Google+

Nigeria prima economia africana? Ma i poveri non se ne sono accorti

settembre 27, 2015 Rodolfo Casadei

«Per l’uomo della strada nulla è cambiato. Corruzione e povertà vanno combattuti qui, prima che i giovani fuggano via». Intervista al cardinale Onaiyekan

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – John Olorunfemi Onaiyekan è arcivescovo di Abuja, la capitale della Nigeria, e dal novembre 2012 è cardinale di Santa Romana Chiesa. È stato presidente della Conferenza episcopale nigeriana e della Can (Associazione cristiana della Nigeria), l’organizzazione ecumenica delle Chiese cristiane nigeriane. Tempi lo ha raggiunto telefonicamente.

Eminenza, l’economia dell’Africa sub-sahariana è in costante crescita, il Pil aumenta di molte unità percentuali di anno in anno, eppure migliaia di africani abbandonano i loro paesi per emigrare illegalmente in Europa, rischiando spesso la loro vita in mare. Che spiegazione dà lei di questo?
È una domanda da porre ai nostri esperti di economia, ma da osservatore che vive in un paese africano, non riesco a capire come venga misurata la crescita economica. Per l’uomo della strada, niente è cambiato in questi anni. Le cifre del Prodotto interno lordo non hanno niente a che fare col benessere del popolo. Ci dicono che siamo diventati la prima economia del continente africano, ma la disoccupazione rimane alta e le industrie manifatturiere chiuse venti anni fa non hanno riaperto. Forse la crescita giova a una minoranza di potenti e ai loro amici all’estero, ma non certo alla gente dei villaggi. I giovani si sentono frustrati, ma sono svegli: vedono come vanno le cose nel mondo, vedono i siriani che entrano in Europa, e si dicono: «Partiamo anche noi!». Il problema principale è la mancanza di buon governo. C’è il problema della corruzione, e c’è il problema della gestione della cosa pubblica: chi governa spesso non ha una visione corretta della realtà, non sa stabilire le priorità. L’unica cosa che sa fare è contare i soldi che entrano nelle tasche del governo per la vendita del petrolio, l’unica voce delle entrate fiscali, e spartirli come si spartisce un bottino.

Cosa dovrebbero fare i governi africani per prevenire l’emigrazione dei giovani, qualificati e non qualificati, che partono per l’Europa? E cosa dovrebbero fare i paesi occidentali per aiutare gli africani a migliorare il loro sviluppo umano nel paese di nascita, senza bisogno di emigrare?
Dei governi africani ho già detto. Per quanto riguarda i vostri, c’è l’eterno problema delle relazioni fra i vostri governanti e i nostri. Il senso dei rapporti fra i paesi poveri e i paesi ricchi è quello di aiutare i primi a sollevarsi dalla miseria, o è piuttosto quello di riproporre il paradigma dello sfruttamento dei paesi poveri? È necessaria una conversione delle mentalità, in sintonia con quello che chiede papa Francesco nella Laudato Si‘, per una vera cooperazione per lo sviluppo.

Restiamo su questo tema: qual è la sua valutazione sugli aiuti allo sviluppo che nell’ultimo mezzo secolo l’Occidente ha fornito all’Africa? Che difetti hanno avuto?
In termini di bilancio complessivo, gli aiuti semplicemente non si sono visti: i flussi finanziari in uscita dall’Africa verso l’Europa sono superiori a quelli dai paesi europei verso il nostro continente. Allora bisogna chiedersi: a chi hanno giovato gli aiuti mandati in Africa? Chi è stato aiutato? Certo, ci sono gli aiuti della Caritas, di Misereor, eccetera, con i quali la Chiesa aiuta i più poveri con cliniche e scuole. Ma guardiamo ai grandi flussi finanziari: quelli hanno inciso davvero poco sulla vita della gente comune. Abbiamo l’impressione che gli aiuti finiscano nelle tasche dei governanti, e così torniamo al discorso sul buon governo, che manca tantissimo. Qualcuno dice: se l’Europa non ci mandava gli aiuti, era meglio. Io dico: era meglio se dopo averceli mandati non veniva a riprenderseli! Guardiamo al problema della corruzione: miliardi di dollari di capitali nigeriani che sono stati esportati in Europa e in America, nelle vostre banche. Com’è possibile che siano entrati in circolazione nell’economia europea senza che nessuno se ne sia accorto? Allora devo concludere che ci sono ladri in Nigeria, ma anche in Europa! Perché non solo quei capitali sono stati accolti nelle banche, ma adesso non vogliono nemmeno restituirceli.

