Papa Francesco: «La famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione di ogni famiglia»

Nel giorno del suo compleanno, il Pontefice ha svolto l’ultima Udienza dell’anno in San Pietro. «Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana»

Papa Francesco oggi compie 78 anni. All’Udienza generale alcuni religiosi argentini hanno offerto al Papa una torta coi colori del loro paese e lui si è fermato a soffiare le candeline. Il Pontefice ha tenuto oggi l’ultima Udienza generale dell’anno, riprendendo a parlare della famiglia. «La vicinanza del Natale – ha esordito il Pontefice – accende su questo mistero una grande luce. L’incarnazione del Figlio di Dio apre un nuovo inizio nella storia universale dell’uomo e della donna. E questo nuovo inizio accade in seno ad una famiglia, a Nazaret. Gesù nacque in una famiglia. Lui poteva venire come un guerriero, un imperatore» e invece sceglie di venire «come un figlio, in una famiglia. Questo è importante; guardare nel presepio questa scena tanto bella».
«Dio – ha proseguito Francesco – ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la città capo dell’Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata. Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: “Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”. Forse, in molte parti del mondo, noi stessi parliamo ancora così, quando sentiamo il nome di qualche luogo periferico di una grande città. Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini! E lì, era questa famiglia».

L’ADOLESCENZA DI GESU’. Cristo ha vissuto in questa periferia per trent’anni. È un periodo della vita di Gesù “normale”, ha spiegato il Pontefice. «Non si parla di miracoli o guarigioni, di predicazioni, – non ne ha fatta nessuna in quel tempo -; non si parla di predicazioni, di folle che accorrono; a Nazaret tutto sembra accadere “normalmente”, secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita». Lui «lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camice… tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare. Saremmo certamente inteneriti dal racconto di come Gesù adolescente affrontava gli appuntamenti della comunità religiosa e i doveri della vita sociale; nel conoscere come, da giovane operaio, lavorava con Giuseppe; e poi il suo modo di partecipare all’ascolto delle Scritture, alla preghiera dei salmi e in tante altre consuetudini della vita quotidiana. I Vangeli, nella loro sobrietà, non riferiscono nulla circa l’adolescenza di Gesù e lasciano questo compito alla nostra affettuosa meditazione. L’arte, la letteratura, la musica hanno percorso questa via dell’immaginazione. Di certo, non ci è difficile immaginare quanto le mamme potrebbero apprendere dalle premure di Maria per quel Figlio! E quanto i papà potrebbero ricavare dall’esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa – la sua famiglia – nei passaggi difficili! Per non dire di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda, e di sognare in grande! E Gesù ha coltivato in quei trent’anni la sua vocazione per la quale il Padre lo ha inviato… Gesù mai in quel tempo si è scoraggiato, ma è cresciuto con coraggio per andare avanti con la sua missione».

COLEI CHE CUSTODISCE. Papa Francesco ha invitato «ciascuna famiglia cristiana» ad accogliere Gesù, così come «fecero Maria e Giuseppe: ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo. Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare! Non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale. La famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia. E, come accadde in quei trent’anni a Nazaret, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia. Non è un caso, allora, che “Nazaret” significhi “Colei che custodisce”, come Maria, che – dice il Vangelo – “custodiva nel suo cuore tutte queste cose”. Da allora, ogni volta che c’è una famiglia che custodisce questo mistero, fosse anche alla periferia del mondo, il mistero del Figlio di Dio, il mistero di Gesù che viene a salvarci, è all’opera. E viene per salvare il mondo».