Referendum Irlanda. La realtà sui bambini Down che fa male agli abortisti

I pro-choice si scagliano contro i cartelli affissi nell’isola: «In Gran Bretagna il 90% dei bambini con Sindrome di Down vengono abortiti». Ma nessuno li smentisce.

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«In Gran Bretagna il 90% dei bambini ai quali è diagnosticata la Sindrome di Down vengono abortiti». Questo è il messaggio veicolato da uno dei tanti cartelli affissi per le strade di Dublino e tutta l’Irlanda. L’obiettivo è rendere consapevole la popolazione dell’isola di quello che succederà se al referendum di venerdì vincerà il “sì”, cioè l’abolizione dell’ottavo emendamento dell’articolo 40 della Costituzione, nel quale si afferma che la madre e il bambino non ancora nato hanno gli stessi diritti. «L’aborto discrimina, non permettere che accada anche qui», continua il manifesto.

«CAMPAGNA SBAGLIATA». Il cartello ha scatenato i pro-choice irlandesi, che hanno accusato la “lobby anti-aborto” di strumentalizzare a «scopo di propaganda» i bambini affetti dalla trisomia 21. Il primo ministro, Leo Varadkar, ha criticato i manifesti spiegando che la campagna è «sbagliata».

DIRITTI RIPRODUTTIVI. Nel dibattito è entrato anche il dottor Chris Kaposy, padre di un bambino affetta da trisomia 21 e bioeticista sostenitore della legittimità dei test prenatali pur all’interno di una «prospettiva positiva della disabilità». Secondo il medico, riporta il Guardian, «è sbagliato usare le persone come mio figlio per limitare i diritti riproduttivi. È difficile dire se [la vittoria del sì] porterà all’aborto di questi bambini, dal momento che la Sindrome di Down non mette a repentaglio la vita della madre» .
CHI TUTELA DAVVERO QUESTI BAMBINI? Né il premier Varadkar né il medico mettono però in discussione il contenuto del manifesto: in Gran Bretagna i bambini Down sono quasi scomparsi, così come in Francia e in molti altri paesi europei. E per quanto Kaposy speri che sempre più famiglie scelgano di non scartare prima della nascita questi bambini, «che possono condurre vite prospere», la realtà racconta un’altra verità. Quella scritta nel manifesto, che tutela davvero i bambini con Sindrome di Down, ma che per i pro-choice è lo stesso «sbagliato».

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