Omofobia, lettera aperta ai senatori: «Solo i regimi autoritari impongono il loro pensiero»

«Non esiste alcun motivo che renda necessaria la legge sull’omofobia, perché nel Paese non esiste un clima “omofobico”»

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Riceviamo e pubblichiamo da un nostro lettore questa lettera aperta che è stata inviata ai senatori in merito al Ddl Scalfarotto sull’omofobia. Questa iniziativa si aggiunge alle veglie, che le Sentinelle in piedi hanno organizzato negli ultimi cinque mesi in oltre 20 città portando migliaia di persone in piazza (clicca qui per conoscere le date delle prossime veglie), e alla manifestazione in difesa della famiglia organizzata dalla Manif pour tous Italia sabato 11 gennaio alle 15.30 a Roma, in piazza di Pietra.

Egregio Senatore,
affermo, innanzitutto, l’assoluto rispetto dovuto ad ogni persona umana, che non può mai essere discriminata per motivi di razza, religione, sesso, pensiero. Su ciò non si discute. Ho saputo che l’assemblea di cui Lei è illustre rappresentante ha in programma di discutere le legge nota con un nome che già di per sé considero errato: “omofobia”. Mi permetto segnalarLe i motivi per i quali ritengo (insieme ad una moltitudine di italiani) assolutamente ingiusto e inopportuno legiferare in materia.

1)Non esiste alcun motivo che renda necessaria la norma in discussione, perché nel Paese non esiste un clima “omofobico”. A parte qualche rarissima eccezione, il sentire sociale porta oggi rispetto verso gli omosessuali, soprattutto se essi non provocano (“eterofobia”?), con manifestazioni inopportune ed, a loro volta, offensive verso gli eterosessuali. Non vi è necessità di una legge, che assumerebbe, invece, toni ideologici che non hanno nulla a che fare con la realtà.

2) La legge sarebbe anticostituzionale, perché violerebbe in modo palese l’art. 21 della Costituzione, che garantisce la libertà di pensiero insieme ad ogni sua espressione. Esprimere con rispetto e lealtà un pensiero diverso da quello delle associazioni omosessuali non significa offendere qualcuno. Del resto, ogni libera espressione di qualunque pensiero trova sempre qualcuno che non è d’accordo, senza, per questo, dovere arrivare ad una legge che vieti tale espressione. La diversità delle opinioni è il sale della democrazia. Se dovesse passare la norma in questione, ci troveremmo di fronte ad una “legge speciale“, che solo i regimi autoritari osano imporre quando vogliono rendere unico e ufficiale il loro pensiero.

3) La legge sarebbe anche inutile, perché l’attuale codice penale già contiene tutte le norme atte a condannare chi, illegittimamente, offende in qualche modo una posizione umana. Quanto previsto dalle norme sulla diffamazione, sull’ingiuria, sulla violenza e così via sono completamente sufficienti a perseguire atti discriminatori contro gli omosessuali. Non occorre prevedere altre norme o altre aggravanti.

4) Per quanto detto, non serve una legge in materia. Ma se proprio si vuole legiferare anche contro ogni buon senso, allora occorre prevedere anche una norma contro l’eterofobia. Questo sembra un paradosso, ma se ciò non avvenisse verrebbe violato un altro articolo della Costituzione, il famoso art. 3, che stabilisce il principio di uguaglianza. Senza la previsione circa l’eterofobia, si potrebbe liberamente attaccare e criticare gli eterosessuali (come è già successo per il caso Barilla), mentre nulla si potrebbe più esprimere sul tema degli omosessuali. Verrebbe così violato non solo l’art. 21, ma anche l’art. 3.

Sulla base di queste ed altre considerazioni, spero ardentemente che Lei si batta, insieme alla maggioranza dei suoi colleghi, contro l’introduzione di una legge che costituirebbe un pericolosissimo vulnus alla libertà di pensiero e di opinione. Sono disponibile ad approfondire con Lei tutta questa tematica.
Con i più distinti saluti,
Giuseppe Zola