Che bilancio fa lei di più di cinquant’anni d’indipendenze africane dal colonialismo? S’è trattato di un successo o di un fallimento?
Anzitutto bisogna dire che gli africani non sono veramente liberi di scegliere i loro dirigenti. Sta al governo chi ha la forza per farlo. In Nigeria abbiamo votato per il presidente poco tempo fa, e tutti dicono che è stata una bellissima cosa, che c’è stata l’alternanza democratica. Ma in realtà gli elettori non avevano tanta scelta. Hanno scelto fra un male maggiore e un male minore. Il fatto è che tutto il sistema dei partiti politici è nelle mani di un unico gruppo di persone. E questo si può vedere da una cosa: dopo quattro mesi dalle elezioni, il presidente Muhammadu Buhari non è ancora riuscito a mettere insieme un governo! Stiamo aspettando. In secondo luogo, bisogna chiedersi cosa significa “indipendenza”. L’indipendenza politica non si traduce sempre necessariamente in indipendenza nazionale, cioè in un sistema dove i cittadini organizzano i propri affari in funzione di ciò che è meglio per loro, senza ingerenza dall’esterno. In Africa abbiamo avuto solo governanti che facevano gli interessi dei loro padroni all’estero, oppure leader bene intenzionati, ma sovrastati dalle difficoltà. Buoni dirigenti africani sono stati fatti fuori in golpe favoriti dall’estero, mentre dittatori pessimi restano al potere, grazie al sostegno di paesi stranieri o di interessi economici, come quelli di certe multinazionali. All’estero decidono quali dittatori africani devono restare al potere, e quali vanno eliminati.

Cosa direbbe a un africano che vuole lasciare il suo paese per venire in Europa?
Ho ammonito varie volte i giovani a non prendere la strada del deserto per arrivare in Europa, li ho avvisati che non troveranno il paradiso. Loro continuano ad andare. Mi dicono: «È meglio rischiare di morire durante il viaggio che restare qua, non avendo nulla da fare, vivendo una vita che non ha senso». Oppure mi rispondono: «Allora cosa faccio?», e io non ho una risposta da dargli. Non posso dirgli: «Abbi pazienza, fra breve le cose cambieranno». Perché lui è un ragazzo che ha finito l’università da dieci anni, non si è potuto sposare, non ha un alloggio suo. E lo stesso vale per le ragazze. E c’è un’altra cosa. La nostra gente ha un forte senso della dignità e dell’onore. Un proverbio africano dice che la morte è meglio della vergogna. In Europa un nostro ragazzo può lavorare per anni a vendere cianfrusaglie, o a fare lo sguattero nel seminterrato di un albergo, perché nessuno lo conosce e quindi lui non prova vergogna. Ma non può più tornare in Africa! A casa, nel suo villaggio dove tutti lo conoscono, gli chiederebbero cosa faceva in Europa, perché non è tornato ricco, e sarebbe subito ricoperto di vergogna. Così restano da voi a condurre una vita insignificante, come quella che vivevano in Africa.

