Rassegna stampa/1 Una donna del Caucaso è la responsabile della strage di Mosca

Dovrebbe essere una donna il kamikaze che ieri all’aeroporto di Domodedovo si è fatto esplodere uccidendo almeno 35 persone e ferendone altre 168, tra cui un italiano. La terrorista era accompagnata da un uomo, il quale si trovava dietro di lei. L’onda d’urto gli ha staccato il capo. Si tratterebbe della testa mozzata, appartenente a un trentenne dai tratti somatici arabi

Potrebbe essere stato opera di una donna originaria del Caucaso settentrionale l’attentato suicida di ieri all’aeroporto di Domodedovo, a Mosca, nel quale hanno perso la vita almeno 35 persone e altre 168 sono rimaste ferite, compreso un cittadino italiano, Romano Rosario che non è in pericolo di vita: lo hanno riferito fonti riservate delle forze di sicurezza russe, citate dall’agenzia di stampa statale ‘Ria-Novosti’.

«L’esplosione è avvenuta nel momento in cui la presunta attentatrice suicida ha aperto la propria borsa», hanno spiegato le fonti. «La terrorista», hanno continuato, «era accompagnata da un uomo, il quale si trovava dietro di lei. L’onda d’urto gli ha staccato il capo». Si tratterebbe della testa mozzata, appartenente a un trentenne dai tratti somatici simili a quelli arabi, ritrovata tra le macerie dagli inquirenti qualche ora dopo la strage. Le stesse fonti anonime hanno, quindi, evidenziato come l’attacco dinamitardo recasse tutte la caratteristiche tipiche degli attentati perpetrati dagli estremisti del Caucaso del Nord, dunque anche della Cecenia. «Questo atto di terrorismo», hanno sottolineato, «ha seguito il classico schema adottato dai terroristi provenienti dal Caucaso settentrionale».

Sarebbe dunque una donna il kamikaze che
“con addosso un carico di cinque, sette o forse due chili di tritolo entra indisturbato nella hall del migliore aeroporto di Mosca, priva di metal detector, e in mezzo alla folla che attende l’arrivo dei passeggeri dei voli internazionali e si fa esplodere, o viene «esploso» a distanza, tra i carrelli dei bagagli, i tassisti abusivi e un caffé dal menù asisatico. E’ il set del ritorno del terrore a Mosca, allo scalo di Domodedovo fiore all’occhiello della capitale, il preferito dagli stranieri per l’assenza delle lunghe code e dei ripetuti controlli che affliggono invece l’altro grande aeroporto cittadino, il «sovietico» Sheremetevo” (Stampa, p. 2).

“Dai vertici il primo a parlare è Medvedev:
in tv appare scosso, persino commosso, in difficoltà. Chiede di trovare subito i colpevoli, ordina misure di sicurezza straordinarie in tutta la capitale, controlli speciali in aeroporti, metro, stazioni ferroviarie. Poi conferma: «terrorismo, attentato». Non nomina il «kamikaze caucasico» Medvedev, immediatamente additato come colpevole, la solita «pista cecena» [che] avrebbe avuto tre complici in città” (Stampa, p. 2).