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Questa sì che è scuola

marzo 27, 2018 Virginia Varriale

Il racconto di una professoressa che quest’anno ha partecipato con i suoi studenti alle “Romanae Disputationes”. «Hanno intuito che la bellezza ha a che fare con una verità»

Le Romanae Disputationes nascono da un gruppo di giovani professori e studiosi che nel 2013 decide di non fermarsi di fronte alla ripetitività dell’esperienza didattica, ma, anzi, desidera portare la passione per la ricerca nelle aule scolastiche e vivere con i ragazzi un’esperienza di conoscenza condivisa. Grazie all’associazione Tokalon, nel 2014 nasce così il “Concorso nazionale di filosofia per le scuole superiori” che riunisce in un solo evento migliaia di ragazzi e di docenti per riflettere ogni anno su un tema di rilevanza filosofica, sociale e culturale. In questi anni hanno partecipato più di dodicimila studenti di 150 scuole d’Italia. Sono 47 i professori universitari che sono stati coinvolti in queste cinque edizioni. L’edizione di quest’anno (16 e 17 marzo) aveva per titolo “La natura del bello”, quella dell’anno prossimo avrà per tema “Un extreme desire. Natura e possibilità del desiderio”.
Qui di seguito pubblichiamo il racconto di una professoressa che quest’anno ha partecipato con i suoi studenti alle Romanae Disputationes.

La bellezza l’ho vista negli occhi dei miei studenti, quando a settembre ho comunicato loro che avremmo partecipato al Concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes e avremmo dovuto analizzare il tema del bello. Tante le domande ed ancor di più i dubbi su come prepararsi per gli age contra e come essere originali per la realizzazione del video. Poi l’entusiasmo ha preso il sopravvento ed ogni lezione di filosofia è stata anche un modo per riflettere sul bello, attraverso gli autori che studiavamo e che interrogavamo sull’argomento che ci stava a cuore. Essi hanno seguito con interesse le lezioni del prof. Elio Franzini ed hanno compreso che il bello si scopre attraverso un secondo sguardo, che non si limita alla dimensione del visibile, ma è la capacità di essere commossi, è dono nei confronti del mondo; hanno intuito che la bellezza ha a che fare con una verità, quella della “condizione umana” che è sì finita, ma libera di esprimere se stessa.

Fare filosofia è vivere nella dimensione della consapevolezza: è imparare a porsi quelle domande che ci permettono di leggere e decifrare meglio il mondo nel bene e nel male. Come insegnante mi sono divertita ed ero coinvolta quanto gli studenti. Le Romanae sono un’opportunità di confronto e di crescita che va al di là delle pagine di un libro, un’esperienza che fa respirare le teste dei ragazzi, fa accendere gli animi per la “disputa” e li allena alla vita, imparando il rispetto per l’avversario, il valore della correttezza comunicativa, il pregio di una preparazione umanistico-scientifica che ti permette di avvalorare o indebolire tesi… ma soprattutto che la filosofia ti dota di uno sguardo più ampio e più profondo, ti educa alla libertà propria e altrui.

I ragazzi della IV E del Liceo Scientifico “Salvatore di Giacomo” di San Sebastiano al Vesuvio hanno avuto la possibilità di “fare insieme filosofia”: hanno scritto un testo, che facesse da filo conduttore del video; hanno studiato quali immagini potessero corrispondere al senso delle parole; hanno selezionato i luoghi dove girare le scene e poi, per caso, hanno conosciuto uno studente di un’altra classe, che compone musica e gli hanno chiesto di scrivere le note che facessero da sottofondo al loro cortometraggio. Vederli all’opera nelle vesti di scrittori, registi, musicisti ed attori, vederli mentre simulavano una disputa sul bello soggettivo e sul bello oggettivo, vederli impegnati per qualcosa che era più di un semplice compito, motivati perché erano loro stessi a mettersi in discussione. È stata un’esperienza di autentica “bellezza”, innanzitutto per me. Perché questo ha senso! Questa è scuola! E non è facile, quando è palese il tentativo del sistema contemporaneo di voler livellare e non differenziare le potenzialità dei nostri studenti. Puntare al cuore dei ragazzi è il fine. Non ci sono competenze che tengano, obiettivi trasversali e bla bla, ma solo la capacità di farli innamorare della conoscenza. E Romanae Disputationes ci riesce!

Quanta partecipazione e quanta adrenalina ho percepito nell’Aula Magna della Pontificia Università Tommaso d’Aquino a Roma nei giorni 16 e 17 marzo. L’impressione che ho avuto è che gli studenti presenti appartenessero ad un’unica scuola, e non faceva alcuna differenza se erano di Napoli o di Verona, ma tutti accomunati da uno spirito competitivo sano e coinvolgente. Ho osservato i miei ragazzi mentre dialogavano con quelli seduti più avanti; ho visto la gioia dei professori relatori di essere lì e condividere un’esperienza di conoscenza unica e vera; ho notato il foglio che tremava nelle mani dei ragazzi che facevano domande; ho scorto la delusione sul volto dei miei per non essere stati premiati, ma anche l’ammirazione per coloro che hanno vinto. Le piccole delusioni temprano, perché la realtà di Romanae Disputationes è un po’ un mondo in miniatura: ci si confronta con tante diversità e comincia a modellarsi non senza ostacoli la persona che sarai in futuro. Quanta bellezza ho vissuto insieme ai miei ragazzi!

Prof. Virginia Varriale, Liceo Scientifico Salvatore Di Giacomo di Sam Sebastiano al Vesuvio

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