Nature affossa Stamina: «Il metodo è copiato e contiene dati fallaci»

Nature in un articolo porta le prove, Vannoni replica: «Non c’è niente di trafugato, è il solito articolo politico»

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«Un’indagine di Nature evidenzia che le immagini utilizzate nella domanda di brevetto nel 2010, su cui Davide Vannoni dice che il suo metodo si basa» sono «duplicate da precedenti e non correlati studi». L’importante rivista scientifica torna sul caso Stamina con l’articolo “Il trial italiano sulle cellule staminali basato su dati fallaci”. Secondo l’articolo «molti scienziati (…) sostengono infatti che il metodo di preparazione delle cellule staminali di Vannoni» si basa «su dati difettosi».

«DINAMITE». Ora «i dubbi sollevati in merito al brevetto che è alla base della metodologia che sarà usata per la sperimentazione potrebbero essere dinamite», continua Nature. «La terapia prevede l’estrazione di cellule dal midollo osseo dei pazienti, la loro manipolazione in vitro, e poi l’infusione negli stessi pazienti. Vannoni ha ripetutamente evitato di rivelare i dettagli del suo metodo al di là di quelli disponibili nella sua domanda di brevetto, che ha indicato come completata. Nature ha scoperto in maniera indipendente che una microfotografia chiave presente in questa domanda di brevetto, raffigurante due cellule nervose che sembrano apparentemente differenziate dalle cellule stromali del midollo osseo, non è originale. Un esperto di cellule staminali contattato da Nature afferma che la micrografia mostrata nella figura 3 del brevetto di Vannoni è identica a quello della figura 2b di un documento di ricerca pubblicato nel 2003 da un team russo e ucraino».

IMMAGINI COPIATE. Elena Schegelskaya, biologo molecolare della Kharkov National Medical University e co-autore del documento del 2003, ha confermato a Nature che quella fotografia «è stata prodotta dalla sua squadra». Ma quel che è più importante è che i metodi di Vannoni e del team russo e ucraino sono diversi e non correlati. Schegelskaya ha anche sottolineato che la figura 4, una micrografia in bianco e nero, «è identica a un’immagine a colori da lei pubblicata nel 2006 sull’Ukrainian Neurosurgical Journal». Vannoni ha replicato affermando che si tratta del «solito articolo politico: noi abbiamo sempre lavorato e condiviso materiale con i russi e con gli ucraini, che ci hanno aiutato a perfezionare la metodica». A loro insaputa. «Non c’è niente di trafugato – continua Vannoni all’Adnkronos – e ho già detto in varie occasioni che il nucleo della metodica deriva dagli studi di due scienziati russi. Questo traspare anche dalla documentazione che ho consegnato in Parlamento e infatti io non ho mai detto di essere l’unico scopritore del metodo Stamina».

BREVETTO BOCCIATO. Lo scorso anno l’ufficio brevetti statunitense ha emesso una “prebocciatura” della richiesta di brevetto di Vannoni perché i dati erano insufficienti. La richiesta poteva essere ripresentata con nuovi dati, ma a quanto risulta non lo ha mai fatto. «Non sono meravigliato – commenta a Nature Luca Pani, direttore generale dell’Aifa – sapevo che non esisteva un metodo scientifico codificato». Una sperimentazione con criteri scientifici del “metodo Vannoni”, finanziata con tre milioni di euro di fondi pubblici, doveva partire a luglio, ma ci sono stati dei ritardi dovuti al rifiuto di Vannoni di fornire le proprie metodologie. Nature ha anche provato a contattare la Fondazione Stamina e Vannoni, che però non hanno risposto a email e telefonate.

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