Pizzarotti incontra le famiglie e conferma l’abolizione del Quoziente Parma

Si è concluso con un nulla di fatto l’incontro pubblico, organizzato dal Comitato Famiglie Parma, all’Itis Leonardo Vinci della città tra il sindaco grillino e le famiglie

Le rette per gli asili nidi e le scuole materne comunali aumenteranno a Parma fino al 70 per cento. Senza agevolazioni per famiglie numerose e redditi bassi; né quelle che il Quoziente Parma aveva introdotto né altre, almeno per ora. Ieri il sindaco della città Federico Pizzarotti, primo cittadino del Movimento cinque stelle, ha incontrato le famiglie recandosi all’Itis Leonardo da Vinci per un pubblico confronto organizzato dal Comitato Famiglie Parma.

NULLA DA FARE, ALMENO PER ORA. Dopo aver ribadito il “niet” al Quoziente Parma, la misura voluta dalla precedente amministrazione e approvata in sede di consiglio comunale che offriva sconti sulle rette degli asili già abolita dai grillini, Pizzarotti ha risposto alle domande delle famiglie presenti. «Non siamo giunti a granché – è l’amaro commento di Giuliana Marcon, portavoce del Comitato – il sindaco, messo alle strette, si è dimostrato in evidente difficoltà e, ancora una volta, ha confermato di non voler riconoscere alle famiglie più numerose un equo trattamento in relazione a quelle che hanno meno figli e pari reddito». L’unica labile apertura ventilata dal sindaco nella direzione di una maggiore equità c’è stata quando ha detto che, quando ci ci sarà da votare il bilancio consuntivo, se ci saranno i fondi, qualcosa potrà essere fatto. «Non una gran risposta», continua Marcon, che aggiunge: «Non ci basta, ma almeno ha lasciato aperta una finestra per il dialogo: noi saremmo anche disposti a formulare nuove proposte».

PENALIZZATI ANCHE I PIU’ POVERI. A pagare il prezzo maggiore dell’abolizione del Quoziente Parma sono le famiglie numerose e con redditi più bassi. «Non è vero che il Quoziente Parma favorisce le famiglie ricche – spiega Fabrizio Pezzuto, membro del Comitato – l’eliminazione del Qp comporterà per la fascia più bassa dell’Isee (6.533,44 euro) aumenti del 17,83 per cento (2 figli), 17,02 per cento (3 figli), 53,74 per cento (4 figli) per le materne, e del 17,84 per cento (2 figli), 33,9 per cento (3 figli) e 53,72 per cento (4 figli) per gli asili nido. Aumenti analoghi sono previsti anche per le fasce immediatamente superiori», sia quelle fino a 15 mila euro, sia quelle fino a 20 e 30 mila euro. In termini assoluti, si tratta di aumenti che possono essere nell’ordine di una ventina di euro per chi ha redditi sotto i 15 mila euro, ma anche di centinaia di euro per famiglie con Isee che si attestano sui 20 mila euro ma che hanno quattro figli. E non è solo la definitiva scomparsa del Quoziente Parma a gravare sui già di per sé traballanti bilanci familiari: a settembre, infatti, aumenteranno anche le rette delle scuole materne e dei nidi per chi ha moduli Isee superiori a 35 mila euro, non certo importi da “ricchi”. Un balzello che, di fatto, fa seguito a quello già pesante dell’Imu: a Parma, infatti, le aliquote sono al massimo.

I SOLDI IN COMUNE CI SONO. Checcé ne dica Pizzarotti («il comune non ha i soldi», ha detto in un’intervista alla Gazzetta di Parma), il Quoziente Parma non ha un costo insostenibile per le casse comunali. «Il sindaco e l’assessore Capelli – spiega ancora Pezzuto – hanno confermato che il mantenimento del Qp fino a giugno 2013 dovrebbe costare circa  250 mila euro, nemmeno 500 mila euro, se si considera anche quanto già stanziato fino a dicembre, prima della sua abolizione; una cifra assolutamente marginale su un totale di 179 milioni di euro di spese correnti».