Papa Francesco superstar della sinistra alla Scalfari (basta far finta che non sia cattolico)

Sullo Spectator Luke Coppen, direttore del Catholic Herald, parte dalle manipolazioni di Repubblica sulle parole del Pontefice per smascherare l’operazione dei nemici della Chiesa cattolica

La falsa immagine di papa Francesco data dalla stampa liberal rischia di danneggiare la Chiesa cattolica. Lo denuncia Luke Coppen, direttore del Catholic Herald, il più importante settimanale cattolico inglese. Molte persone, compresi i cattolici, pensano che Francesco sia un marxista e che abbia abolito i dogmi cattolici. «Ciò che conta è ciò che il vero Francesco dice e fa. E ciò dovrebbe essere più interessante anche dell’invenzione più avvincente». Purtroppo, osserva Coppen in un articolo apparso sullo Spectator, questo non succede. Anzi, «da quando è diventato Papa lo scorso anno, Francesco è stato dipinto come una superstar della sinistra liberale», e, prosegue il direttore del Catholic Herald, «ogni volta che si dimostra fedele alla dottrina cattolica – denuncia l’aborto, per esempio, o dice che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è una “regressione antropologica” – i suoi fan liberali fanno orecchie da mercante».

SUPERSTAR DI SINISTRA.  Coppen prende spunto da un editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblicasecondo il quale Francesco avrebbe “abolito il peccato”, per descrivere il fenomeno mediatico prodotto dalla stampa liberal. «Il suo umile passato (è un ex buttafuori), la sua avversione per gli orpelli di ufficio (cucina da solo i suoi spaghetti) e la sua enfasi sull’idea di una Chiesa per i poveri ha fatto sì che i liberali, anche gli atei, come Scalfari, suppongano che egli sia ostile ai dogmi. Ritengono, in altre parole, che il Papa non sia cattolico». Ovviamente non è vero, ma i media continuano a propagandare questa idea per ridurre il Papa a «nuovo eroe della sinistra». Si dice che i ritratti del Sommo Pontefice dovrebbero sostituire i manifesti di Obama sui «muri delle camere degli studenti di tutto il mondo». Non si tiene conto, contesta Coppen, che Francesco in una omelia ha denunciato il «progressismo adolescenziale». Francesco piace anche ai media omosessuali, come la rivista gay The Advocate, che lo ha nominato come persona dell’anno per la compassione che ha manifestato nei confronti degli omosessuali. «Ma non è stata certo una rivoluzione», osserva il direttore del Catholic Herald, visto che lo stesso Catechismo impone di «trattare le persone omosessuali con “rispetto, compassione e sensibilità”».  «Soltanto ribadendo la dottrina cattolica, tuttavia, Francesco è stato salutato come un eroe», prosegue Coppen, e pochi giornali hanno ripreso le parole di un vescovo maltese il quale confidò che «il Papa gli aveva detto di essere “scioccato” all’idea delle adozioni gay».

LA CHIESA HA BISOGNO DEI RICCHI. «Se chi ha sempre rappresentato la Chiesa come bigotta e indifferente ora è costretto a dare una seconda versione, papa Francesco può affermare che sta facendo il suo lavoro».  Infatti è riuscito a «cambiare il tono, senza cambiare la sostanza». Tuttavia la distorsione del suo messaggio da parte dei media porta a una nuova sfida per il Papa, avverte Coppen. Prima di tutto quella con i cattolici ricchi e conservatori. «Nella sua prima Esortazione apostolica, Evangelii Gaudium, Francesco ha respinto l’idea che la crescita economica, incoraggiata dal solo libero mercato, garantirebbe una maggiore giustizia», ma una sbagliata traduzione e la manipolazione dei media di sinistra ha fatto credere a molti che il Pontefice abbia promosso il marxismo. «C’è un prezzo da pagare nel permettere tali miti di crescere – denuncia Coppen – un prezzo che potrebbero essere stato pagato, per esempio, dall’arcidiocesi di New York, che forse perderà una donazione milionaria». La diocesi, prosegue il direttore del Catholic Herald, «sta infatti cercando di raccogliere 180 milioni dollari per restaurare la cattedrale cattolica della città, e un potenziale donatore ha detto di essere così offeso dalle parole inventate del Papa da voler rinunciare alla donazione».
«Sotto Francesco, la Chiesa si è profondamente impegnata in quello che i teologi chiamano “l’opzione preferenziale per i poveri”», prosegue Coppen, «ma per optare per i poveri, la chiesa ha bisogno dei ricchi. A pochi generosi milionari, per esempio, che finanziano la maggior parte delle iniziative cattoliche in Inghilterra e in Galles (tra cui una parte significativa della visita di Stato di Benedetto XVI nel 2010). Se solo uno di loro fosse stato ingannato dall’immagine distorta “marxista” di Francesco, la Chiesa qui sarebbe in difficoltà», conclude il direttore del Catholic Herald.