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Neanche il Papa può nulla senza Dio. Ecco perché è decisivo pregare per lui

novembre 18, 2015 Piero Gheddo

Padre Piero Gheddo: per dimostrare amore alla Chiesa ferita e al Santo Padre occorre pregare, perché è questa l’arma più potente contro il male

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«Non dimenticatevi di pregare per me!». Fin dall’inizio del suo pontificato (eletto il 13 marzo 2013) papa Francesco ha ripetuto questo appello al popolo cristiano. Il Papa, che viene dalla fine del mondo, aveva ben chiara la riforma della Chiesa in senso missionario da realizzare con l’aiuto dello Spirito Santo, come già aveva tentato di fare nella sua diocesi di Buenos Aires. Proprio per questo è stato eletto e forse immaginava che prima o poi avrebbe dovuto combattere contro chi, non comprendendo il valore della sua riforma o sentendosi toccato sul vivo, si sarebbe opposto creando confusione e scandalo nel popolo di Dio.

Non è importante sapere chi sono coloro che si oppongono, ma capire che queste resistenze all’opera di papa Francesco sono sulle prime pagine dei mass media, oscurando il senso autentico della sua riforma: indicare a quelli che credono in Cristo la conversione personale e strutturale delle istituzioni ecclesiali al suo modello divino. La missione universale della Chiesa (ecco il “Papa missionario”) parte proprio da questa conversione dei credenti a Cristo, per proporre a tutti gli uomini l’unica via alla salvezza, quella che Francesco ha indicato a Firenze il 10 novembre scorso alla Chiesa italiana: umiltà, disinteresse, Beatitudini e l’annunzio di Cristo che nel mondo attuale diventa un dialogo con tutti, confermato dalla nostra testimonianza.

Incontro un parroco di Vicenza che mi dice: «Tutti o quasi tutti ammirano e applaudono papa Francesco, ma il suo appello alla conversione non riesce ancora a mordere sulla carne viva delle nostre comunità di credenti e i recenti fatti peggiorano la situazione, distraendo l’attenzione da quanto Francesco chiede a tutti e a ciascuno di noi».

La preghiera per il Papa è tradizionale nella Chiesa cattolica. Pregare per le persone che hanno incarichi gravosi, come il Papa, è un dovere per ogni battezzato, è la prima carità, la più grande di tutte. La preghiera è la forza dell’uomo e la debolezza di Dio, specialmente se è per un altro, che vale più di quella per i propri bisogni. Francesco, mendicando le nostre preghiere, ci insegna che lui per primo non fa nulla senza Dio, e ci dimostra che per tutti è necessario affidarsi a Dio. Inoltre, dice spesso che nel cammino per la riforma della Chiesa non si fermerà e chiede di pregare per lui non tanto ai confratelli vescovi e sacerdoti, ma al popolo cristiano.

Stiamo attraversando un periodo buio, un tunnel nel quale scoppiano bubboni e scandali, i fedeli che non sono veramente tali si allontanano perché confondono una parte con il tutto della Chiesa.

Oggi è necessaria una preghiera corale di diocesi, parrocchie, famiglie, associazioni e istituzioni cristiane, con una particolare supplica a Maria per sostenere papa Francesco. Ma non dimentichiamo che la Chiesa siamo tutti noi, ognuno di noi è Chiesa e quindi dobbiamo essere saldi e forti. Insomma, bisogna ridare importanza alla preghiera personale, familiare, delle comunità ecclesiali piccole e grandi. I laici sono la forza dei sacerdoti malati, della Chiesa malata.

Come convincere a pregare per il Papa? Con l’esempio. Quando sono ammalato prego e chiedo preghiere e se amo un ammalato prego per lui. Ora la Chiesa è ammalata e chi la ama deve pregare perché l’arma più potente contro il male è la preghiera. Per dimostrare Amore alla Chiesa ferita e al Papa occorre pregare per chi sbaglia perché lo Spirito Santo possa ispirare il suo ravvedimento. L’appello alla preghiera per il Papa è questo: se lo amiamo non basta applaudirlo, dobbiamo pregare per lui. Dargli un segno vivo della nostra fedeltà.

Negli anni Trenta, nel mio paese natale, Tronzano Vercellese, era successo questo: due famiglie in lite, un giovane ne aveva accoltellato un altro pur senza ucciderlo. Arrivano da Vercelli i Carabinieri: arresti, carcere, tribunale. Il parroco don Giovanni Ravetti (poi monsignore e parroco nella vicina cittadina di Santhià) aveva convocato i fedeli per un Rosario e una Santa Messa per quelle due famiglie. Mio padre Giovanni, presidente dell’Azione Cattolica giovani, andò dal parroco dicendogli: «La preghiera non basta, ci vuole il digiuno». È la testimonianza raccontatami da monsignor Ravetti dopo la morte del servo di Dio Giovanni Gheddo. Ravetti aggiungeva che anche molti non credenti e chi non veniva quasi mai in chiesa si erano uniti alla preghiera e al digiuno per quelle due famiglie. Sentivano fortemente l’appartenenza alla comunità di Tronzano.

Oggi il popolo di Dio deve ricompattarsi come ai tempi delle persecuzioni. Siamo perseguitati non solo nei paesi lontani, ma anche nel cuore della cristianità. E ci si deve tenere per mano, stretti, e poi rivolgerci a Dio per chiedere aiuto. Francesco ha bisogno di abbracci e di carezze, le preghiere e il digiuno sono abbracci e carezze per l’anima.

tratto dal blog di Piero Gheddo

Foto Ansa


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