Nozze e adozioni gay: anche i giudici francesi dicono sì alla legge

Il Consiglio costituzionale approva e Hollande oggi promulgherà la legge. Le proteste non si placano e quindicimila sindaci si rifiutano di celebrare il rito. Intanto il Portogallo apre ai figli alle coppie gay

Arriva oggi la promulgazione da parte di Francois Hollande della legge che autorizza nozze e adozioni gay. Lo ha promesso ieri il presidente, non importa se in Francia è la più contestata dal Dopoguerra a oggi.
L’ultimo esame istituzionale che doveva superare per essere approvata in via definitiva era quello al Consiglio costituzionale, alto organismo di verifica legislativa. Le uniche riserve espresse riguardano il testo, ma non sono state avanzate obiezioni formali o sostanziali, le uniche che avrebbero in qualche modo potuto tagliare le parti più controverse del provvedimento.
Il Consiglio ha concentrato i rilievi critici su un aspetto: in nome della centralità dell’«interesse del bambino», la legalizzazione dell’adozione non è un «diritto al figlio». Un punto che sembra alludere a un’opposizione dell’organismo a eventuali tentativi futuri di innesto nella legge dell’accesso delle coppie gay alla procreazione assistita o alla maternità surrogata.

Intanto le proteste programmate non saranno annullate: il 26 maggio Parigi ospiterà un nuovo fiume umano contro le nozze gay. Inoltre 15 mila sindaci hanno già fatto sapere che delegheranno i riti ad altri funzionari municipali. E mentre in Francia i giudici facevano passare la legge, il Portogallo apriva alle adozioni (le nozze ci sono dal 2010): il Parlamento di Lisbona, infatti, ha approvato una forma che consente per le coppie omosessuali sposate l’adozione da parte di uno dei due coniugi del figlio biologico o adottivo dell’altro.