Ok le regole, ma per educare serve stabilire un legame

Capisco il regolamento sulla tutela dei minori, ma mi chiedo come si possa educare senza instaurare un rapporto con l’altro

Sollecitata da una precisa richiesta del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, la Fraternità di Comunione e liberazione ha presentato un Regolamento sulla tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

«Il sapere transita attraverso la relazione e la relazione è il principale strumento per l’insegnamento» (Lancini M., Giorgio C., Bambini d’oro e adolescenti di cristallo, Pearson, pagina 13).

Ancora una volta un testo pedagogico ripropone quello che nell’attività di un educatore è chiaro e palese fin dal primo giorno: l’educazione di un giovane (qualunque età abbia) non può prescindere da un rapporto.
La riflessione del regolamento sui minori non credo possa prescindere da questo punto fermo.

Mi spiego: la questione scivolosissima e drammatica degli abusi sui minori ha generato nel mondo (potremmo altrimenti chiamarlo potere) un attacco all’essenza stessa del rapporto educativo. L’equazione è semplice quanto pericolosissima: poiché ci sono delle storture, anzi dei reati orribili, il rapporto deve essere limitato il più possibile, o meglio contenuto entro regole e regolamenti che ne scongiurino la pericolosità (anche se mi sembra assurdo che un regolamento possa essere così efficace da azzerare un comportamento!).

Comprendo appieno l’importanza di non farci trovare impreparati di fronte al cambiamento del “sentire comune” per cui ormai gesti apparentemente banali (un abbraccio, un invito) possono essere ricondotti ai più ignobili dei peccati e riterrei da ingenui non rendersi conto del momento storico in cui viviamo. Concordo nel dire che oggi e nel futuro non potranno più essere riproposti modelli educativi che un tempo funzionavano, ma non posso sorvolare sul nocciolo della questione.

In un momento storico in cui gli attacchi alla Chiesa sono quotidiani, noi educatori cattolici dobbiamo ribadire con forza che non c’è educazione senza rapporto personale e diretto con i propri discenti e che non esiste civiltà senza educazione.

Semplicemente direi che se il mondo (il potere) ci dice che abbracciare un allievo è un atto impuro (o peggio) per cui si può anche rischiare la galera, la mia prima preoccupazione possa essere quella di dire al mondo che l’educazione, a volte, sta anche in un abbraccio.

Tempi duri sono ormai giunti, comportamenti un tempo accettati e praticati saranno oggetto di attenzione e, addirittura, denuncia: abbiamo perso molte battaglie (divorzio, aborto, famiglia…) e molte altre le stiamo perdendo (eutanasia) ma questa battaglia dobbiamo combatterla. Ricordo un tizio che diceva: «Mandateci in giro nudi ma non toglieteci la libertà di educare».

Tommaso Tornaghi

Foto Ansa