Papa Francesco non ha mai detto sì alle unioni gay né alle unioni civili come “male minore”

Miguel Woites, amico di Bergoglio e direttore dell’Agenzia di informazione Acia, smentisce la notizia riportata dal New York Times e ripresa da alcuni quotidiani italiani

Miguel Woites, amico di papa Francesco e direttore dell’Agenzia di informazione cattolica dell’Argentina (Acia), ha contestato la notizia riportata dal New York Times, che ieri campeggiava su molti quotidiani di sinistra in merito a una presunta apertura di Bergoglio alle unioni civili. Repubblica titolava: “Francesco l’abbraccio alle altre fedi e da cardinale disse: sì alle unioni gay”.

NESSUNA DICHIARAZIONE. In verità, non esiste infatti alcun virgolettato dell’allora cardinal Bergoglio sull’approvazione delle unioni civili come alternativa al matrimonio omosessuale, che sarebbero state avanzate dal cardinale nel corso di un incontro privato con i vescovi argentini nel 2010, quando il paese stava per approvare il matrimonio gay. A parlare di una proposta di Bergoglio sulle unioni civili come “male minore” era stato invece Sergio Rubin, fra i biografi dell’allora cardinale. Ma non esistono riferimenti certi, dato che Rubin avrebbe riportato le confessioni di qualche prelato senza però fare nomi. A sostenere la tesi del New York Times, anche le parole di Marcelo Marquez, teologo a favore dei diritti gay, che aveva spiegato che, pur opponendosi al matrimonio omosessuale, il cardinale non rifiutò il dialogo con lui, trovandolo aperto sulle unioni civili.

LE FALLE. Woites, intervistato dalla Catholic new Agency (Aci), ha fatto notare le falle nella ricostruzione della vicenda: «Non è vero. È un errore completo», ha dichiarato. Ma la colpa, secondo il giornalista, sarebbe proprio della fonte: il biografo di Bergoglio, Sergio Rubini, che «non ha mai detto chi gli disse quelle cose e quando gli furono rivelate». Non è corretto, ha continuato il Woites, «scrivere una cosa del genere senza una sola prova». Il giornalista, da direttore dell’Acia, ha sempre avuto rapporti stretti con tutti i vescovi argentini e ricorda che furono loro stessi «a criticare duramente l’articolo (del New York Times)» e che lo stesso «Rubin fu criticato dai vescovi argentini» per quanto riportato. Inoltre, sarebbe difficile credere alle parole del biografo visto che l’unica posizione ufficiale sui diritti e i matrimoni omosessuali Bergoglio la prese pubblicamente, in senso del tutto opposto, poche settimane dopo la riunione tra i prelati.

«L’INVIDIA DEL DEMONIO». In una lettera, l’allora cardinale chiese alle suore carmelitane di Buenos Aires di pregare perché «è in gioco qui l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. È in gioco la vita di molti bambini che saranno discriminati in anticipo (…). È in gioco il rifiuto totale della legge di Dio, incisa anche nei nostri cuori». Bergoglio parlò addirittura dell’«invidia del Demonio» che «cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio, cioè l’uomo e la donna che ricevono il comando di crescere, moltiplicarsi e dominare la terra». E, sottolineando la confusione presente, concluse: «Non siamo ingenui: questa non è semplicemente una lotta politica, ma è un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento) ma è una mossa del padre della menzogna che cerca di confondere e d’ingannare i figli di Dio», confondendo «perfino persone di buona volontà». Mentre nel libro Il gesuita. Conversazioni con il cardinale Jorge Bergoglio, il porporato spiegò che «la morale non cambia, l’abbiamo dentro di noi», e «la Chiesa predica ciò che ritiene sia il meglio per la gente, che realizza totalmente il loro compimento e felicità».