Prima di ironizzare sulle Sentinelle in piedi, Scalfarotto farebbe bene a rileggere se stesso

Il relatore della legge ha cercato di smontare le proteste al suo ddl. «Il disperato tentativo di stare in equilibrio non può evitare di mostrare l’ambiguità del testo e la sua palese portata ideologica e liberticida»

Pubblichiamo il comunicato stampa delle Sentinelle in piedi – Il 3 gennaio, intervenendo a Radio 24 alla trasmissione “Si può fare, cronache da un paese migliore”, l’onorevole Ivan Scalfarotto, Pd, parlando del disegno di legge sull’omofobia e la transfobia di cui è relatore e primo firmatario, cercava di smontare le motivazioni che hanno portato le Sentinelle in Piedi a manifestare in migliaia negli ultimi mesi in oltre 15 piazze italiane. (Qui il link della puntata, minuto 19).

In particolare l’onorevole, nel tentativo di smentire la portata liberticida della legge, evocava il cosiddetto sub-emendamento Gitti, ovvero la modifica legislativa che dovrebbe “salvaguardare” la libertà di opinione sull’omosessualità e che – afferma lo stesso Scalfarotto in trasmissione – “è stata una delle questioni che ha fatto sì che il movimento omosessuale italiano non si sia detto soddisfatto della legge”.

Certamente l’onorevole, come gran parte dei politici, è abituato a cambiare le carte in tavola e a piegare la realtà a seconda della platea cui si rivolge. Se in radio infatti afferma che “libere manifestazioni di pensiero non sono punibili”, solo il 20 dicembre scorso per tranquillizzare i movimenti gay insoddisfatti del testo, poiché lo considerano troppo morbido, spiegava:

«Il sub-emendamento Gitti in realtà è molto meno preoccupante di come sia stato descritto. Basta leggerlo. Vi si dice che non costituiscono atti di discriminazione le condotte delle organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto a queste condizioni:

  • a. se sono conformi al diritto vigente;
  • b. se sono assunte all’interno (non all’esterno) della organizzazione;
  • c. se si riferiscono all’attuazione di principi e di valori di rilevanza costituzionale.

Tutto questo solo «ai fini della presente legge». Questo vuol dire che se vi è un’altra norma che stabilisce un divieto di discriminazione (per esempio: norme sul divieto di discriminazione sul lavoro), queste non vengono sanate da questo emendamento. Si tratta solo di una scriminante ai fini della legge penale, non di una scusante di carattere generale».

In altre parole la norma in questione è un capolavoro di ambiguità politica frutto di un compromesso fatto da un lato per far credere che chiunque possa divulgare le proprie idee se si agisce all’interno di un’associazione, e dall’altro per tranquillizzare la lobby gay e poiché le opinioni contrarie potranno essere espresse soltanto a porte chiuse, e dunque solo all’interno di partiti, associazioni o organizzazioni religiose.

Ma Scalfarotto sul suo blog è ancora più chiaro e il 28 settembre scorso, rispondendo ad Alessandro Zen, di Sel, scrive:  «La legge in questo momento, salvo modifiche sempre possibili al Senato, dice solo che non costituiranno atti di discriminazione (ai fini della sola legge penale) le condotte organizzative prese all’interno di organizzazioni cosiddette di tendenza (partiti, sindacati, organizzazioni religiose eccetera) purché queste decisioni si riferiscano ai principi costituzionali che le ispirano. Di come stiano realmente – prosegue Scalfarotto nel post in questione –  le cose si è accorto invece benissimo Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, che ha dichiarato che con l’approvazione della stessa legge “andranno in galera coloro che sosterranno che il matrimonio gay è una porcheria e che l’adozione dei bambini da parte delle coppie gay un’aberrazione”».

Per rispondere al goffo tentativo dell’onorevole Scalfarotto di confondere le idee bastano dunque  le sue stesse dichiarazioni, nel disperato tentativo di stare in equilibrio non può infatti evitare di mostrare l’ambiguità del testo e la palese portata ideologica e liberticida dello stesso.

Curioso che Scalfarotto trovi esilarante il nostro vegliare silenzioso e numeroso, e che ironizzi sulla libertà d’espressione soltanto quando viene negata a chi non condivide le sue idee.

All’onorevole, che consiglia alle Sentinelle in Piedi di impiegare il proprio tempo in esercizi più utili, anticipiamo che presto renderemo noto il calendario delle veglie del mese di gennaio, che ci vedranno scendere in piazza in almeno 7 città italiane.