E cosa direbbe agli europei che vedono arrivare nei loro paesi tanti giovani africani?
Anzitutto bisogna dire che il numero di africani che in questi anni si sono concentrati lunghe le sponde del Mediterraneo per attraversarlo è molto inferiore al numero dei profughi siriani. Si sarebbero potuti gestire con decisioni politiche prese a livello europeo, e invece si è lasciato tutto il peso del problema all’Italia e a Malta. Si sarebbero dovuti filtrare i migranti sul territorio africano, prima che prendessero il mare rischiando la vita. Lì si doveva decidere chi lasciare entrare in Europa e chi rimandare indietro. Invece sono stati abbandonati a se stessi, i paesi del Nordafrica non hanno saputo impedire che la loro dignità umana fosse distrutta. Ringraziamo l’Italia, che ha salvato tante vite, che ha dimostrato di essere il paese europeo col maggior senso di umanità, ma non bisognava arrivare a questo punto, a interventi di emergenza mentre le barche affondano e la gente affoga. Dirigenti europei e africani avrebbero dovuto dialogare per affrontare il problema senza lasciare che diventasse drammatico. Europa e Africa hanno mancato il loro compito.

Foto Ansa/Ap


Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

9 Commenti

  1. xyzwk says:

    La storia dello sviluppo dei popoli anche dal punto di vista dell’economia, insegna che esso nasce dai grandi agglomerati (vedi l’inurbazione a seguito della rivoluzione industriale). Del resto le condizioni migliori di sviluppo legate alle grandi cittá sono tipiche non solo della Nigeria, ma di tutti i paesi in via di sviluppo. La differenza si basa sul fatto che l’unione fa la forza, sono i grandi numeri che permettono di unire le forze. Finché la società rimane quella formata da singole famiglie patriarcali contadine, le forze vengono disperse. Sono invece le singole persone ognuna col suo contributo che costituiscono una unica forza in grado di creare sviluppo e benessere individuale. La grande sfida dei paesi sviluppati è mettere al centro e dare dignità e diritti civili al singolo individuo vera cellula della societá, non alla famiglia patriarcale che è un concetto ormai superato e altamente vessatorio sia per il singolo individuo, sia per lo sviluppo della società.

    • Menelik says:

      L urbanizzazione massiccia ha creato i più grandi disastri della storia Dell umanità dalla rivoluzione industriale in qua.
      Non è ammassando milioni di diseredati nelle megalopoli che si creano opportunità e benessere, ma operando su uno sviluppo armonico tra riforme fondiari e industrializzazione.
      I campi sono la fabbrica del cibo, senza contadini i cittadini muoiono di fame.
      A meno che il cemento non diventi commestibile.

  2. Fabio G says:

    “…. Buoni dirigenti africani sono stati fatti fuori in golpe favoriti dall’estero,
    mentre dittatori pessimi restano al potere, grazie al sostegno di paesi stranieri o di interessi economici,
    come quelli di certe multinazionali.
    All’estero decidono quali dittatori africani devono restare al potere, e quali vanno eliminati…”

    succede anche in altri stati, anche europei (vedi Ucraina)

    • Menelik says:

      Certo, sono i demoni che allungano sulla umanità, Soros e compagnia bella.
      Stiamo vivendo in un epoca di neocolonialismo bieco.

      • Raider says:

        Quando la Nigeria ottenne l’indipendenza, contava 11 milioni di abitanti: oggi, sono più di centossessanta milioni. Questo va oltre le aspettative di sviluppo che il Paese può offrire. Vogliamo prendercela col neocolonialismo bieco? Va bene. E poi? Pagheremo le risorse della Nigeria quanto, 10 volte di più, 100, 1000? Chi offre di più? Stabilite anche questo, un prezzo “politico’ maggiorato enne volte rispetto al valore di mercato e vediamo che succede di bello.
        Nel frattempo, i leader africani, demagoghi provetti di formazione onusiana e osservanza marxista, faranno carriera col vittimismo e continueranno con lotte per il potere a sfondo tribale, religioso, ideologico o schiettamente gangsteristiche, se vi fa piacere così.
        I terzomondisticamente mitizzati partiti comunisti africani, ovunque sono andati al potere, hanno fallito alla grande, producendo sfracelli che, tanto, è colpa dell’Occidente che paga. Guardate come va in Eritrea: polpottismo in ritardo che campa di sussidi internazionali e produce morte, sottosviluppo e 20.000 fuorisciti al mese – una regolarità impressionante e devo dire, sospetta – che, però, non vogliono sapere di tornare in patria nemmeno se le cose cambiassero: e tutti lasciano fare.
        Così, almeno, è sicuro che è tutta colpa nostra.

