Partito per scassare tutto, è finito scassato. «San Gennaro facci il miracolo, liberaci da de Magistris»

Ieri davanti al Comune hanno manifestato mille persone. Anche le voci della cultura napoletana si schierano contro il sindaco. E lui? Risponde con un video

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Lo avevano soprannominato il nuovo Masaniello (anche se a dire il vero, dopo che lui stesso aveva dichiarato che «Mi sento più Masaniello che Robespierre»): ora però è Napoli a rivoltarsi contro allo stesso Luigi de Magistris, considerato dai suoi cittadini come una specie di alieno, mentre la città muore. Mille persone glielo hanno gridato in faccia, ieri, in una manifestazione davanti al Comune. Lui ha risposto oggi con un video su youtube, chiedendo pazienza: «Sei un vigliacco» gli stanno rispondendo in queste ore le associazioni dei cittadini e dei commercianti. Perché ciò che colpisce della clamorosa manifestazione di ieri, come sottolinea anche un editoriale di oggi di Marco Demarco, direttore del Corriere del mezzogiorno, è che la protesta non è cavalcata da partiti avversari, e nemmeno dai grillini dell’M5s: ma è animata e vissuta da professionisti, negozianti, gente abituata a dialogare in casa o in salotto, non a scendere con i fischietti, le croci e gli striscioni nelle piazze.

PROTESTA IN PIAZZA. Invece è proprio quello che sta accadendo in queste ore a Napoli. Imbestialiti per condizioni di vita rese ancora più assurde dagli ultimi piani dell’amministrazione de Magistris, mille napoletani sono scesi in strada. Oggi stanno già organizzando una serrata di tutti i negozi del centro storico per mercoledì 10 aprile. Ieri in piazza spiccava un cartello giallo, con su scritto: “San Gennaro facci questo miracolo, liberaci da de Magistris”. E poi, ancora, erano portate a spalla bare di cartone, per simboleggiare la morte dei napoletani e della città, e croci di carta pesta con la scritta “Satana vai via”. Uno speaker gridava da un megafono: «Sindaco ci hai scassato».

I FATTI. Ciò che colpisce è che ad un certo punto, ieri, i manifestanti dal megafono hanno chiesto rivolti al Comune se ci fosse qualcuno, in quelle stanze, che volesse loro rispondere. Nessuno: è calato il silenzio. De Magistris, di fronte ad una manifestazione che non si era vista nemmeno ai tempi di Rosa Russo Jervolino o di Antonio Bassolino, ha risposto solo in serata, e dal web. Eppure le cause sono davvero da addebitare ad una politica miope ai disagi di una città. Perché quello che accade in queste ore nasce da problemi specifici. Lo scorso 4 marzo, a Riviera di Chiaia, quartiere centralissimo e a densa popolazione di Napoli, è crollata l’ala di un palazzo abitato, proprio accanto ai cantieri Ansaldo per la nuova linea metropolitana. Un disastro che per fortuna non ha lasciato vittime, ma su cui la procura ha già aperto un fascicolo per disastro colposo con 22 indagati: dalle prime ipotesi fatte sin qui dai geologi, la causa sarebbero i lavori subìti dal sottosuolo del quartiere; causa anche di enormi voragini che spesso si aprono anche in mezzo alle strade, causando incidenti. Oggi ci sono 200 persone sfollate, 6 edifici sgombrati, un’intera strada chiusa.
In tutto questo caos, de Magistris cosa ha fatto? Mentre la procura ha bocciato il piano di risanamento del Comune, il sindaco ha organizzato la seconda tappa dell’America’s cup, che si terrà dal 13 al 21 aprile e che proprio a Riviera di Chiaia avrà il suo cuore pulsante. A Pasqua de Magistris ha fatto entrare in vigore il nuovo piano traffico per l’evento: che prevede il blocco totale del traffico in zona, anche ai mezzi pubblici. Significa, in parole povere, che la città è stata divisa in due, con una metà del tutto paralizzata, e isolata, dal resto. I commercianti hanno iniziato le prime proteste a marzo, implorando l’attenzione del sindaco, perché se con la crisi è già difficile lavorare, figurarsi quando si diventa del tutto irraggiungibili. de Magistris ha fatto spallucce.

LA REPLICA DI DE MAGISTRIS. Ieri il sindaco dev’essersi spaventato. Ha pregato i commercianti di revocare la serrata del 10. Ha risposto alle proteste dicendo che «l’America’s cup era stata decisa prima, è un evento a cui non possiamo rinunciare se non pagando una penale molto forte. Ma noi dobbiamo far sì che segni un vantaggio dal punto di vista economico, commerciale, lavorativo e turistico della nostra città. L’anno scorso è servita a ripulire l’immagine della città, oggi abbiamo gli alberghi pieni».
Evidentemente proprio così non è, stando alla replica che ha dato stamattina il presidente di Confcommercio Napoli, Pietro Russo: «L’economia è in ginocchio, la città dissestata. Le iniziative messe in atto finora dalla nostra associazione sono state ignorate dall’amministrazione comunale, che sta facendo scelte che giudichiamo non produttive. I danni ai commercianti partenopei sono incalcolabili. Scriveremo al Presidente della Repubblica per illustrare quanto sia delicata l’attuale situazione. Tra poco più di dieci giorni scatta la Coppa America. Rischia di essere un boomerang».

«PARLA COME SE NON VIVESSE QUI». Ma non basta. Oltre ai cittadini, oltre ai commercianti, si è mobilitato contro de Magistris anche il mondo della cultura. Lo ha fatto per bocca di Mirella Barracco, presidente della Fondazione Napoli 99, che si occupa da 30 anni della valorizzazione dei beni architettonici della città. Mercoledì, de Magistris ha aperto le Giornate per la Cultura. Tra i partecipanti anche Baracco, che però è rimasta basita ascoltando la relazione del sindaco: «Mi ha lasciato senza parole – spiega Baracco a tempi.it –. Ha parlato come se non vivesse in questa città, da giorni sempre più nemica dei suoi abitanti, costretti a viverla quotidianamente come una battaglia. Ogni volta che usciamo di casa dobbiamo fare dei programmi militari per gli spostamenti. C’è stato il crollo del palazzo, gli autobus più che dimezzati (anche per i problemi economici dell’azienda municipalizzata, con le vetture bloccate perché non si può acquistare la benzina o il metano). Insomma, da de Magistris ci aspettavamo qualche risposta concreta sulla sofferenza che la cittadinanza vive. E lui ha parlato di “immagine”. Di “evento”. Parole che per me acquisiscono un significato sinistro. La verità è che non ha un dialogo con i cittadini: Napoli l’immagine se la deve costruire con la sua vivibilità, con la gioia dei cittadini e non con due giorni di regate. Ci sentiamo presi in giro». “Ho votato de Magistris, me ne pento” recitava uno dei cartelli in piazza ieri.

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