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Nessun complotto,però…

dicembre 22, 1999 Micalessin Gian

L’ex ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio difende Gorbaciov, ma ammette che
“non gli fu consentito” andare oltre lo scioglimento del Pcus.
E sull’oro di Mosca dice:
“il libro di Valerio Riva offre documentazione ineccepibile”
Intervista di Gian Micalessin
a Giulio Andreotti

Ritiene che la Russia si ritrovi alla vigilia di una possibile “restaurazione” manovrata da uomini legati al vecchio apparato del Kgb? Non ho elementi in proposito.

Lei ha detto “So che i russi cercarono il tesoro del Pcus. Sembra che questo sia transitato anche per l’Italia, e dico sembra usando una finzione linguistica; pare si trattasse di somme ingenti che oggi potrebbero essere utilizzate per operazioni nostalgiche”. Accenna alla possibilità dell’utilizzo di questi fondi per le campagne elettorali in Russia? Io ho posto solo un quesito ricordando una notizia di quando ancora ero al governo. Chiesi elementi qualche anno fa in occasione di una visita a Palazzo Madama di una delegazione parlamentare russa, ottenendo una risposta vaga; ma non avevo uno specifico interesse a insistere.

In un recente incontro pubblico (presentazione in Casa Mondadori del libro di Riva “l’oro di Mosca”) il giudice russo Stepanov disse che in proposito aveva avuto rapporti con il giudice Falcone, con il quale si sarebbe di nuovo dovuto vedere ai primi di giugno del 1992; ma Falcone fu ucciso dai mafiosi il 27 maggio e – secondo il magistrato, divenuto ora deputato – nessuno avrebbe chiesto più niente.

Nel libro di Valerio Riva si dedica particolare attenzione al ruolo della società Europa Consult nel cui Cda sedeva anche il funzionario amministartivo del Pds Marini Recchia. Sembrerebbe che questa società possa esser servita come tramite per operazioni finalizzate a far uscire dall’Urss il “tesoro del Pcus”. A lei, che nel ’91 era Presidente del Consiglio, risulta qualcosa di tutto ciò? La mia risposta è: no.

Il governo italiano di allora aveva avuto sentore che attraverso il nostro paese passassero operazioni finanziarie rivolte a far transitare all’estero le risorse dell’Urss? Dove sono finite e chi controlla oggi quelle risorse? Sono confusi nelle discussioni sul tema due argomenti diversi: la cassa del Pcus e i finanziamenti dati dall’Unione Sovietica ai partiti comunisti di tutto il mondo (qualitativamente in testa agli assistiti erano gli italiani, i francesi e gli americani). Sul secondo il documentatissimo volume di Riva offre prove ineccepibili e di fonte ufficiale.

Ritiene plausibile l’idea che perestrojka e glasnost siano state in parte un’invenzione del Kgb di Andropov? E in questo caso quale sarebbe stato il ruolo di Gorbaciov? Un sincero riformatore o un esecutore che alla fine perse il controllo della situazione? Sono convinto della limpida linea di trasformazione messa in campo.

Purtroppo riuscì a far “digerire” l’unificazione tedesca e lo scioglimento del Pcus, ma non gli fu consentito di andare oltre.

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