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«Mi affido a Dio». La frase non mediata di Berlusconi che ha spezzato la politica in due

giugno 14, 2016 Renato Farina

È come se avesse attraversato il popolo italiano un vento fresco e purificatore, che ha fatto guardare oltre l’effimero

Anticipiamo un articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Mi affido a Dio». Questa frase di Silvio Berlusconi, proprio sua, non mediata da nessuno, ha spezzato la politica in due. Quelli che improvvisamente avvistano come un baluginio nelle convulse lotte per affermare le proprie ambizioni mescolate con ideali e interessi, e si fermano per un attimo, e si siedono a pensare. E quelli che se ne fregano e tirano diritto, al massimo fanno calcoli sull’a-chi-giova la malattia del leader di Forza Italia e/o quanto pesa sull’esito del voto per il ballottaggio.

È impressionante notare come il rasoio della morte («ha rischiato di morire», ha detto il suo medico personale Alberto Zangrillo) abbia diviso il campo fregandosene delle divisioni politiche. Non abbiamo assistito per fortuna a qualcosa di simile al salto sul carro funebre del vincitore come nel caso della dipartita di Marco Pannella, preparata nei mesi e nelle settimane precedenti dalle visite di conforto non al malato ma a se stessi di parecchi personaggi di tutti i calibri e le tendenze, che hanno venduto la quinta opera di misericordia corporale (catechismo di San Pio X «visitare gli infermi») alla propria propaganda.

Invece è come se avesse attraversato il popolo italiano un gran vento fresco e purificatore. Un buon vento, nonostante la circostanza preoccupante. Ha fatto riscoprire il vero senso della “pietas”, come qualcosa che non è confinato nell’orto del sentimento, ma è strutturale del senso della vita e anche della politica, perché la politica è la dimensione della vita comune degli uomini.

La “pietas” non è un dolcificante
È un buon vento, che ha fatto guardare oltre l’effimero. Ma è un buon vento ed è anche il rasoio di cui sopra. Gli stupidi credono sia una bonacciona che versa cucchiaiate di miele nell’acida lotta per il potere, così da mascherarne l’asprezza e renderla potabile alle brave persone. Balle. Boris è arci-convinto piuttosto che la “pietas” non sia affatto un dolcificante, ma sia la chiave della verità e della felicità. E perciò sia la spada che squarcia le budella degli ipocriti e dei cinici, che siamo in realtà tutti noi quando dimentichiamo che cos’è l’uomo, chi siamo noi nati da donna. Attualizza il monito evangelico di Gesù: «Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?» (Matteo 16).

Non bisogna buttare via quello che è accaduto e sta accadendo intorno all’ospedale san Raffaele, e che rimbalza nei discorsi al caffè o sul tram o nelle case. In realtà lo sappiamo tutti molto bene cosa pesa davvero. E invece la politica normalmente ne sta fuori, attinge ad altre questioni, a emergenze diverse da quelle sul significato della vita.

Lo spazio della coscienza
Un po’ è giusto, perché non sta nella politica la risposta al desiderio infinito che caratterizza la nostra umanità quando non è stata narcotizzata. Quando la politica pretende di essere questo porto finale dove tutti saranno felici, si è al totalitarismo, alla macchina del bene anonimo che sostituisce la libertà, ed è un guaio serio. Ma la politica è qualcosa di buono e bello proprio quando è combattuta per aprire spazi a quello che non è politica ma è più profondo, davanti a cui la politica si ritrae, non ci mette sopra le mani per impossessarsene, ed è la coscienza.

Poi per la politica si può, anzi qualche volta si deve dare la vita, ci si può sacrificare fino all’estremo. Persino vale la pena correre il rischio di morire per lo stress o la persecuzione (come Boris è convinto sia il caso di Berlusconi), non per il potere, ma per difendere dal potere gli altri, la loro libertà. Lo diceva Pavese che «da uno che non è disposto a dare la vita per te non dovresti accettare neanche una sigaretta». Ma per imparare questa arte bisogna affidarsi a Dio, anche quando non c’è bisogno di farlo sapere in pubblico.

Foto Ansa

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19 Commenti

  1. Alèudin - preghierecorte says:

    Luca Nullo hai una visione di Dio stile “babbo natale/signore con la barba dietro le nuvolette”, vedi di aggiornarti.

    • Susanna Rolli says:

      Chapeau.

    • Luca says:

      Non io. Ad avere quel tipo di “visione” è chi gli affida la propria salute o lo prega perchè risolva i suoi problemi quotidiani.

      • Toni says:

        No…proprio tu e lo confermi pure. Parli di qualcosa a te sconosciuto e lo abbozzi secondo “soddisfa i miei desideri” , quindi lo riduci a tua misura. Il vantaggio di credere in Dio e che non credi a qualsiasi cosa (dall’asino che vola, ipotesi ottimista, … alle famiglie colorate … ipotesi … fai tu).