        • Menelik says:

          Raider, la Nigeria e messa così male perché hanno avuto delinquenti al governo.
          Magari avessero avuto un Gheddafi che ha distribuito i proventi delle risorse minerarie tra le varie tribù ed etnie del paese !!!!
          Mi ricordo, anni fa, un farabutto che aveva governato la Nigeria, fuggito all estero portandosi via una montagna di soldi del petrolio, assieme ad altri della sua cosca governativa, abbandonando il paese nella miseria nera.
          Questo non toglie che delinquenti occidentali sedicenti benefattori abbiano una azione deleteria, di solito questi demoni hanno in odio la Chiesa, chissà perché. …..

          • Raider says:

            Il problema non è ‘avercene, Gheddafi!”, sul cui finale, a dir poco, allucinante (e crimini, però: e abusi di ogni, genere, ci sono pure questi, volendo) non ritorno: il problema di Paesi come la Nigeria non è trovare l’uomo giusto, ma i rimanenti centossessanta milioni di abitanti che non possono venire a stabilirsi qui da noi: e che hanno, ci si dice, tanto orgoglio per decidere di restarci, qui, ci piaccia o no, che ci sia lavoro o no.
            Pensi anche tu che il problema loro siamo noi? Era ciò che davo (per sfida) per scontato nel mio post precedente: se è così, vai avanti su questa strada. Ci togliamo dai piedi, arrivano i Cinesi, i Brics, chi vuoi tu e che fanno questi autentici benefattori,
            gli pagano il petrolio quanto, 10 volte di più, 100, 1000, secondo te?
            Glielo comprano i Russi che il petrolio lo esportano?
            Cinesi, Russi, i Brics, gli eliminano i corrotti come sono usi fare?
            Ma se Cinesi, Russi, Brics sono così buoni, perché non aiutano i nigeriani stanziando soldi a fondo perduto, regalandogli montagne di rubli e di yuan?
            E lo stesso vale per tutta l’Africa.
            Agli Occidentali, a noi stessi, diamo, danno, dài la definizione di ‘delinquenti’: mi sembra da fessi. Infatti, questi “delinquenti occidentali sedicenti benefattori” ci stanno mettendo i mezzi l’invasione migratoria, per sparire e farsi sostituire dai popoli di tutto il resto del mondo. Spero che basti, come prova di delinquenza occidentale.

            • Menelik says:

              Per delinquenti occidentali sedicenti benefattori intendo individui loschi del calibro di Soros, Gates ed altri meno noti ma di una ricchezza che per noi è inimmaginabile, i quali mediante il loro denaro, sono in grado orientare le politiche mondiali nei confronti dei Paesi del Terzo Mondo.
              Quello che anima questa gente è un’ideologia neo-malthusiana, che li porta ad attuare politiche miranti ad abbassare la popolazione africana in tutti i modi possibili immaginabili: sterilizzazioni a tradimento, cammuffate da vaccinazioni, aborti costretti ad essere accettati sotto il ricatto degli aiuti allo sviluppo, se gli Stati non attuano quelle politiche vengono tagliati fuori dai fondi e dai sussidi, e così discorrendo.
              Pensi davvero che a personaggi così dia fastidio o rabbia, come accade a me (ognuno ha il suo carattere ed il modo di reagire ai soprusi) il fatto che i terroristi schiavisti di boko haram e farabutti al contorno tipo shabab trucidino i Cristiani?
              Quelli si fregano le mani ad ogni mattanza !
              Tanto perché tu non possa pensare che io sia il classico anti-occidentale alla moda, ti dirò che mi lusinga il fatto che quando noi Italiani siamo arrivati ad Addis Abeba nel 1935, il primo atto che fece il generale Graziani, che sarà anche stato un farabutto in altre occasioni, fu la immediata liberazione di 400.000 schiavi e la pubblicazione di un editto in cui si vietava la pratica della schiavitù e si imponeva la liberazione appunto di tutti gli schiavi esistenti, stimati all’epoca in circa 2 milioni solo in Etiopia.
              Tutto sommato, nonostante i gas che nel contesto dell’epoca erano entrati a far parte di quasi ogni operazione militare, non ci siamo comportati in modo rapace e da delinquenti.
              I guai degli Africani sono venuti dopo, ed il neo-colonialismo odierno sta dando un contributo non indifferente alla loro distruzione.
              Di neo-colonialismo ha parlato anche il governo keniota in occasione dello scandalo dei vaccini drogati con un agente sterilizzante irreversibile. Questione di mesi fa, non di decenni.

