Magari la giustizia italiana fosse come quella vaticana. I retroscena del “processo Gabriele”

Il 29 settembre parte il processo all’ex maggiordomo del Papa, accusato di furto aggravato. I vaticanisti si accapigliano per ottenere i pochi posti per assistere al “processo del secolo” della storia vaticana.

Discussioni, scontri, polemiche: se di solito i vaticanisti sono noti per il loro profilo basso e i toni quasi “anglosassoni”, negli ultimi giorni sono stati protagonisti di una sorta di scontro. Il motivo è presto detto: solo pochi potranno partecipare al processo che si apre sabato 29 settembre contro Paolo Gabriele, il maggiordomo accusato di aver trafugato carte riservate del Papa e averle consegnate al giornalista Gianluigi Nuzzi. A tempi.it Angela Ambrogetti, vaticanista e direttore del sito korazym.org, racconta i retroscena di questa vicenda.

È vero che i vaticanisti se le danno “verbalmente” di santa ragione in questi giorni?
Il processo a Gabriele è formalmente pubblico, ma l’aula del tribunale misura al massimo cento metri quadri e i posti fisici previsti sono pochissimi. I corrispondenti avranno a disposizione solo blocco di carta e penna: vietati i supporti audio, video, persino tablet o pc per gli appunti. Non si potranno fare registrazioni o foto. Per questo motivo la sala stampa vaticana ha deciso di costituire un pool di giornalisti incaricato di dare resoconto a tutti gli altri giornalisti, come avviene di solito per le visite dei capi di Stato al Papa. In questo caso il pool prevede 8 posti e saranno gli stessi vaticanisti a scegliere chi mandare. Ne è nata una “guerra”, perché ovviamente tutti vogliono partecipare. Le agenzie più grandi, Reuters, Ap e La Presse si sono auto-candidate come quelle più indicate all’accredito stampa. Ma un gruppo di colleghi non era d’accordo, sostenendo che fossero preferibili giornalisti che anzitutto capissero bene l’italiano e che conoscessero tanto la giudiziaria quanto il codice penale in vigore in Vaticano. I giornalisti si sono detti di tutto. Alla fine, dopo un paio di riunioni e tante consultazioni via internet, il dibattito è finito sulle pagine dei giornali, con toni polemici.

E chi ha vinto alla fine?
Oggi pomeriggio si è tenuta un’elezione democratica. Abbiamo deciso di fare una suddivisione dei posti. Ci saranno quattro agenzie internazionali (Reuters, France Presse, Ap e Ansa), che saranno fisse per tutte le udienze. Gli altri 4 posti vanno a sorteggio per ogni udienza: uno tra tutte le agenzie italiane ed estere, uno tra tutte le testate (stampa, tv, radio), uno tra quelle internazionali e uno tra tutte le testate di qualunque tipo, ma cattoliche e internazionali. I sorteggi sono avvenuti a busta chiusa, con fogliettini numerati, estratti a sorte per mano di una collega non in lizza. Il sorteggio è stato realizzato per le prime due udienze, quella di sabato 29 settembre e la successiva. Sono stata fortunata, perché sorteggiata come prima giornalista delle testate cattoliche.

Del processo a Gabriele sorprende la celerità delle indagini, l’assoluta segretezza, la mancanza di fughe di notizie, nomi in codice a tutela dei testimoni. Cose “turche” per i canoni giudiziari italiani. Come funziona la giustizia vaticana?
Funziona. E bene, anche. Una delle cause di questa efficenza certo sono i piccoli numeri. All’apertura dell’anno giudiziario vaticano ci hanno comunicato i dati per il 2011: i processi civili pendenti sono stati 15, quelli sopravvenuti 625, ma del totale complessivo (640) alla fine dell’anno ne sono stati chiusi 611. I processi penali pendenti all’inizio del 2011 sono stati 77, quelli sopravvenuti 149, e del carico complessivo (226) ne sono stati esauriti 129. Queste cifre non riguardano solo i 527 cittadini vaticani e i 287 diplomatici, ma anche ad esempio tutti i trasgressori tra i 18 milioni di pellegrini e turisti che passano da Città del Vaticano. Significa che nell’ultimo anno sono esauriti il 98 per cento dei processi civili e l’86 per cento di quelli penali. E i giudici sono sei. Sul promotore di giustizia (che equivale al nostro pm) grava il 47 per cento del carico dei procedimenti. La durata dei processi penali, che nel 2010 era in media di 36 giorni, nel 2011 è passata a 18 giorni; le istruttorie presso il promotore-pm, da 219 giorni del 2010 sono passate a 270 giorni nel 2011. Non esiste sovraffollamento carcerario: dal 23 maggio al 21 luglio in carcere c’era solo Paolo Gabriele. Ci sono 4 “celle”. Il codice Zanardelli prevede un massimo di 55 giorni di carcerazione preventiva, rinnovabile solo per altri 55 giorni se le indagini non sono state ancora chiuse. Non esiste possibilità di ulteriori proroghe. Il sistema funziona perché i giudici sono persone serie, e non c’è la possibilità di fughe di notizie.

Che tipi di reati si perseguono in Vaticano?
Soprattutto reati al patrimonio, quindi prevalentemente furti. Il caso più eclatante, nella storia giudiziaria vaticana, è quello di un furto di manoscritti di Petrarca commesso da un professore americano. Alla fine li ha restituiti ed è stato punito al pagamento delle spese per il restauro. Un altro caso celebre fu quello dell’omicidio-suicidio Estermann, cioè dell’ex capo delle guardie svizzere e di sua moglie commesso da una guardia svizzera che poi si suicidò. Ogni anno giudiziario, per intenderci, tre quarti della relazione del promotore di giustizia, che è uno solo, Nicola Picardi, verte sulla storia del Vaticano, non avendo altro da dire.

Dunque il processo Gabriele è, come dire, l’evento giudiziario del secolo.
In un certo senso sì. Il collegio giudicante nel processo Gabriele sarà composto da Giuseppe dalla Torre del Tempio del Sanguinetto (presidente, notissimo giurista cattolico), Paolo Papanti Pelletier (professore di Diritto privato presso l’università Roma di Tor Vergara), Venerando Marano (coordinatore dell’osservatorio giuridico-legislativo della Cei). Paolo Gabriele sarà giudicato con l’imputazione di furto aggravato perché compiuto ai danni di persona di cui si godeva la fiducia. La pena che rischia l’ex maggiordomo del Papa va dai due ai sei anni di carcere. L’ultima condanna al carcere risale a prima della Seconda guerra mondiale. La giustizia vaticana ha una sola differenza: che il Papa, in qualsiasi momento del procedimento, può intervenire, non condizionando il giudizio, ma disponendone la chiusura.

Cioè?
Davanti ad un pentimento, il Papa può anche optare per il perdono, che può prevedere anche che non venga applicata la sentenza. Può decidere assolutamente quello che vuole. Volendo fare un pronostico, è possibile che Benedetto XVI sceglierà per la trasparenza e lascerà che la giustizia faccia il suo corso.