Mr Obama, lei ha un problema: l’Obamacare

Anche il Premio Pulitzer Charles Krauthammer definisce la riforma sanitaria «politicamente deleteria». Il presidente pare essere stato abbandonato persino dai suoi stessi fan democratici

L’ObamaCare, la riforma sanitaria di 2000 pagine varata il 23 marzo 2010 dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, piace sempre meno agli americani, compresi i democratici. Il giornalista Premio Pulitzer Charles Krauthammer, personaggio molto noto al grande pubblico statunitense, in una trasmissione televisiva tutta dedicata all’Obamacare, ha affermato che la riforma sanitaria sta causando ricadute politiche negative sempre più gravi per il presidente.

«TUTTA COLPA DELLA RIFORMA SANITARIA». L’ultimo clamoroso episodio che Krauthammer, diventato oggi il più influente e apprezzato opinion-maker in America, ha citato in trasmissione, è stato quella della senatrice democratica Mary Landrieu, eletta nello stato della Louisiana, che con una scusa si è defilata da un comizio che ad inizio novembre Obama ha tenuto nella sua circoscrizione, nella città di New Orleans. Secondo il giornalista statunitense questo ulteriore smacco proveniente da un esponente così noto del suo partito dimostra che «la vicinanza politica del presidente è diventata deleteria. La causa è l’Obamacare. Non c’è via di scampo. È tutta colpa della riforma sanitaria. Chiunque pensa al presidente pensa oggi all’ObamaCare e, se se ne considerano i risultati, bisogna ammettere che si tratta di un vero e proprio disastro. Il problema dei Democratici su questo punto è che sono ostaggi di una masnada di incompetenti».

«PORTARMELO A LETTO». Questo infortunio politico di Obama segue peraltro l’ennesima protesta contro quelle Ong che, nello dello Stato del Colorado, hanno lanciato una campagna pubblicitaria per invitare le giovani donne a sottoscrivere al più presto un’assicurazione sanitaria che copra anche l’uso di contraccettivi, come previsto dalla riforma sanitaria del presidente. I cartelloni pubblicitari sono espliciti: una ragazza mostra un pacchetto di pillole del giorno dopo, voltando le spalle ad un bel ragazzo ammiccante, ed esclama: «Oh mio Dio come è carino! Spero sia così facile come lo è stato ottenere questi anticoncezionali. La mia assicurazione copre la pillola, così l’unica mia preoccupazione è di riuscire a portarmelo a letto. Io sono assicurata, fallo anche tu! Grazie ObamaCare!».
I vescovi degli Stati Uniti, pur avendo insistito per a lungo per riformare il sistema sanitario del paese, hanno ritirato il loro sostegno alla riforma di Obama a causa dell’incentivo al finanziamento degli aborti e contraccezione e per le minacce alla libertà di coscienza. Fra le varie misure volte ad estendere le garanzie di assistenza sanitaria, infatti, l’ObamaCare prevede che i dipendenti di scuole, ospedali ed altre istituzioni cattoliche ricevano obbligatoriamente dai datori di lavoro la copertura assicurativa per ottenere mezzi volti al controllo delle nascite. Tra questi, oltre ai contraccettivi e alla sterilizzazione, mezzi indiscutibilmente abortivi come la spirale e le pillole dei 5 giorni dopo.

PAURA DI ESSERE INFETTATI. A tale contesto va aggiunto che ormai «sono quarantasei le organizzazioni cattoliche e protestanti e le ditte private che hanno fatto causa all’Amministrazione Obama. Le cause o sono pendenti o sono state decise pro e contro, oppure “aspettano” presso un numero imprecisato di tribunali» (Lilia Lodolini, Limiti e problemi creati dall’ObamaCare, in Agenzia “Zenit”, 21 novembre 2013). Il contrasto fra la Chiesa cattolica, la querelante principale, e l’Amministrazione Obama è quindi drammatico e in continua evoluzione. Nelle ultime settimane i drammi creati dall’ObamaCare e soprattutto quello di 5 milioni di persone che, nonostante le assicurazioni di Obama, hanno perduto le proprie assicurazioni private senza ottenere quelle della nuova legge, hanno suscitato sempre maggiori paure, da parte dei Democratici, di essere “infettati” dal calo di popolarità di Obama. Insomma, alla vigilia delle elezioni di medio termine del 2014, il presidente americano è diventato, secondo l’impietosa espressione di Charles Krauthammer «tossico».