              • Raider says:

                Caro Menelik,

                pensi davvero che io possa apprezzare personaggi alla Soros? Ovvio che non lo pensi, i Soros li detesto e combatto quanto li detesti e combatti tu, ma non mettiamo assieme troppe cose, Graziani e Soros, il colonialismo e il neo-colonialismo, si parlava, anche se a titolo di esempio, ancorché probante, di Nigeria e a confondere Soros, anti-occidentale perché mondialista e immigrazionista radicale, con l’Occidente, non sono stato io.
                Non sono stato io a demonizzare gli interessi occidentali, leggittimi quanto quelli di altri Paesi o aree del mondo che nessuno accusa di colonialismo o di neo-colonialismo:
                né sono stato io santificare i benefattori non occidentali che non si vede combattere eroicamente e morte la miseria dell’Africa, per esempio (e insisto),
                – pagando il petrolio 10 volte, 100, 1000 di più del prezzo di mercato:
                – aiutando, nel caso, i nigeriani regalandogli montagne di rubli e di yuan:
                – eliminando la corruzione a casa loro (eliminandola alla radice, non limitandosi a fucilazioni in prima serata) e in Nigeria con i plotoni d’esecuzione:
                – mandando i propri soldati a morire per salvare regimi corrotti con cui non si è in affari e popolazione indifesa:
                – o anche solo mandando i propri soldati a morire per salvare regimi di amici, alleati e compari come quello d Assad:
                – e men che meno, governi come quello iracheno, messo su dal ‘bieco imperialismo occidentale’.

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Banco alimentare

Tempi Motori – a cura di Red Live

Il model year 2019 della roadster jap aggiunge 24 cv al 2 litri benzina e una serie di novità nella sicurezza. Per una roadster ancora più "jinba ittai"

L'articolo Mazda MX-5 2019, più cavalli e sicurezza proviene da RED Live.

Lanciata dal marchio inglese Oxford la linea Mint, dal caratteristico profumo di menta, comprende prodotti per la pulizia e la manutenzione dei veicoli a due ruote

L'articolo Gamma Oxford Mint Cleaning proviene da RED Live.

215 cv, 10 kg in meno e il debutto delle alette aerodinamiche. Questa versione speciale della RSV4 RF allestita con pezzi di Aprilia Racing di carne al fuoco ne mette davvero tanta. E noi ce la siamo gustata dal primo all’ultimo boccone. Al Mugello, dove le ali servono davvero.

L'articolo Prova Aprilia RSV4 RF FW 2018 proviene da RED Live.

Diventate capienti come le familiari grandi di qualche anno fa, le SW medie stanno vivendo una seconda giovinezza. Così come la Peugeot 308 SW GT Line, che ora si aggiorna nella tecnologia e diventa ancora più “connessa”. Schermo generoso e Mirror Screen La succosa novità della Peugeot 308 SW GT Line è la presenza di […]

L'articolo Peugeot 308 SW GT Line, <BR> adesso “parla” con lo smartphone proviene da RED Live.

La Casa di Noale propone due motorette brillanti ed economiche: sono le Aprilia RX e SX 125, una enduro, l’altra motard, entrambe vendute a 4.020 euro.

L'articolo Prova Aprilia RX e SX 125, per i nuovi 16enni proviene da RED Live.