertutto un sentimento anti-islamico, molti vorrebbero reagire e attaccare i musulmani, saccheggiarli. Questo non è incoraggiante anche perché molti musulmani non sono d’accordo con i ribelli e non si trovano a loro agio.

Il nuovo presidente ha promesso che nel 2016 si terranno regolari elezioni.
Il nuovo presidente dice tante cose… È una persona che ha sempre sostenuto che la priorità è la sicurezza ma non ha mai fatto niente per questo, dice che l’islam non è un problema, che il paese è laico, ma poi i suoi non si comportano così. Loro parlano ma poi non agiscono. Sinceramente non so neanche come faranno a restare al potere un anno e mezzo. Il presidente è talmente scarso che è anche probabile che la situazione venga rovesciata ancora da un altro colpo di Stato. La situazione è davvero instabile e potrebbe esserci un’altra ribellione. Del resto, dopo due mesi non c’è stato nessun miglioramento e la gente è preoccupata.

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