        • Toni says:

          è* che…

        • Luca says:

          In effetti, per me si tratta di un qualcosa di sconosciuto.
          Ma non per i tanti credenti che conosco, i quali gli si rivolgono come si farebbe con un capo mafia, uno cui chiedere favori e del quale temere la collera.
          Se si sbagliano così di grosso, forse andrebbe ridiscussa l’opera di evangelizzazione delle masse.

          • Toni says:

            Caro Luca,
            ma è proprio questo il punto: il come vedi i “credenti”. Come vedrebbe Hitler gli ebrei? Come vedrebbe Stalin un piccolo proprietario? Naturalmente voglio fare nessun accostamento diretto della tua persona ai due grandi dittatori criminali, ognuno opera nel suo piccolo (ed io amo gli esempi estremizzati), e tu mi sembri piuttosto gongolante di quella piacevole sensazione di avere una “superiorità morale” che ti fa ridurre chi ha una esperienza a te “sconosciuta” a dei piccoli rozzi inzuppati di superstizione (sul quale puoi sputare … non essendo islamici), pregiudicandoti in tal modo una esperienza umana unica. Basterebbe un atteggiamento onesto, libero da pregiudizi, laico, oggettivo, una seria volontà di ricerca … ovviamente non è cosa facile e non è come la passiva obbedienza ad un appetito.

            • Toni says:

              … non* voglio …

            • Luca says:

              Caro Toni,
              come moltissimi italiani, ho avuto modo di conoscere a fondo in prima persona vari aspetti del mondo religioso: l’oratorio parrocchiale (da piccolo facevo addirittura il chierichetto), il catechismo, gli scout, l’ora di religione a scuola, più tantissime conoscenze dirette tra parenti e amici.
              Ti dirò, quello che mi ha sempre colpito, da “non credente”, è l’assoluta mancanza di differenze sensibili, in termini morali, tra la “comunità cristiana” e tutti gli altri.
              Non è affatto una questione di superiorità/inferiorità, anzi: è lo stupore nel rendersi conto che, al netto delle parole e dei discorsi, nella vita pratica di tutti i giorni i cattolici esibiscono esattamente gli stessi pregi e difetti di chi cattolico non è.

              • Toni says:

                Luca,
                comprendo bene quello che dici e non minimizzo sulla crisi odierna che è ben più profonda di quella che si può percepire dalle chiese sempre più vuote e dalle crisi delle vocazioni. Non è facile essere cristiani oggi quando da mattina a sera ti ci si chiede di comprare cose e consumarle rendendo oggettivamente impossibile la trasmissione di una esperienza intellettuale- sentimentale- emotiva . Onestamente trovo che avesse parti (non tutte)di ragione Marx quando scriveva “Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza”. Ma è solo una riduzione della realtà dato che non hai provato di conoscere e capire persone generose che dedicano la loro vita gratuitamente agli altri non per filantropia ma perché provano a fare di se stessi a imitazione di Cristo. Questo è “tipo” di credente con cui dovresti confrontarti , non con la forma alienata in cui siamo per forza di cosa abituati.

  2. giovanna says:

    Ehilà, trollona hai tirato fuori dal cappello il becero “faustino ” !
    Forse, perché ti vergogni a mostrarti a questo livello, che , però, bisogna ammettere, è quello in cui raggiungi il vertice del tuo misero scopo di vita : trollare, trollare, trollare.

  3. Bob says:

    Scusate la domanda stupida, non seguo la politica.
    Ma poi Di o lo ha guarito o alla fine si é dovuto fare operare lo stesso?

    • Susanna Rolli says:

      Operazione riuscita: Ma un giornomorirà, ne siamo convinti: come morirò io, ed anche tu; o forse no!

    • giovanna says:

      Noooooo, trollona bob-faustino, non ci posso credere che ti esponi a queste figure meschine…ci manca “micheleL” e si chiude lo psycho-cerchio.
      Brrrrr

      • giovanna says:

        E invece di ” micheL”, hai spedito “camerata joe ” !
        Trollona, ma sei proprio una volpetta !
        Quello che colpisce è la tua totale mancanza di vergogna…non saresti LA trollona, altrimenti.

        • giovanna says:

          Ma come “camerata joe”, spunti come un fungo insieme agli altri horror nick della trollona e fai finta di non conoscerla ?
          Sei peggio di “micheleL”, altro multi-horror-nick della trollona, che giusto ieri è riuscito a scrivere che qui non ci sono troll multi-nick !
          Ma si è sbagliato e si è firmato valerioxx !!!
          Fossi nella trollona, vi licenzierei tutti e a lavorare, per la prima volta in vita vostra !
          Ciao trollona, ma quanto è divertente sto teatrino, ma di un divertente…che pena.

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