Papa Francesco “de sinistra”? Messori: «Deformazione propagandistica»

Lo scrittore fa un bilancio dopo due mesi di pontificato e sorride delle letture che riducono il papa a immaginetta pauperista. Papa Bergoglio è erede del cattolicesimo sociale, è mariano e francescano nel senso di obbediente

Papa Bergoglio “progressista”? Solo una certa lettura distorta ha potuto presentare il papa come un campione del progressismo militante, addirittura antigerarchico. Quasi un antipapa più che un papa. Oggi sul Corriere della Sera, Vittorio Messori fa il punto dopo più di due mesi dall’elezione al pontificato di Jorge Bergoglio. E scrive: «Appare sempre più giustificato un sorriso ironico. Quello col quale chi conosce la storia del cattolicesimo ha osservato il clima da “luna di miele” da parte di ambienti abitualmente ostili o almeno diffidenti nei riguardi della Chiesa romana. Anticlericali ben noti si sono detti commossi per il semplice “buonasera” nella prima apparizione a Conclave terminato, per il “buon pranzo” all’Angelus domenicale, per le scarpe da parroco di montagna, per la croce argentata invece di quella in oro, per il ricordo particolare inviato ai poveri, per la decisione di restare nella camera d’albergo».

«PAPISTI E REAZIONARI». Non una sincera ammirazione per papa Francesco, quanto una lettura distorta, con inni alla “svolta” della Chiesa dopo gli anni bui di papa Ratzinger. «Si inneggiava a un papa finalmente “de sinistra”, per dirla alla romanesca», scrive Messori.
In realtà, basterebbe conoscere un po’ della storia della Chiesa per sapere che non è così. Messori cita esempi di sacerdoti impegnati nel sociale (e ovviamente bollati ai loro tempi dai progressisti come «papisti e reazionari») come Cottolengo, Bosco, Murialdo, Faà di Bruno, Cafasso, Allamano, Orione, e solo «per restringerci al Piemonte». Perché, in realtà, tutta la storia d’Italia e della Chiesa è segnata da figure come queste, «protagonisti dell’aiuto sociale dato senza risparmio, anche a costo della vita. Diversi per origine, per storia, per carisma ma uniti, tutti, dall’obbedienza rigorosa alla fede e alla morale così come predicate dalla Chiesa».
Figure di santi che stanno in mezzo e aiutano quei poveri tanto disprezzati dai «governi liberali, spesso ispirati dalla massoneria». «Ebbene – scrive Messori -, papa Francesco è tra gli eredi di questa lunga e ammirevole tradizione di cattolicesimo detto sociale. Per una serie di equivoci e di deformazioni propagandistiche, si è imposto e vige ancora uno schematismo, secondo il quale l’impegno per gli ultimi si accompagnerebbe necessariamente a una prospettiva sedicente “progressista”. E, nel caso cattolico, “contestatrice”, eterodossa, polemica verso dogmi e gerarchie».
Tutto il contrario della verità e della storia. E questo vale ancor più per l’attuale pontefice, come ricorda giustamente messoti che ricorda che Bergoglio è polemico con «i suoi stessi confratelli gesuiti attirati dalle ideologie della Teologia della liberazione, ispirata al marx-leninismo. La sua azione tra gli emarginati argentini era guidata, come per tanti santi, dalla carità evangelica, non aveva bisogno di contestare Chiesa e Papi, di proporre nuove teologie e nuove morali per mettere in pratica l’esortazione di Gesù a farsi povero tra i poveri».

LA MADONNA E SAN FRANCESCO. Un papa, che come questi esempi di beati e santi, è “mariano”, non dimenticando mai in ogni sua omelia di richiamare l’esempio della Madonna, in una maniera molto diversa dalle «prospettive cristiane “adulte” e “aperte”» che rifiutano la devozione tradizionale alla Vergine, con santuari, pellegrinaggi, rosari. «Anche in questo, – scrive Messori – papa Francesco mostra la sua continuità con i fratelli nella fede che hanno scalato le vette della santità sporcandosi fino in fondo le mani nei bassifondi della società: tutti, senza eccezione, sono stati ardenti fautori di quella che sempre e solo hanno chiamato “la Madonna”».
Da ultimo, Messori riflette anche sul nome scelto da papa Bergoglio. La caratteristica del santo di Assisi era «l’obbedienza docile alla Gerarchia, la venerazione per il papato, l’orrore per l’eresia. L’uomo di Assisi fu un cattolico obbediente, non un rivoltoso o anche solo un critico della Chiesa istituzionale».