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Nasce Syriapax, il Coordinamento nazionale «per aiutare la Siria a fare la pace. E l’Occidente a non prendere le parti sbagliate»

luglio 23, 2014 Benedetta Frigerio

Intervista al presidente del Coordinamento nazionale per la pace in Siria, il giornalista siriano Naman Tarcha: «Aiutiamo chi si adopera concretamente sul territorio. E facciamo conoscere al mondo le cose come stanno»

In quattro anni di guerra in Siria moltissime persone hanno espresso il desiderio di sostenere la popolazione. «Ecco, come dico sempre, noi ci siamo uniti per provare ad aiutare chi vuole aiutare». A spiegare la nascita, la struttura e gli obiettivi di Syriapax, il neonato Coordinamento nazionale per la pace in Siria è il presidente e giornalista Naman Tarcha. «Siamo un gruppo di amici che si interessano della situazione in Medio Oriente e che si è unito con l’esplosione della crisi siriana. Con il passare del tempo e l’inasprimento del conflitto nel Paese il cerchio si è allargato. Abbiamo incontrato blogger, giornalisti, singoli cittadini e associazioni. Da qui il desiderio di coordinarci per un’azione più efficace, così da raggiungere tutte le perone che, spinte anche da ciò che vedono in tv e dalle notizie che arrivano dalla Siria, chiedono di fare qualcosa di concreto».

Tutto il Medio Oriente soffre, perché partire proprio la Siria?
Io sono siriano e aver visto i giovani del mio paese mettersi insieme per ricostruire le mura della loro città, sapere che hanno ancora voglia di combattere e di rinascere mi ha commosso. Sì, tutta questa resistenza, questa speranza tenace in una situazione simile mi hanno interrogato e mi hanno provocato a muovermi. E poi la Siria è un modello per il Medio Oriente. Qui prima del conflitto fedi diverse convivevano insieme, mostrando a tutti che questo è possibile. Chi mira all’espansione del califfato islamico e alla scomparsa dei cristiani è partito da qui. Noi faremo altrettanto per la pace.

naman tarchaQuali sono i vostri obiettivi?
Sicuramente il primo è quello di aiutare la Siria a risorgere, sostenendo chi dà aiuti concreti, ma anche chi lavora per la pace attraverso opere educative. Perché non c’è futuro se non si impara a capire chi è la persona che ti sta di fianco e come mai è importante. Il secondo obiettivo, che non sembra ma è davvero ambizioso, è quello di riuscire a informare correttamente le persone su quanto sta davvero succedendo nel paese, attraverso l’istituzione di un osservatorio che rintracci e verifichi tutte le notizie che le agenzie di stampa e i giornali danno sulla Siria. La gente, giustamente, è confusa da ciò che legge e si domanda come mai se quattro anni fa si parlava di rivolta popolare e di liberazione ora siamo arrivati al califfato islamico.

Attraverso quali organizzazioni agirete?
Ci sono tanti gruppi o associazioni nati per raccogliere gli aiuti umanitari sulla pelle dei siriani: tantissimi soldi versati alle grandi organizzazioni internazionali finiscono nelle mani dei terroristi. E non lo dico solo io, ma un giornale come l’Independent, non proprio filo governativo, che lo ha svelato qualche giorno fa. Per questo noi vogliamo solo farci ponte e dare voce al vero bisogno dei siriani, lavorando con chi è sul territorio attraverso parrocchie, diocesi e progetti legati a loro. Per rispetto verso chi davvero vuole aiutare la gente sul posto verificheremo gli enti e i loro progetti, superando gli inghippi burocratici delle grandi Ong. Ora poi che l’economia è crollata e la disoccupazione è al 70 per cento, le aree che ci interessano di più sono legate allo sviluppo e alla ricostruzione, ma anche alla preservazione del patrimonio storico, che insegni alle nuove generazioni il valore della convivenza, ricordando loro che non è un’utopia ma la loro storia. Che devono conoscere tutti altrimenti perderemo.

syriapax_homePerché è così importante la storia e l’informazione in un processo di pace?
Se non si conoscono le cose come stanno si rischia di prendere le parti sbagliate, contro il bene della Siria. Ecco perché svolgeremo un’attività culturale anche in Italia, come già avvenuto, organizzando incontri pubblici, testimonianze in parrocchie o nei vari comuni italiani, dove parecchia gente è rimasta sorpresa dal conoscere la verità di certi fatti. Tanti arrivavano molto confusi dalle informazioni occidentali, sostenendo fazioni senza sapere chi siano davvero. Il primo appuntamento su cui stiamo già lavorando sarà la giornata di digiuno e preghiere per la pace in Siria che papa Francesco istituì il 7 settembre del 2013. Ma faremo anche pressing politico, affinché si prenda una posizione chiara su quanto sta avvenendo. Infatti, uno degli ostacoli fondamentali alla pace in Medio Oriente è proprio l’Occidente.

Addirittura?
Riceviamo personalmente attacchi da alcuni gruppi pro califfato islamico anche in Italia. Ma oltre a questo è deleteria anche la manipolazione delle notizie filtrate dalle grandi fabbriche di informazione e sopratutto dalle agenzie che pubblicano senza verificare le fonti, come appena accaduto con l’annuncio dell’attacco a una chiesa cattolica vicino a casa mia: l’edificio è stato colpito dalle bombole a gas dei terroristi, ma è stato “venduto” come un raid aereo del governo. Anche la questione dei cristiani perseguitati in Siria viene raccontata solo ultimamente e anche poco o male. Noi non prendiamo le parti di nessuno, ma la nostra attività culturale deve essere tesa a dire la verità. Tanti gruppi in Italia tifano ancora per i ribelli perché non sanno che sono terroristi, altri lanciano raccolte fondi e di aiuti umanitari per i jihadisti usando immagini di profughi di bambini per farsi pubblicità. Infine, organizzeremo flash mob e manifestazioni pacifiche davanti alle ambasciate. Ad esempio l’embargo totale imposto alla Siria è uno degli ostacoli maggiori per la popolazione: vogliamo che il gruppo di stati che si sono auto definiti amici della Siria, ma che appoggiano i ribelli, rendano conto delle loro attività e vogliamo sapere chiaramente che cosa sta facendo l’Italia.

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