Quando il calcio fa paura: Nigeria-Iran è la partita dei divieti

In Africa temono nuovi attacchi di Boko Haram e quindi vietano la trasmissione del match di stasera. Nella Repubblica islamica niente adunate nei cinema, ma partite trasmesse solo a casa con 10 secondi di ritardo

Da una parte i divieti di una nazione che ha paura, e che vuole ridurre il più possibile le occasioni per i terroristi di fare attacchi e attentati. Dall’altra, una repubblica islamica che ha posto un’infinità di paletti alla visione della Coppa del Mondo in scena in Brasile. Quanto è strana la sfida di questa sera tra Nigeria e Iran, esordio ufficiale al Mondiale 2014 delle due nazionali, inserite nel gruppo F con Argentina e Bosnia. Due stati separati da migliaia di chilometri, accomunati però da un simile timore verso il più grande evento calcistico, con origini ben diverse. Sugli spalti dell’Arena da Baixada di Curitiba ci si aspetta una festa libera e spontanea, ma non nelle due nazioni, dove invece il grido d’attesa dei Mondiali sarà soffocato.

BOKO HARAM CONTRO LA NAZIONALE. In Nigeria a far paura è Boko Haram, il gruppo terroristico che da ormai 4 anni semina morte nel nord del Paese. La loro avversione per tutto ciò che richiama l’Occidente li porta anche a guardare con sospetto alla Coppa del Mondo di calcio. Per questo nello stato di Adamawa, nord-est del Paese, la scelta delle autorità è stata quella di vietare la trasmissione dei match nelle tv di tanti bar, impedendo così ai numerosi appassionati che non hanno un apparecchio in casa di seguire le imprese delle Super Aquile di Stephen Keshi. Si temono attentati: già in passato ce ne sono stati di simili e le informazioni nelle mani dell’intelligence lasciano credere che Boko Haram si stia muovendo in quella direzione. Anche perché la Nazionale stessa è un “nemico” per i terroristi: in un Paese sempre più diviso, il gruppo di Keshi va in controtendenza, tenendo assieme alla perfezione giocatori musulmani e cristiani. I terroristi hanno preso di mira in particolare i cinque islamici della squadra, etichettandoli giorni fa come «traditori che si sono venduti per denaro alle indegne dottrine dell’Occidente».

L’IRAN E LE DONNE. In Iran, invece, i divieti sono di tutt’altro stampo, in un Paese dove alle donne non è concesso abitualmente di andare allo stadio: una realtà presentata nel 2006 dal regista Panahi, che nel suo Offside raccontò di un gruppo di ragazze costrette a travestirsi da uomini per andare a vedere una partita di calcio. Le scorse edizioni dei Mondiali furono proiettate nei cinema, quest’anno neppure quello: la partita potrà essere vista solo a casa, mentre i locali pubblici che sceglieranno di trasmettere le gare dovranno dotarsi di pubblica sicurezza e chiudere entro mezzanotte. Le ragioni sono diverse, a partire dal fatto che le autorità temono qualsiasi forma di adunata popolare. Con un’attenzione alla morale islamica: come riportato dalla Stampa, Bahman Kargar, uno dei capi della polizia, è sicuro che le donne ringrazieranno, poiché «quando gli uomini guardano le partite in tv si lasciano andare a commenti volgari e scurrili, non è certo l’ambiente ideale per una donna». Non solo: nel paese islamico le immagini dei match arriveranno con 10 secondi di ritardo, per tagliare eventuali inquadrature a tifose brasiliane in abiti troppo succinti. «È per preservare le famiglie», ha spiegato il direttore di una rete tv del Paese, Majid Zeinolabedi.