Marijuana, uso terapeutico. Nuovo studio smonta il mito degli «effetti benefici»

Una ricerca dell’Accademia nazionale delle scienze americana conferma la dannosità della cannabis

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La marijuana fa male e nella stragrande maggioranza dei casi non ha effetti terapeutici come erroneamente si crede. È questo il risultato di una delle ricerche più vaste mai condotte sulla cannabis. Una commissione di 16 scienziati, incaricati dall’Accademia nazionale delle scienze americana, ha esaminato criticamente più di 10 mila studi sulla droga.

USO TERAPEUTICO IMPROPRIO. Uno dei punti principali del rapporto, secondo il professore di Epidemiologia presso l’università della Pennsylvania, Sean Hennessy, membro della commissione, è che «la gente usa la marijuana come medicinale per problemi sui quali, nella maggior parte dei casi, la marijuana non ha alcun effetto benefico», ha dichiarato al Guardian.

SOLO TRE CASI. Secondo lo studio, solo in tre casi ci sarebbero prove sufficienti per dire che i cannabinoidi possono avere effetti terapeutici: «Per ridurre la nausea e il vomito durante la chemioterapia, per alleviare il dolore e ridurre gli spasmi dovuti alla sclerosi multipla», che rappresentano solo una piccola parte dei problemi dati dalla sclerosi. In tutti gli altri molteplici casi è inutile (e anche in questi casi, come ricorda il direttore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini, «non ci sono confronti con i farmaci già esistenti che giustifichino la preferenza della cannabis»).

DANNI CONCLAMATI. Confermate invece le controindicazioni sui danni provocati dalla cosiddetta “droga leggera”: guidare sotto l’effetto della cannabis «aumenta il rischio di incidenti stradali», l’uso della marijuana «aumenta il rischio di sviluppare schizofrenia, disturbi di ansia sociale e depressione». Inoltre, la droga porta ad avere pensieri suicidi e nel caso di persone con disordini bipolari fa esplodere i sintomi. E ovviamente dà dipendenza e mette a rischio i figli dei genitori che ne fanno uso.

«SERVONO PIÙ STUDI». Una delle conclusioni dello studio ricalca un altro argomento di Garattini. Servono altri studi: «Se un fenomeno deve essere valutato come farmaco sarebbe bene che la parte relativa agli studi medici fosse più avanzata».

Foto Ansa

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