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Meloni a Tempi: «Siamo noi la sintesi unificante tra Berlusconi e Salvini»

settembre 21, 2017 Redazione

La candidatura a guidare il centrodestra, la legge elettorale, Alfano e Di Maio. Anticipazione dell’intervista della leader di FdI al nostro settimanale

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«Sono anticonformista di natura. Non accetto che mi venga detto “questo non lo puoi fare”». È una Giorgia Meloni pugnace e schietta quella che appare nell’intervista pubblicata sul numero di Tempi in edicola, nei giorni della Festa dei patrioti di Atreju. Nella chiacchierata con il nostro settimanale la leader di Fratelli d’Italia affronta tutti i temi legati alla cronaca politica, avanzando anche la propria candidatura alla guida del centrodestra. In fondo, fa notare Meloni, «la storia insegna che se qualcuno può riuscirci è proprio il centrodestra». Ecco alcuni stralci dell’intervista.

tempi-regine-spadeCARTE IN REGOLA. Posto che vanno ancora stabilite le regole e posto che vi sia una partecipazione popolare, «in caso di una larga vittoria del centrodestra, e abbiamo tutte le possibilità per riuscirci, il nostro presidente del Consiglio sarà espressione di un’alleanza fra tre partiti che propongono una ricetta comune, forte e coraggiosa. Non sarebbe un governo del presidente né tanto meno quello di un uomo solo o di una donna sola al comando, ma un governo di coalizione. Nel contesto attuale, chi dice che la nostra non potrebbe essere la giusta sintesi unificante tra le posizioni liberali e conservatrici di Berlusconi e quelle più drastiche di Salvini? Ritengo di avere tutte le carte in regola per poter competere».

LEGGE ELETTORALE. Meloni teme che «si andrà a votare con questa legge», e pensa che «chi difende il sistema tedesco temo non voglia vincere. È matematicamente impossibile in un sistema tripolare vincere le elezioni con quella legge elettorale. Il tedesco lo vuole Renzi perché spera di fare un altro governo di larghe intese, lo vuole Berlusconi perché, devo dedurre, anche lui è disponibile a farlo. Lo vogliono i Cinquestelle perché così hanno la garanzia di non vincere le elezioni e non replicare, a livello nazionale, la figura barbina che stanno facendo a Roma. Lo vuole Salvini e ancora non ho capito perché. Io non voglio assolutamente l’Inciucellum perché voglio vincere le elezioni e governare l’Italia».
Il pericolo, avverte la guida di Fdi, è che si apponti una legge «che prepara il governo Draghi e chi la vota se ne prenderà ogni responsabilità. Io continuerò a presentare decine di emendamenti al tedeschellum, in particolare sulle preferenze e contro la vergogna delle liste bloccate».

ALFANO E M5S. La porta per rientrare nel centrodestra è chiusa per il ministro degli Esteri, ma aperta per coloro che in Ap «sono stati meno imbarazzanti di Alfano. Coloro che hanno tentato di convincere il proprio partito a non compiere scelte folli solo per restare aggrappati alla propria poltrona».
Per quanto riguarda i Cinquestelle, invece, «il problema non è Di Maio che anzi è anche uno dei più presentabili, il problema è che i Cinquestelle non hanno una visione politica, non c’è nulla dietro, non hanno una visione del mondo. Fanno politica studiando solo i big data, monitorando l’umore dell’opinione pubblica per poi preparare la dichiarazione di giornata. Non hanno idea di cosa sia la coerenza e hanno votato tutto e il contrario di tutto, seguendo esclusivamente la convenienza del momento. Fanno politica solo per prendere i voti, invece di prendere i voti per fare politica. Non hanno una classe dirigente e non sanno dove mettere le mani. Roma insegna. Se andassero al governo, l’Italia non si riprenderebbe più».

MINNITI. Il ministro degli Interni ha fatto un buon lavoro? «In parte sì. Dopo tre anni in cui venivamo insultati e in cui, tra le risate altrui, proponevamo una missione europea, l’accordo con i governi libici, gli hot spot in Africa, la redistribuzione di chi ha realmente diritto all’asilo, Minniti ha iniziato a fare cose simili. L’ha fatto per ragioni di consenso, perché arriva la campagna elettorale e per far dimenticare la politica disastrosa del Pd. Ma resteremo vigili».

IUS SOLI E DDL FIANO. Sulle due questioni, Meloni ribadisce l’opposizione a un provvedimento, il primo, inutile («perché siamo già il secondo paese europeo per concessioni di cittadinanza») e dal chiaro sapore elettoralistico («una sanatoria che riguarda circa 800 mila persone che diventerebbero subito elettori»); il secondo, folle («saremmo al regime, non avremmo più libertà di espressione. Questa legge dovrebbe servire a punire chi propaganda le idee fasciste e razziste. In realtà serve a mettere le basi per impedire a chi non è d’accordo con il Pd di dire la sua. Con il ddl Fiano siamo tutti a rischio. Anche io»). «Siamo alle solite – aggiunge Meloni – il tema del fascismo è quello dietro al quale la sinistra si nasconde sempre, specie quando ha qualcuno da criminalizzare o quando vuole far dimenticare le sue nefandezze».

Foto Ansa

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