Niccolò, che nelle stelle vedeva «il rinnovarsi del destino»

Chi era davvero il ragazzo disabile morto per un incidente in Piazza Brunelleschi a Firenze. Così lo descrivono i suoi amici

Adesso è già diventato il “caso della piazza piena di buche”, e c’è anche questo aspetto, ovviamente. O la storia del disabile che combatte per i suoi diritti, che è un risvolto importante, ci mancherebbe altro. Ma la vicenda di Niccolò Bizzarri, morto a Firenze in seguito a una caduta in Piazza Brunelleschi, ha da dirci molto di più di questo.

Niccolò aveva 21 anni e frequentava la facoltà di Lettera antiche. Era molto impegnato in università tanto da essere un rappresentante degli studenti nella Lista Aperta. Per Toscana Oggi alcuni suoi amici hanno scritto questo ricordo che di seguito riproponiamo

Niccolò era uno studente di 21 anni che dalla nascita soffriva di una malattia degenerativa (la sindrome di Duchenne), che lo ha progressivamente costretto alla disabilità motoria, tanto da vivere gli ultimi dieci anni in carrozzina. Ma non si è fermato davanti a questo limite, che anzi è sempre stato occasione di approfondire il suo rapporto con la fede e con tutte le circostanze che viveva.

Immerso nella compagnia cristiana degli universitari di Comunione e Liberazione, era fedelissimo e affezionato a tutti i gesti: dalle lodi del primo mattino all’Angelus di metà giornata in Biblioteca, fino alle vacanze estive in montagna dove, quando poteva, saliva sulle cime con la sua carrozzina motorizzata.  

La sua circostanza misteriosa (l’aspettativa di vita per la sua malattia è inferiore ai trent’anni), della quale non si è mai minimamente lamentato, lo costringeva a non dare niente per scontato: stare sui libri infatti, per lui era occasione di crescita nel presente, e lo faceva con grande dedizione, piegato sul libro ma mai con affanno.

Nello scorso aprile era anche stato eletto rappresentante degli studenti nel Consiglio di Corso di studio in Lettere; da allora non aveva perso una riunione. Punto di riferimento per tutti in Brunelleschi, era sempre sorridente e affabile, in movimento con la sua carrozzina fra i plessi del centro storico. Dai portinai che gli aprivano i tornelli ai custodi, dai compagni di corso ai professori, tutti lo avevano presente, lo stimavano e lo salutavano.

La semplicità di cuore con cui viveva era, per chiunque lo incontrava, testimonianza di una fede reale e mai formale, che gli permetteva di vivere anche la circostanza della malattia non come una condanna, ma come occasione per approfondire il suo rapporto con Cristo.

Una fede così profonda e vera che lunedì, nei suoi ultimi momenti di coscienza, ha detto alla mamma: «sento che sto andando di là. Ma non vi preoccupate, io sono pronto».

Non era un supereroe. Anche per lui è stato un cammino non facile: inizialmente faceva fatica a chiedere una mano e sembrava che quasi si vergognasse della sua condizione. Il miracolo è stato vederlo cambiare negli anni, fino agli ultimi mesi in cui la nostra amicizia quotidiana era naturalissima. Se non fosse stato per le rampe che dovevamo mettere agli scalini della chiesa per farlo salire la mattina, quasi ci saremmo dimenticati della sua carrozzina. Siamo grati di essere stati spettatori di questo miracolo, evidente agli occhi di tutti.

Di lui non ci resta solo il ricordo di una vita straordinaria, ma un segno tangibile di cosa può diventare anche la nostra vita, se vissuta accettando – con la sua stessa semplicità – la presenza misteriosa ma costante di Cristo.
Solo qualche mese fa Nicco scriveva questa poesia, che è stata stampata sul retro del suo «santino»:

Nelle stelle di ieri ho visto
il rinnovarsi del destino dei passanti
nella musica dell’eterno.
Ho visto la rinascita del mio cuore
nelle vibrazioni di un’altra esistenza.
Con il sole di domani vedrò
tutto quel mondo che non ho certo cercato,
assorto in inutili pensieri.
Nel mattino torno a vivere
per la grandezza di un altro giorno.

Gli amici di Nicco