Ma una parolina di scuse per Benedetto XVI non si poteva spenderla?

È lui la prima “vittima” dell’assurdo modus operandi di monsignor Viganò. Che ora pensa solo a “farsi in disparte”

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Caro direttore, cosa ne pensa Tempi di tutta questa storia della lettera di Ratzinger manipolata dal prefetto della Segreteria per la Comunicazione monsignor Dario Edoardo Viganò? Ho visto che Viganò ha scritto a Francesco una lettera di dimissioni. Caso chiuso?
Aldo Merlini, via email
Ma una parolina di scuse per Benedetto XVI non si poteva spenderla? È lui la prima “vittima” dell’assurdo modus operandi di monsignor Viganò. Prima gli chiede una recensione ai “volumetti” in cui compaiono suoi fieri oppositori (quando non, più correttamente, “denigratori”); poi si tiene nel cassetto per un mese la risposta di Ratzinger e, sebbene questa sia “riservata personale”, la rende nota nel quinto anniversario dell’elezione di Francesco; ne rende pubblica solo una parte, facendo passare la lettera come un avallo del papa emerito al pontificato del successore; ne legge solo un pezzo davanti ad alcuni giornalisti, omettendone un altro; fa divulgare una foto in cui la seconda pagina della lettera non appare; scoperto con le mani nella marmellata, bofonchia qualche scusa (lui, quello che pontificava sulle fake news); scrive una lettera a Francesco tutta incentrata su di sé e sulla necessità di “farsi in disparte” a causa dalle «polemiche» (e vorrei ben vedere).
In tutto questo, una parola di scuse a Benedetto XVI, qualcuno l’ha vista? Francamente ci interessa poco se Viganò rimarrà al suo posto, sarà spostato, sarà promosso. Ma che non menzioni nemmeno di striscio la persona cui ha teso la sua trappola, ecco, questo dice molto della sua statura umana prima che delle sue capacità professionali.
Foto Ansa

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