A prova di bambino (e non solo) – Ho letto Bravo, Burro! di John Fante

Un libro bellissimo, un’avventura di fantasia, attraversata da situazioni e storie reali, che ci trasporta in un Messico favolistico, assieme al protagonista Manuel e al suo asino coraggioso

Il più bel libro, di recente pubblicazione, che leggo da molto tempo. Per bambini? Per ragazzi? Decidetelo voi, io sono del parere di Lewis, la divisione per fasce d’età è un vezzo editoriale. Diciamo da quando un bambino comincia a leggere con sicurezza in poi. Ma non chiamatela, come leggo nell’introduzione al libro, “letteratura minore”. Meglio, nel panorama della letteratura infantile di produzione odierna, questa sì per minori, dove la parola più che un’età sta a indicare uno stato di inferiorità, (per cui pare scontato che un minore certe cose non le capisca e lo si debba istruire e ammaestrare), difficilmente un bambino trova storie in cui potersi immedesimare, racconti e avventure affascinanti che gli aprano gli occhi sulla terra e sul cielo. Storie che resistano al tempo.

Per tutto questo e molto altro Bravo, Burro! di John Fante, ed. Einaudi, il libro del grande scrittore italo-americano (ce ne fossero altri oggi a dedicare il loro ingegno ai ragazzi), si discosta dalla catalogazione, per entrare nell’olimpo dei più bei libri per ragazzi mai scritti. Dopo la prima pubblicazione datata 1970 non fu più ripubblicato, fino a questa ristampa, tradotta anche in italiano, di fine 2010.

Un’avventura di fantasia (non fantasy) se pur ispirata e attraversata da situazioni e storie reali, che ci trasporta in un Messico che un po’ ricorda i telefilm di Zorro. La storia di un bambino e del suo asinello dal cuore coraggioso, è il filo che riunisce avventure e altri personaggi che anche quando solo tratteggiati, si ergono, vivi, davanti a noi. Un’avventura che scorre come un film, (J. Fante fu anche sceneggiatore). Mitica su tutte la cattura del grande toro Montagna Nera.   

I personaggi si muovono tra le pagine. Il padrone dell’hacienda dove lavora il padre di Manuel, il signore che si cura dei suoi possedimenti con lungimiranza e dei suoi uomini con affetto e giustizia. In uno dei più bei capitoli del libro, “Giustizia” (dove la frase “letteratura minore” risulta definitivamente ridicola) si comporta come una sorta di re Salomone. Il suo amico Hermano, l’amico più fidato, un servo, saggio e previdente. Il figlio di don Francisco introduce nel libro il tema della discendenza e della novità rispetto alle tradizioni, del rapporto tra padri e figli. Senza dimenticare l’asino El Valiente e il toro Montagna Nera e la loro caratterizzazione quasi umana, come da favola che si rispetti. Un breve e discreto spunto ecologista lo rende modernamente, provvidenzialmente, votato.

E poi c’è Manuel, il bambino per cui la frase “La fede muove le montagne” vuole letteralmente dire ciò che significa, Manuel e il suo rispetto per il coraggio di un piccolo asino, il burro del titolo, Manuel e il vedere nelle storie di grandi uomini ripetute a scuola solo storie, senza vita e coraggio, se vita e coraggio non attraversano la realtà. E soprattutto c’è il rapporto di Manuel col padre, e qui sta la grandezza e la novità diversa del libro. Un padre ubriacone che in un qualsiasi racconto, o realtà di oggi, sarebbe stato allontanato dai servizi sociali. Tollerato, accettato e continuamente perdonato dal padrone per amore del figlio Manuel e di una auspicabile redenzione. Compreso, rispettato e amato dal figlio da sempre, ben prima della sua redenzione finale. Un altro mondo. Grande avventura, ricca di speranza, commovente, allegra, epica.