Ma chi siete voi? La polizia del pensiero?

Quattro glosse a margine del caso che ha coinvolto l’arcivescovo Luigi Negri e le sue presunte frasi su papa Francesco

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In merito alla vicenda che ha coinvolto monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, basta e avanza quanto da lui dichiarato ieri sera in una nota. Noi ci permettiamo solo qualche glossa a margine.

1) A quanto è dato di capire, Negri nega di aver pronunciato le frasi dello scandalo e afferma che a tali frasi è stata data dal Fatto quotidiano un’interpretazione malevola estrapolata dal contesto nel quale sono state pronunciate. Per quel che attiene ai fatti, dunque, si tratta della parola di un arcivescovo contro la parola di un non meglio identificato «testimone oculare e auricolare» (come scritto ieri da Marco Travaglio) che avrebbe udito quelle parole durante un viaggio in treno. Ora, chi abbia ragione, avendo l’arcivescovo preannunciato querela, lo stabilirà, se necessario, un tribunale. Noi, che siamo amici ed estimatori di Negri, prima e dopo il 2005, sappiamo questo: mai abbiamo udito e letto di pronunciamenti dell’arcivescovo contro l’autorità di papa Francesco. Anzi, al contrario, come dimostra la sua storia, i suoi innumerevoli convegni e libri, possiamo, da «testimoni oculari e auricolari», dire il contrario e cioè che Negri ha sempre seguito Santa Romana Chiesa e obbedito al Sommo Pontefice.

2) L’articolo del Fatto è stato pubblicato mercoledì 25 novembre, ma fa riferimento a quanto accaduto su un Frecciarossa il 28 ottobre. Occhio alle date: 28 ottobre – 25 novembre, è quasi un mese. Perché la notizia è uscita dopo un mese? Al nostro “testimone” è servito un mese per ricordare con esattezza le presunte parole dell’arcivescovo? O dobbiamo pensare ad altro?

3) Nell’articolo del 25 novembre, l’autore, Loris Mazzetti, scrive quanto segue: «È comunque difficile pensare che monsignor Negri parlasse a titolo personale e non rivelasse uno stato d’animo condiviso dalla casta vaticana». Scusi Mazzetti, ma lei legge nel pensiero? Cioè, in base a quali fatti – fatti, non sue interpretazioni – pensa di poter dire che Negri non parlasse «a titolo personale»? Forse che Negri, in quel colloquio carpito di nascosto da chissà chi, ha premesso di parlare «a nome della casta vaticana?». Suvvia, siamo seri.

4) La conclusione del medesimo articolo suona così: «Bergoglio, se vuole, come ha promesso, di portare a compimento i propositi di Giovanni XXIII – “Chiesa popolo di Dio” – prima di tutto deve allontanare i mercanti dal tempio». Quindi, fateci capire: un giornale che si suppone laico come Il Fatto sta chiedendo al rappresentate ultimo di una confessione religiosa di far dimettere un suo vescovo in nome di una conversazione riportata de relato (eufemismo per evitare querele)? Qui non ci sono atti di Negri contro papa Francesco, ma solo interpretazioni di un giornalista. Di cosa stiamo parlando? Di peccati? Di psicoreati? Chi siete voi per giudicare? La polizia del pensiero?

Foto Ansa


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