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Mali. Islamisti minacciano i cristiani: «Se pregate ancora vi ammazziamo»

ottobre 9, 2017 Leone Grotti

Nella diocesi di Mopti, gruppi di jihadisti hanno proibito ai cristiani di andare a Messa, dopo aver «bruciato sul sagrato delle chiese crocifissi e statue della Madonna»

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«Non fatevi più vedere a Messa o vi ammazziamo». Così un gruppo di jihadisti in Mali ha minacciato i cattolici di tre chiese della diocesi di Mopti nel centro-nord del paese. I terroristi islamici non hanno solo «impedito ai fedeli di riunirsi per pregare, hanno anche vietato loro di suonare le campane, dopo aver distrutto arredi e oggetti sacri».

«CROCIFISSI BRUCIATI». L’allarme è stato lanciato settimana scorsa da padre Edmond Dembélé, segretario generale della Conferenza episcopale maliana. Ha dichiarato a Fides: «La settimana scorsa nel villaggio di Dobara, alcuni uomini armati hanno forzato la porta della chiesa, hanno preso crocifissi, immagini e statue della Vergine Maria e li hanno bruciati sul sagrato. In precedenza, nel villaggio di Bodwal, i cristiani sono stati cacciati dal luogo di culto da uomini armati che li hanno minacciati, dicendo che li avrebbero uccisi se avessero pregato ancora in chiesa».

OCCUPAZIONE JIHADISTA. In Mali i cristiani non raggiungono il 2 per cento della popolazione ma è contro di loro che si sono rivolti gruppi di jihadisti. Dopo 40 anni durante i quali il paese era diventato un modello in Africa, la pace è stata rotta nel gennaio 2012 dalla ribellione dei Tuareg nel nord del paese, sfociata a marzo nella destituzione da parte dell’esercito del presidente democraticamente eletto, Amadou Toumani Touré. In poco tempo alcuni gruppi Tuareg, insieme ai jihadisti di Ansar Dine, si sono appropriati dei territori settentrionali dello Stato. Per evitare che il Mali diventasse la nuova Somalia, nel gennaio del 2013 la Francia è intervenuta (Operazione Serval) nella sua ex colonia aiutando l’esercito locale a riconquistare le città di Timbuctu, Kidal, Gao e Bamako.

PACE E ATTENTATI. Cacciati i terroristi, a luglio è partita la missione di stabilizzazione dell’Onu (Minusma), che ha anche garantito regolari elezioni, vinte dall’attuale presidente Ibrahim Boubacar Keita. Nonostante il tentativo di normalizzare il paese, molte aree sfuggono ancora al controllo delle forze maliane. Gruppi islamisti sono molto attivi nella parte centrale del paese e il nord non è ancora sicuro. L’anno scorso padre Germain Arama, responsabile delle finanze della diocesi di Mopti, aveva ricordato che al nord ci sono ancora «bombe e attentati kamikaze. Anche per questo non ci sono più sacerdoti residenti nel nord. L’unico rimasto per celebrare la Messa di tanto in tanto è stato costretto ad andarsene. Ora a volte raggiunge il luogo con una giornata di auto ma non può restare». Gli attacchi delle ultime settimane non fanno che confermare queste difficoltà e per questo la Conferenza episcopale ha lanciato l’allarme. Secondo Human Rights Watch, gli islamisti «hanno eseguito esecuzioni sommarie di civili e soldati dell’esercito maliano, hanno distrutto alcune scuole e reclutato con la forza bambini soldato».

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